mercoledì, Settembre 29

Contro la disoccupazione, in Francia si lavora per finta

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Monitoraggio territoriale, reinserimento sociale e professionale

Su questa linea, la creazione di nuovi luoghi destinati alla formazione degli apprendisti lavoratori e la strutturazione di una rete di aziende ospiti tiene conto delle esigenze del territorio. Cosi Lille, città del Nord Pas de Calais dove il tasso di disoccupati supera largamente la media nazionale, ospita la simulimpresa Candelia, specializzata nel commercio di forniture immobiliari design; a Saint-Denis – comune limitrofo a Parigi al centro delle rivolte del 2005 – ha ‘sede’ il Royaume des Animaux, mentre Axisco, un cabinet di buste paga nella Valle dell’Oise (a nord della capitale), ha perfino conosciuto un’ondata di scioperi, simulati per far prendere coscienza ai lavoratori dei loro diritti.

E se l’iniziativa per avvicinare il pubblico al mondo professionale terziario si diffonde anche in Italia – dove il nord Italia sperimenta da diversi anni ‘il fare impresa’: Rimini ha ospitato la settima edizione della Fiera Internazionale delle Imprese Simulate, la Facoltà di Economia di Bologna ha istituito un corso sul tema, diretto da Massimo Bianchi –, in Francia numeri e partecipazione rendono le EEP un aspetto positivo della lotta alla disoccupazione.

«E’ un’esperienza arricchente» racconta Lydiane (38 anni), segretaria commerciale presso Anteal, una simulimpresa specializzata nella vendita di fiori e piante. «Dopo un licenziamento in un’impresa di settore avevo bisogno di ritrovare fiducia nelle mie capacità: sono passata da Anteal per fare un bilancio di competenze, mi avevano consigliato quest’azienda perchè avevo già un’esperienza professionale».

Marie-Jeanne, assistente contabile, racconta un sentimento simile: «Dopo 28 anni di esperienza in segreteria, sono stata licenziata per motivi economici e ho voluto riconvertirmi in contabile. Nessuno rispondeva alle mie candidature, mi si rimproverava costantemente la mancanza di esperienza. Dopo il periodo in simulazienda le cose sono andate decisamente meglio, i risultati si vedono». Molti sono gli apprendisti che sottolineano anche il valore di reinserimento sociale delle EEP: «Quando il periodo di inattività diventa lungo si fa fatica a credere nelle proprie capacità, si perde il ritmo della quotidianità lavorativa e la noia ha il sopravvento» raccontano. «E’ un momento difficile dal punto di vista sociale, se non ci si sta attenti la depressione è sempre dietro la porta».

Se la formazione non corrisponde ai punti di forza dell’individuo, o se la formazione in quel posto è giudicata soddisfacente, è possibile cambiare mansione: nei fatti, i simul-impiegati ruotano regolarmente, per assimilare il maggior numero di competenze e specializzazioni possibile. Un approccio interessante per monitorare le esigenze di mercato e rispondere ad un sistema del lavoro sempre più competitivo ed eclettico.

 

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