domenica, Aprile 18

Contro la disoccupazione, in Francia si lavora per finta

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Parigi – Aziende finte per veri disoccupati. E’ questo il concetto, nato in Germania nel dopoguerra, su cui la Francia ha deciso di investire per dar filo da torcere alle statistiche di disoccupazione nazionali.

Le hanno chiamate EEP (Entreprises d’Entraînement Pédagogique), nei fatti delle aziende simulate dove tutto viene svolto come all’interno di un’impresa reale: dagli uffici alle riunioni, dalla burocrazia agli scioperi, le EEP vivono di una normale quotidianità imprenditoriale. La sola differenza? Non viene prodotto né venduto nulla, la busta paga – consegnata per familiarizzare l’aspirante lavoratore con le voci dello stipendio – è fittizia, e sugli assegni è stampata la dicitura “fac-simile”.

Il modello è lontano dall’essere una presa in giro. Dai primi esperimenti tedeschi degli anni Cinquanta – quando la priorità era la riconversione degli agricoltori in rovina con una formazione amministrativa -, le “aziende di allenamento pedagogico” hanno preso piede in tutto il mondo: oggi l’Europen-Pen Network, la rete internazionale che le riunisce sotto il nome di Practice Enteprise, conta 5.500 strutture aderenti, distribuite in 42 Paesi.

«Fra i criteri di ammissione a quest’esperienza per noi conta in modo particolare la motivazione» ha spiegato al ‘Figaro’ Pierre Troton, che nel network di EEP francesi (Euro Ent’Ent) dirige i servizi fiscali e finanziari. «Gli apprendisti giocano in qualche modo il ruolo del loro futuro: devono seguire il ritmo delle attività lavorative, occuparsi delle mansioni previste. Da parte nostra stiliamo un bilancio delle competenze personale, per verificare le capacità già integrate e lavorare sulle lacune. E’ un vero lavoro di formazione».

Nei fatti, l’esperienza in EEP è il passo successivo alla teoria. L’attività può prevedere uno stage dai 4 ai 6 mesi, durante i quali l’apprendista mette in pratica quanto sperimentato nella fase formativa teorica. Un dispositivo in qualche modo parallelo a quello dell’ alternance, pensato in Francia per velocizzare l’integrazione professionale dei neo-laureati attraverso un’agenda alternata tra corsi e lavoro in azienda.

Un programma sovvenzionato dallo Stato

In entrambi i casi – EEP e alternance -, a fare la differenza sono gli aiuti statali: se infatti la busta paga degli stagisti EEP è fittizia, il programma consente di ricevere a fine mese il normale sussidio di disoccupazione.

Sostenuto dal Ministero dell’Educazione Nazionale, dell’Insegnamento superiore e della Ricerca, in Francia il network è in effetti finanziato a livello nazionale e locale dall’agenzia di collocamento (Pôle Emploi). Il supporto è pensato come un incentivo all’attività, e alla sua trasformazione da virtuale in reale. Ad incrementare la motivazione dell’apprendista, un ruolo importante è svolto dalle imprese partner: ovvero le imprese reali che, una volta terminata l’esperienza EEP, acconsentono di integrare il disoccupato per un periodo limitato o illimitato.

Con il perdurare della crisi, in Francia negli ultimi due anni sono nati 12 nuovi centri consacrati al dispositivo, continua Pierre Troton. Ora la rete francese comprende 110 aziende simulate, con risultati che a sentir parlare il direttore d’Euro Ent’Ent portano alla reintegrazione lavorativa del 60-70% degli stagisti. «Per il 2015, sono 7.500 le persone che prenderanno parte al programma in Francia».

L’iniziativa ha un suo perchè, e benché in Francia il progetto non sia nuovo – nel 2011 già se ne parlava in diverse regioni -, la sua influenza si diffonde negli ultimi anni con più intensità: certo sul filo di una non ingenua promozione presidenziale (le candidature per le prossime elezioni sono da presentare al più tardi a fine 2016), ma anche in reazione all’ aumento del tasso di persone inattive. «I disoccupati di lunga data non sono mai stati cosi numerosi» osserva Troton «e non solo gli ultracinquantenni: la maggior parte ha meno di 25 anni, e sono ragazzi che o non hanno mai lavorato, o sono precari».

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