martedì, Novembre 30

Contro i megastipendi ritorno al sindacato di classe

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Centinaia di migliaia di euro di retribuzione all’anno. Non stiamo parlando di dirigenti d’azienda o di amministratori pubblici, sui cui esagerati stipendi i media si sono già spesi, ma di dirigenti sindacali, che dovrebbero rappresentare are lavoratori o disoccupati e i cui redditi dovrebbero essere dignitosi ma non troppo lontani da ciò che guadagnano i loro rappresentati. Il caso specifico in questione riguarda alcuni dirigenti della CISL, uno dei sindacati più importanti e rappresentativi nella storia del Paese. Una deriva, quella dell’organizzazione guidata da Annamaria Furlan, che riguarda, sia pure con modalità diverse, anche UIL e CGIL.

Abbiamo voluto affrontare questo problema con Sergio Bellavita, dirigente nazionale FIOM e portavoce della componente ‘Il sindacato è un’altra cosa’. Una voce fortemente critica nei confronti della CGIL in generale e anche dello stesso segretario Landini. Insomma l’ala più radicale del sindacato guidato da Susanna Camusso. Con lui abbiamo analizzato le ragioni che hanno determinato un fenomeno come quello dei megastipendi, segno evidente di un allontanamento dei sindacati dalla loro funzione principe.

Intanto come possiamo commentare la notizia degli oltre trecentomila euro guadagnati in un anno da alcuni dirigenti Cisl?
Non sono i primi che riguardano quell’organizzazione. L’ex segretario Raffaele Bonanni era finito sotto i riflettori per la sua retribuzione particolare che si era costruita per avere una pensione d’oro, tanto da essere costretto ad un’uscita anticipata dalla segreteria del suo sindacato. Però qui non siamo in presenza di un eccesso dei singoli.

Ovvero?
Non è questo il problema principale, ma solo la punta dell’iceberg di un sistema vero e proprio che riguarda tutto il sindacalismo confederale. E cioè, da una parte la gestione del sindacato come fosse una cosa propria, quindi con una concezione proprietaria dell’organizzazione, con i Segretari generali che hanno carta bianca fino a costruirsi appunto delle retribuzioni con importi che vanno ben oltre quelli di personaggi come Obama e quant’altro. E dall’altro con un sindacalismo confederale che in Italia negli ultimi trent’anni è stato sussunto dentro il palazzo della politica. Con dinamiche pericolosamente vicine a quelle che hanno portato alla liquefazione dei grandi partiti della Repubblica. E per certi versi è esattamente così. Tutto il sistema degli enti bilaterali, della partecipazione alle imprese, ai consigli di amministrazione delle municipalizzate fa parte di questo quadro. C’è tutto un mondo di governo e di sottogoverno con le imprese, con Confindustria e con lo stesso esecutivo che alimenta e finanzia l’idea di un sindacato che non vive più con le quote dei lavoratori. Ed è dunque sempre più vicino all’idea di un’impresa.

A questo aggiungiamo la perdita di ancoraggio ideale ai valori del sindacato….
Legato all’emancipazione dei lavoratori dalla condizione di lavoro subordinato e all’idea di trasformazione sociale. È chiaro che se mancano questi presupposti si fa presto ad arrivare ai dirigenti che si costruiscono le mega retribuzioni, i quali si sentono quasi incentivati a farlo. È, come dicevo, la punta dell’iceberg. Il quotidiano ‘La Repubblica’, che ha proseguito la campagna con un obiettivo reazionario ed opposto a chi chiede la moralizzazione del sindacato e il ritorno ad un ruolo di altro tipo rispetto a quello nefasto avuto negli ultimi anni, ha comunque messo il dito nella piaga della stessa Cgil rispetto al tema degli iscritti. Certo, utilizzato strumentalmente, ma che pone il problema della perdita di credibilità dell’organizzazione, che a fronte di questo sistema di governo e di sottogoverno, al quale Cgil, Cisl e Uil sono pienamente dentro, diventa ancor più rilevante.

Tornando alla Cisl ricordiamo che chi ha segnalato i mega stipendi, ovvero Fausto Scandola, esso stesso dirigente di quel sindacato, è stato espulso. L’impressione è che abbiamo di fronte un corpo irrimediabilmente malato, se invece di chiedere scusa reagisce in questo modo…
La Cisl ha risolto la sua dialettica interna chiudendo ogni spazio fin dagli anni ’80, con l’espulsione di massa dei dissidenti. Ormai è un’organizzazione in cui davvero i Segretari generali sono i proprietari, decidono le cariche, i dirigenti e via dicendo. E quindi in qualche modo è assolutamente coerente con questa impostazione l’espulsione di chi denuncia un quadro lesivo dell’immagine del sindacato, perché loro i panni sporchi vorrebbero lavarli in famiglia. In questo caso l’atto di espulsione giustifica il dirigente nella costruzione della sua retribuzione. E questo testimonia che quel sindacato non sta cercando di riformarsi o di mettere a posto le cose che non vanno ma esattamente di tutelare invece quel mondo di privilegi che c’è dietro.

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