sabato, Giugno 25

Contributo di solidarietà: la destra è Salvini e Renzi Renzi punta ad assorbire appena possibile i resti di Forza Italia, e Berlusconi lo sa benissimo e ha scatenato la battaglia per il Quirinale, fallita la quale, Berlusconi, deluso e offeso, se ne andrà sbattendo la porta e lasciando a Renzi una bella eredità di gente sbandata, affamata e 'esperta' nei sottofondi della politica, che è ciò che serve a Renzi

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Avevo segnalato, tempo fa e molto sommessamente, che Mario Draghi mi appariva un po’ stanco. E ne attribuivo, e ne attribuisco, la causa principale non solo e non tanto alla pochezza devastante dei suoi interlocutori e colleghi di governo, ma principalmente alla sua decisione di accettare ilconfrontocon i partiti e i vari potentati.
Ora, sia ben chiaro, il confronto è cosa necessaria e doverosa in un qualunque Governo democratico, anzi, in democrazia e basta. Ma ciò richiede un presupposto, parlare del quale mi costringe ad entrare a parlare della ‘nostra’ politica, con la conseguenza di irritare quel mio amico che spesso mi invita a occuparmi di cose ‘alte’ e non della nostra politichetta.
Il fatto è che ciò che il mio amico non vuole comprendere (e non sa quanto lo capisco, anche io non vorrei!) e che, ad esempio, il professor Massimo Cacciari non valuta, è che il confronto inevitabile nel nostro Paese è, sarebbe, il confronto tra Draghi e gente come Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Matteo Renzi (ma specialmente i loro rispettivi manutengoli) e l’imponderabile Enrico Letta. Come si fa a confrontarsi con questa gente? Diciamoci la verità, è impossibile parlare seriamente di nulla. Il discorso cadrebbe e cade inevitabilmente sulla bandierina di giornata e, comunque mai di prospettiva. Ecco, per fare un esempio, il Ministro degli Esteri l’altro giorno dichiarava, pensoso, che lui voterebbe Emmanuel Macron. Per cui, oltre ad avere fatto incavolare Macron per le ‘marchette’ e i ‘gilet gialli’, ora farebbe incavolare lo stesso Macron che da un appoggio del genere ovviamente rifugge, e fin da ora l’eventuale vincitore delle elezioni diverso da Macron: un capolavoro di diplomazia. E Mario Draghi dovrebbe ‘confrontarsi’ con uno simile, o con Salvini a torso nudo al Papeete ad ascoltare l’inno nazionale italiano (cioè una cosa quasi religiosa) ‘suonato’ e ‘cantato’ da fanciulle in bikini?
E sorvolo sul sindacato in stile Maurizio Landini. Che a suo tempo sembrava un ottimo personaggio, combattivo, attento e competente. Ora è diventato il difensore del nulla, della piccola carità a quelli che hanno di meno: giusta e apprezzabile in teoria, ma inutile in pratica, e perfino offensiva, perché la gente vuole lavoro vero non mance. Perché quei quattro soldi che è riuscito a dareai meno abbienti (dei quali, però, nessuna valuta il nero) hanno avuto per unico e tragico effetto di impedire che si facesse l’altra faccia dell’operazione inventata da Draghi: il contributo di solidarietà, ovvero un piccolo prelievo, anzi, un piccolo mancato aumento che in realtà non sarebbe stato nemmeno sentito, a quelli che guadagnano di più, anche qui, nero escluso, perché anche loro ne fanno e ne fanno anche di più. E naturalmente chi ha colto subito la palla al balzo? Me è ovvio, Matteo Renzi, che subito si schiera con i più ricchi, forse nella stolida speranza di raccattare qualche voto attraverso di loro.
Alla fine cosa si è fatto? Si è dato qualche spicciolo ai più disagiati, si è lasciato Draghi a fare la parte di quello che voleva fare il dispetto ai più ricchi, con una operazione che in realtà era ‘elegante’ e sottile, e in pratica tutto è come prima. Ma le ‘bandierine’ si sprecano.
Landini non capisce, perché non vuole capire, che il tema vero da affrontare è una vera riforma fiscale, che si accompagni ad una vera riforma del mercato del lavoro e ad investimenti tali da aumentare il lavoro e portarlo ai livelli europei: in Germania si parla di salario minimo a 12 euro l’ora, Carlo Bonomi potrebbe accettarne 6! Il tema è questo, non due spiccioli messi lì a caso insieme alla bandierina.

Ma, il problema delle ‘bandierine’ sta lì, sta sempre lì e resterà sempre lì.
Draghi -non per caso avevo apprezzato la mossa- aveva cercato di mettere i partiti di fronte alle loro responsabilità, contando, forse, di ripetere l’operazione brillantissima con la quale formò il Governo e ne scrisse il programma. Ma stavolta il ‘gioco’ non ha funzionato, perché i partiti, o meglio, alcuniuominidei partiti, hanno cercato di non farsi battere separatamente e hanno preteso le proprie bandierine.
Gli unici, credo, che hanno capito il senso della manovra di Draghi (parlo di politica, eh, di economia lascio che parlino altri) sono stati i padroni delle ferriere, che hanno sparato a zero contro, perché la direzione presa da Draghi era, appunto, quella di una riforma di fatto, strisciante, della nostra economia e in particolare del fisco, che, senza essere una riforma fiscale, era, però, un primo passo irreversibile. E ai padroni non conveniva. Una redistribuzione del reddito è tabù per certa gente.
I nostri ‘padroni’ sono, appunto, i vecchi padroni delle ferriere, che non possono certo capire che uno stop oggi ai loro piccoli interessi quotidiani, era la base per dare spazio ad investimenti, in grado sia di soddisfare, col lavoro, i ceti più deboli, sia di permettere all’industria seria (minoritaria in Italia) di investire e crescere, in un mercato gigantesco che Draghi e Sergio Mattarella gli hanno messo davanti: un mercato gigantesco, ma fluido, mobile, dove, insomma, si deve investire e rischiare, dove ci vuole sì denaro, ma prima ancora competenza.
Nonostante tutto, Draghi ha ottenuto sostanzialmente quello che voleva. Ma che è solo la premessa della prossima finanziaria. Che, detto con altre parole, significa che Draghi ha preparato il terreno per l’anno prossimo. Ma Draghi di certo sa, e anche noi tutti sappiamo benissimo, che senza Draghi, per quanto meravigliosa sia la preparazione, l’economia e la situazione dell’Italia tornerà all’era ante-Draghi: cioè alla piccola economia di allestimento e non di creazione, gestita da incompetenti pieni di bandierine.

In compenso, va detto anche questo, Draghi ha ottenuto almeno un risultato … poca cosa in realtà, ma meglio di nulla. Ora le posizioni sono chiare: la destra è Salvini e Renzi. Quest’ultimo non si sarebbe impegnato in un atto così stupido come quello di ritardare di due anni i benefici fiscali per i più ricchi (che è una cosa miserabile e rozza), se questo atto non fosse il modo per rilanciare ancora una volta un ballon d’essai non tanto a Salvini (che Renzi si riserva di cancellare) quanto a Berlusconi.
Anche questo, da tempo, lo sanno anche le pietre: Renzi punta ad assorbire appena possibile i resti di Forza Italia, aggregando i vari ‘centristi’, tipo Calenda, Casini, eccetera.
E Berlusconi, del quale tutto si può dire tranne che sia un fesso, lo sa benissimo (non lo ha capito, lo ha concordato, mi ci gioco … beh, fate voi!) e ha scatenato la battaglia per il Quirinale. Che Berlusconi sappia che le probabilità sono una su un milione è assolutamente evidente, ripeto Berlusconi non è fesso. Ma sa anche benissimo (e con lui lo sa Renzi) che, tanto per cominciare, la sua candidatura sconvolge le carte e crea confusione, e nella confusione c’è sempre del torbido in cui pescare e poi, hai visto mai … ! ma, specialmente Berlusconi e Renzi sanno che questa operazione, rumorosa e disordinata, può validamente servire a ringalluzzire i morti viventi di FI, a cominciare dall’addormentato Antonio Tajani, in modo che, fallita probabilmente l’operazione Quirinale, Berlusconi, deluso e offeso, possa andarsene sbattendo la porta, ma lasciando a Renzi una bella eredità di gente sbandata ma affamata eespertanei sottofondi della politica, che è ciò che serve a Renzi. Il quale, naturalmente, conta anche largamente su quella parte del PD che ancora guarda a Renzi e certo non a Letta, che da buona mozzarella, mozzarella resta … se almeno avesse l’intelligenza di chiamare Pier Luigi Bersani, ma figuriamoci: Letta è la nostra politichetta al cento per cento.
E quindi alla fine il gioco potrebbe essere propri Renzi a condurlo, per un suo Governo, con un Salvini addomesticato dentro.
Per l’ennesima volta, cioè, il PD, dopo avere fatto vedere il proprio ‘senso di responsabilità’, dopo avere fatto le inutili Agorà con l’accento sulla ‘a’, ri-perderà le elezioni che ora si illude di poter vincere per qualche sondaggio che vale al massimo la metà degli italiani. Perché non più solo qualcuno, ma moltissimi per non dire tutti, chiederanno a Letta ‘dì una parola di sinistra’, e Letta non ce l’ha.
E Giorgia Meloni, direte, la hai dimenticata? Meloni, Meloni chi?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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