martedì, Settembre 21

Contorsioni mentali femminili Anche il più perverso stalker ha un fascino irresistibile

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varani 

 

Proprio perché oggi è il primo aprile, la giornata che una tradizione di goliardia generalizzata destina agli scherzi, io, bastian contraria fino al midollo, voglio dedicarmi a una riflessione serissima, ispiratami dalla ricerca che quotidianamente faccio sulle tematiche da condividere con voi.

La notizia della condanna a 20 anni di reclusione comminata in primo grado a Luca Varani, riconosciuto come il mandante dell’aggressione a Lucia Annibali, sfregiata con l’acido da due sicari, ha diffuso una certa soddisfazione in chi ha seguito il calvario dell’avvocatessa pesarese, prima stalkizzata e poi punita dal collega col quale aveva intrecciato una tormentata relazione, parallela con quella che lui aveva con una fidanzata, (poi, successivamente ai fatti criminosi sposata e resa madre). Malgrado una vita sentimentale ‘regolare’, l’uomo non aveva sopportato di rinunciare ad una bigamia di fatto, e, secondo quanto riconosciuto dalla sentenza, aveva incaricato due desperados albanesi di ‘dare una lezione’ a colei che non gli riconosceva la primazia sentimentale e non gli si sottometteva.

La storia di Lucia Annibali, che ha sfiorato la morte e la cecità per questo folle disegno di uno spostato, ha riempito le pagine dei giornali, amplificata anche in occasione della sentenza del Tribunale di Pesaro e, se volessi parlarne sic et simpliciter, giungerei buona ultima.

Ciò su cui, invece, mi vorrei soffermare è una notizia che, a tutta prima, appare semplicemente di colore’, ma che ha numerose chiavi di lettura, tutte molto amare (come se non bastasse l’amarezza che suscita l’intera vicenda che ha portato in carcere tre persone e rovinato la vita ad una giovane donna: anzi due, non dimentichiamo la moglie di Luca Varani).

C’è una terza donna (o altre, chissà) che, non si sa se per esibizionismo, per solitudine, per incomprensibili contorsioni mentali, scrive/scrivono lettere d’amore accorate al detenuto, rinchiuso a Teramo, nello stesso carcere in cui sconta la pena per l’uccisione della moglie, Melania Rea, Salvatore Parolisi.

Pure costui è stato destinatario di lettere appassionate durante la detenzione, anche quella precedente al processo, da donne che gli giurano eterno amore e devozione.

Da essere di genere femminile mi chiedo quale meccanismo distorto scatti nella mente di miecondominedi genere nei riguardi di questi uomini che si sono, direttamente o indirettamente, macchiati le mani di delitti contro compagne, mogli, oggetti di desiderio che volevano farla finita in una relazione attossicata.

Perché insorge la molla della crocerossina che ritiene questi ‘poverini’ quasi ‘costretti’ a reagire per rompere con la violenza certe catene sentimentali?

Cosa minimizza la naturale ripugnanza che si prova al pensiero che un individuo ha ucciso o pagato per uccidere, ferire, sfregiare e induce a indirizzargli lettere in cui si giura eterno amore, pur non avendo scambiato con lui neanche una parola?

Certo, c’è una componente di perversione border line che è presente, silente, in molti individui; in altri si conclama e si declina nella partecipazione al Grande Fratello e spettacoli consimili oppure, appunto, nelle profferte amorose a personaggi di losca luce mediatica.

Le cronache raccontano che, proprio nel caso di Luca Varani, in Tribunale si era presentata una certa biondina (l’autrice delle missive passionali?) che voleva persino recapitargli un suo book fotografico, con una faccia di bronzo record rispetto al possibile incontro con la moglie di Varani stesso, presente alle udienze.

Nel mio primo articolo de ‘L’Indro‘, rievocai un’esperienza per me memorabile: ero stata involontaria testimone, presso l’Accademia Libica a Roma, della coreografica catechizzazione femminile, Corano in pugno, in occasione della visita di Gheddafi, allora compagno di merende del nostro Premier pro tempore.

Osai descrivere, un po’ sbalordita, un po’ ironica, una delle girls che mi era apparsa più coinvolta. Al momento della mia rievocazione, Gheddafi era ancora vivo, sia pur braccato. L’articolo fu condiviso su Facebook e da Tripoli si fece viva la donna, che aveva seguito il rais in Patria e, sotto le bombe, recava soccorso alla popolazione: mi accusò di parlare senza conoscere la grandezza di Gheddafi, che lei, convertita ad eterna devozione verso il Colonnello, riteneva un benefattore del popolo, ingiustamente perseguitato.

Ecco, in quel momento ho capito che ognuno di noi, se scatta un certo meccanismo, può mettersi contro il mondo in nome di una cosa incomprensibile da parte degli altri a cui dà il nome di amore.

Per inserire una nota un po’ meno fosca, vorrei richiamare una notizia apparsa sui media e riguardante una donna americana, vittima di un colpo di fulmine verso il proprio vicino di posto in un volo aereo.
Sinteticamente, i fatti, secondo ‘Corrire della Sera‘ edizione on line, sono andati così: «Lo scorso 15 marzo aveva incontrato l’uomo dei suoi sogni su un volo aereo della American Airlines che la stava portando da Dallas a Calgary, in Canada. Presa dall’entusiasmo, l’imprenditrice newyorchese Erica Domesek ha chiacchierato con l’uomo per tutto il viaggio, dimenticando, una volta atterrati, di annotare il suo cognome o di chiedergli un contatto per rintracciarlo. Tuttavia la ragazza non si è fatta prendere dallo sconforto e grazie a Twitter è riuscita a ritrovarlo e a coronare il suo sogno d’amore».

La ricerca ha assodato che il ‘fortunato’ è nato a Torino, si chiama Clauco (? – secondo me… o Glauco o Claudio), ma vive a New York…

I due si sono ritrovati ed alla caccia all’uomo sul web ha partecipato la stessa American Airlines (che si è fatta una pubblicità gratis mica da ridere) ed una serie infinita di persone su Twitter che si son fatte coinvolgere.
L’articolo presente sui media riproduce sia l’entusiasmo di lei, sia la soddisfazione della Compagnia aerea. Lui non profferisce verbo al riguardo.

A ben rifletterci, io, un pochino, mi preoccuperei …  

 

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