lunedì, Settembre 27

Conti in tasca alla Difesa italiana

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Passato il periodo delle festività natalizie, per il comparto difesa arriva il momento più stressante di tutto l’anno: con il volgere a termine del 2015, il dicastero della Difesa deve tirare le somme delle spese affrontate in questi dodici mesi e soprattutto deve fare i conti con i pagamenti del prossimo anno. I dati che vengono diffusi circa il reale peso economico di questa componente dello Stato Italiano sono limitati ai numeri che sono ritenuti non sensibili o che più in generale non possono diventare fonte di informazioni certe per eventuali nemici. Si potrebbe pensare che anche un livello minimo di occultamento, in un settore delicato come questo, possa essere sinonimo di malafede o peggio ancora di spese inutili.

La burocrazia e l’iter per l’acquisizione anche di semplici matite è lungo e complesso ed è difficile trarne vantaggi personali in modo illecito. Tuttavia, come abbiamo visto recentemente dalle cronache italiane, nulla è impossibile e i casi di corruzione o falso in bilancio esistono anche nelle Forze Armate. Una conoscenza più approfondita delle dinamiche che si muovono dietro il complesso volto della Difesa e della Sicurezza può aiutare a capire.

Durante l’amministrazione Monti l’allora Ammiraglio Di Paola, poi subentrato in carico come Ministro della Difesa, ha ritenuto opportuno coinvolgere la Difesa nella spending review dello Stato. La spending review è quella manovra atta a ridimensionare la spesa di denaro pubblico dai vari ministeri rendendo l’esborso più sopportabile per l’apparato statale. Il Ministro Di Paola aveva compreso quanto difficile fosse riformare un settore come quello del suo dicastero, ma i cambiamenti erano necessari perché le Forze Armate non fossero nuovamente tacciate di avere una posizione privilegiata rispetto agli altri. Nel 2015 il tentativo di arginare le spese militari si è scontrato con la realtà di una minaccia reale nel nostro Paese, aggravata dall’inizio dell’anno giubilare. Devolvere sempre meno fondi alle Forze Armate ha messo a dura prova l’efficienza operativa che il Ministro Di Paola voleva a tutti i costi preservare. Le spese per la Difesa sono circa il 10% delle spese effettive dello Stato, una cifra pressoché irrisoria paragonata agli altri Stati dell’Unione Europea. Di questo 10 % poco più del 2% è destinato all’avanzamento tecnologico e alla ricerca, attualmente la cifra più bassa che si riscontra. Continuare a diminuire i fondi destinati alla difesa, dicono in molti, non è sinonimo di un risparmio tangibile, poiché comporta delle manovre burocratiche che spesso portano ad un esborso monetario bel più esoso.

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