venerdì, dicembre 14

Conte, Tria, Juncker e i due dioscuri Di Maio – Salvini: manovra… son cavolini di Bruxelles Il mancato sforamento del deficit è una questione di principio, è una regola, e l’UE non può rinunciarvi; se le promesse elettorali non verranno mantenute prima di maggio, sia Salvini che Di Maio, potrebbero dovere fare i conti con una mancata vittoria elettorale

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Conte, Tria, Juncker e gli altri a cena, pare non abbiano mangiato cavolini di Bruxelles, in compenso l’avvocato del popolo ha spiegato la ‘rivoluzione d’Italia’, quella condotta da Di Maio e Salvini, parlando, ovviamente, della manovra di bilancio.
Quando facevo il professore universitario, tra le altre cose mi toccava di fare la cosa più orribile che possa capitare ad un essere umano: gli esami, interrogare gli studenti per capire ciò che avevano o non avevano imparato per darne la conseguente valutazione. Ebbene, molto spesso quando mi capitava di dover dire allo studente di turno che la sua preparazione era insufficiente, e che, quindi, lo invitavo a tornare meglio preparato, lo studente ‘dispiaciuto’ (edulcoro molto) protestava dicendo, talvolta piagnucoloso, talaltra accusatorio: “professore, ma guardi, ho fattoappunti, guardi qua il libro tutto sottolineato, come può bocciarmi?”.
Mi è tornata in mente questa scena, ahimè frequente, quando ieri mattina ho visto in TV il sedicente premier Giuseppe Conte -quello che il Presidente Mattarella ritiene che sia il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, avvocato del popolo-, rispondere ai giornalisti che gli chiedevano notizie sul colloquio della sera precedente con Jean-Claude Juncker ed altri sulla legge finanziaria italiana, rispondere sventolando un fascicolo («vi do una notizia in anteprima») e di avere spiegato a Juncker che in cinque mesi lui (si fa per dire) sta rivoluzionando l’Italia, come documentato nel grigiastro fascicolo in oggetto, peraltro, a quanto mi risulta, non reso pubblico.

Dunque, vediamo. Conte e Giovanni Tria (poverino) vanno a Bruxelles, non in visita di piacere  dopo avere chiesto inutilmente un incontro nei giorni precedenti, incontro rifiutato-,   per evitare la bocciatura della manovra di bilancio italiana da parte della Commissione   -avvenuta puntualmente mercoledì-,   per parlarne con i responsabili della Commissione. L’incontro, dunque, è largamente (e volutamente) tardivo e, detto in parole povere, è un modo per dire: discutiamo, vediamo, parliamo, ma quel bilancio non va, anzi (e mi pare ciò è stato detto chiarissimamente nei giorni scorsi) due cose non vanno, insieme come sono: lo sforamento del deficit, e quindi l’indebitamento già mostruoso dell’Italia, e la pretesa di utilizzare quel deficit per spese del tutto non produttive, come il cosiddetto reddito di cittadinanza e la cosiddetta quota 100, che non ‘cancella la Fornero’, come afferma Salvini, ma permette ad un certo numero di persone di andare in pensione un po’ prima di quanto la legge Fornero (tutt’ora in vigore e funzionante) non permetterebbe, con una decurtazione (pare) della pensione.

Orbene, se veramente, sbocconcellando la tartare di orata (insomma, l’orata cruda) e il filetto di vitello (cotto), il Signor Conte ha detto questo, posso immaginare che ai suoi interlocutori quella roba sia andata un po’ di traverso. “Che dice signor Conte”, possiamo immaginare che abbiano detto, “che dice? Il punto è che ci sono delle regole che vanno applicate e lei, proprio lei, e il qui presente suo collega Tria, avete firmato qui, proprio qui, un accordo in cui vi siete impegnati a non, ripeto, a non sforare il deficit oltre il 1.4% sul PIL”. Perché quella cifra? Fissazioni dei ‘burocrati’ un po’ fatti a vino di Bruxelles? Macché, solo che, a conti fatti, con quel deficit, è possibile continuare nella riduzione, benché lentissima, del debito pubblico italiano (2.331.000.000.000,00 di euro), per portarlo verso i termini previsti dai trattati: il 60% del PIL. Certo ben pochi Stati europei hanno un debito così basso (la Germania, però, ha il 64% del PIL), ma il peggiore, prima di quello italiano è, se non sbaglio, quello francese, che è sotto il 100%, mentre quello italiano è oltre il 131%.

E inoltre, hanno certamente osservato Juncker e compagni, “quella spesa in più non serve per investimenti, ma per spese non produttive” e quindi quelle somme non serviranno per aumentare il PIL, anzi, avranno aggiunto, “l’Italia sembra un sonnambulo che cammina verso il cornicione del tetto”. Per di più, sempre mentre cenavano o poco prima, Di Maio pubblicizzava rumorosamente di avere disposto la stampa di 5 o 6 (sic!) milioni di schede per l’incasso del reddito di cittadinanza, e, col suo solito modo gentile, Salvini tuonava che mai si sarebbe scesi sotto il 2.4%, che ne aveva abbastanza delle ‘letterine’ europee e, già che c’era, che aveva schifo per una Europa che obbligava l’Italia a raccogliere, pur avendo i porti chiusi, un centinaio di migranti a bordo di un barcone non recuperato da Malta. Insomma, proprio le cose che possono servire per facilitare ildialogo’.

Sul dialogo, va detto chiaramente, c’è disponibilità non solo dai burocrati ubriaconi di Bruxelles, ma anche dagli Stati membri della UE. Domenica mattina il signor Conte pare abbia visto la signora Angela Merkel e il signor Emmanuel Macron (le bestie nere di Di Maio e Salvini, spero che al ritorno a Roma non lo sculaccino, anche se il professore li chiama ‘la Mrkel’ e ‘Mcron0, la ben nota buona educazione italiota) i quali hanno detto esattamente la stessa cosa di Juncker: ragioniamo ma su quei temi. Del fatto che Conte e compagni stanno rivoluzionando l’Italia a nessuno importa molto (per farmi capire da Di Maio: non gliene può fregare di meno); l’unica cosa che importa è che cambino quelle cifre o la loro collocazione. Tanto più che tutte queste rivoluzioni le vedono solo i governanti italiani.

Ma il punto importante è che, come avevo già osservato l’altro giorno, l’ostilità (tutt’altro che preconcetta) verso i conti italiani non è solo della Commissione, ma, cosa più unica che rara, di tutti, proprio tutti nessuno escluso, di tutti i Paesi europei; sovranisti inclusi, anzi, in prima fila.
E ciò per almeno due motivi. Il primo è che accettare l’ennesima violazione italiana delle regole, potrebbe determinare oltre al rischio che in conseguenza anche altri cerchino di fare lo stesso, il rischio ulteriore che in caso di difficoltà (molto probabili) l’Italia determini danni anche agli altri Paesi europei: quello europeo è un mercato unico con moneta unica e banca centrale unica, le interconnessioni sono molto forti. Per capirci meglio: se la Basilicata fa debiti a non finire e fallisce, poi chi paga sono tutti gli italiani! Ma il secondo motivo è ancora più serio del primo e più grave e tutto di responsabilità italiana e solo italiana. Da quando, infatti, questo Governo è in sella, i suoi membri non hanno perso occasione per dire e ribadire e ripetere che di questa Europa non ne possono più, che vogliono uscire dall’Europa e dall’euro, ecc. Ancora domenica mattina Salvni sbraitava contro l’‘inutile’ Europa. Certo, ogni tanto Di Maio dice che lo spread è alto perché c’è, chi crede o mette deliberatamente in giro la voce che noi italiani vogliamo uscire dall’euro e ciò non sarebbe, dice, vero. Già, ma si è sgolato per mesi e mesi, insieme a Salvini, a Claudio Borghi (che lo teorizza), a Grillo, alla Casaleggio & associati, a dirlo. Ora ha cambiato idea? E chi gli crede? Tornando all’esempio della Basilicata: l’Italia non può espellerla, ma gli Stati europei possono espellere l’Italia: non dimentichiamolo mai!

Ora pare che il Governo italiano, pardon ilverticesi riunirà e deciderà qualcosa di vago ed evanescente. Vedremo.
In realtà Conte è andato a Bruxelles a chiedere sostanzialmente di rallentare l’azione della Commissione contro l’Italia e a promettere tra le righe (perché è tutto da vedere se glielo permetteranno) di ritardare l’entrata in vigore operativo delle misure del reddito di cittadinanza e quota 100, in modo che a fine 2019, il deficit di fatto sarà stato minore del 2.4. Ma Juncker vuole che si scenda al di sotto di quel 2.4. Secondo voci, basterebbe rinunciare a 6-8 miliardi, il che consentirebbe, e non è cosa secondaria, a tutti di salvare la faccia. Ma, se è così, tutto dipende dai dioscuri, assai poco propensi a fare marcia indietro, specie Di Maio. Le elezioni non sono lontane, ma ho paura che i due trascurino il fatto che anche pe gli altri Stati europei le elezioni sono vicine! Ma questa Commissione resta in carica fino alla fine del 2019, se non sbaglio.

Temo, e concludo, che il Governo non abbia tenuto adeguatamente conto di altri due fattori: il mancato sforamento del deficit è una questione di principio, è una regola, e l’UE non può rinunciarvi, cioè è indispensabile che qualcuno dica che il deficit sarà minore, la Commissione o il Governo. Anzi, ad essere precisi, la UE vuole che si dimostri che il debito italiano scenderà dall’attuale quasi 140% almeno di un po’. È fondamentale che l’Europa dimostri che le regole le rispettano tutti. Come si fa a non capirlo? Per l’Europa questo è un momento molto difficile e le regole servono a compattare. Per di più Juncker ha fatto chiaramente capire a Conte che a Bruxelles vogliono sapere chi parla per il Governo italiano: il balletto di dichiarazioni di uno, smentite dall’altro e controsmentite dall’altro ancora, non aiuta di certo; ma dubito molto che il professore di diritto Giuseppe Conte abbia molte probabilità, e nessuna capacità di tenere sotto controllo un Governo cosiffatto. Inoltre, se le promesse elettorali non verranno mantenute prima di maggio, sia Salvini che Di Maio, potrebbero dovere fare i conti con una sconfitta o una mancata vittoria elettorale e ciò sarà un potentissimo incentivo a fare comunque quelle cose, specialmente da parte di Di Maio, che è sempre più in difficoltà, sia per l’invadenza di Salvini, che guadagna consensi a raffica, sia per l’arrivo, ormai imminente, di Dibba dalle Americhe, e Dibba potrebbe essere quello che accompagnerà Di Maio al patibolo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.