sabato, ottobre 20

Conte – Tafazzi: la politica estera è una cosa seria L’uscita di Conte in Canada tra Occidente e Russia con quei tweet senza pensarci e quelle pacche sulle cosce di Trump che denotano l’inaffidabilità dell’interlocutore, ovvero dell’Italia

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Un giornalista solitamente molto attento e ‘ficcante’, colto, come Federico Rampini, apre ieri il suo articolo su ‘La Repubblica’ con una frase tanto ambigua quanto inattesa in uno come lui: «Donald Trump gioca a sfasciare il G7. E con esso, l’idea di Occidente». Sulla stessa prima pagina in un articolo ‘di spalla’ si riporta (Silvia Bignami) una frase di Gentiloni: «Non possiamo permettere che l’Italia tradisca i suoi fondamenti» e prosegue, rispondendo alla domanda su come giudica le aperture fatte dal Governo verso la Russia, dicendo: «E’ una strada pericolosissima. Negli ultimi decenni l’Italia è stata tra i paesi più europeisti. Siamo sempre stati alleati degli Stati Uniti, mantenendo però un dialogo con la Russia … » – europeisti = atlantici? Mah! – concludendo che «mettere in discussione la nostra collocazione atlantica, mette in discussione un fondamento della nostra Repubblica. E questo è pericoloso». Lo scorso 8 maggio, alle ore 14.28 ora di NY – cioè 20.28 in Italia -, il nostro Presidente del Consiglio affermava in un tweet (maledetta assurda abitudine invalsa tra i politicanti: la politica in 150 caratteri!): «Sono d’accordo con il Presidente» seguono le solite cose incomprensibili di questi strumenti: “@realDonaldTrump” «la Russia dovrebbe rientrare nel G8. È nell’interesse di tutti». A ciò risponde a stretto giro il portavoce del Presidente Vladimir Putin dalla Cina (nota bene: dalla Cina!) «La Russia si concentra su altri formati» … forse quell’«interesse di tutti» è un po’ azzardato.   

Fermi tutti, allora, ragioniamo un momento. Innanzitutto, se la si smettesse di esprimere la politica con tweet sentenziosi e definitivi, forse vi sarebbe una possibilità in più di comprendere meglio cosa si vuole dire e specialmente perché e sulla base di quali prospettive. La politica, specie quella estera, è una cosa non solo complicata, ma complessa. Nulla accade indipendentemente dal resto, nulla è ininfluente sul resto.

L’idea di Occidente. Bella frase, ma che significa? Una delle cose più chiare è che per una parte consistente del mondo, ad esempio quello mediorientale e africano, ‘Occidenteequivale, tra l’altro, a oppressione, sfruttamento, colonialismo e guerra. In questo momento, anche con l’incomprensibile sostegno dell’Italia deciso prima di questo Governo (quindi nulla di ‘pregiudiziale’, lo dico a beneficio di Travaglio, molto irritabile di questi tempi) l’Occidenteè militarmente impegnato in Mali, in Nigeria, ecc., per non parlare della Libia. Qualivaloristiamo, noi occidentali, difendendo lì? E che valori difendiamo trattando i migranti e i profughi come li trattiamo e con il disprezzo aggiunto dal nostro Ministro degli Interni Matteo Salvini? E che valori difendiamo in Medio Oriente, bombardando l’Iraq e imponendogli un Governo fantoccio, bombardando la Siria dopo averne fomentato la ribellione al regime (pessimo, ma legittimo), chiedendo aiuto ai curdi contro il Daesh per poi abbandonarlo in mano ai turchi, bombardando e occupando l’Afghanistan, sostenendo Israele -in contravvenzione a tutte, proprio tutte, le norme internazionali in materia e le risoluzioni delle ONU- contro la Palestina, per non parlare dell’ostilità all’Iran odierno, frutto -guarda un po’- della protezione francese all’Ayatollah Komeini a Parigi e del sostegno all’Arabia Saudita, uno dei Paesi più oscurantisti del Medio Oriente, che cerca di occupare lo Yemen? Certo, anche altri e altrove, Russia inclusa, lo fanno, ma cosa cambia? Per una parte molto ampia del mondo meno ricco l’Occidente si identifica più con il Chepì o con il Mitznefet che con Voltaire o Herzl, per tacere di Leonardo.

Che vuol dire affermare che, solo per il gusto di dichiarare il contrario dell’odiato ‘Governo’ Conte, «non possiamo tradire i fondamenti dell’Italia»? Dove sono scritti questifondamenti’, dove è scritto nella nostra Costituzione (che dovrebbe essere il faro del nostro comportamento e non la carta straccia da destinare alle discariche) che noi siamo dalla parte dell’Occidente? ammesso e non concesso, che si sappia cosa sia l’Occidente? Perché èpericolosissimo? Si rende conto il conte Gentiloni, amorevolmente accudito da Veltroni, che una affermazione del genere, va almeno spiegata, oltre ad essere di una banalità ossequiosa assordante, untuosa? Pericoloso, vuol dire che si corrono rischi, per la sicurezza, per l’economia, per la pace, per la salute o che so io. Lo vogliamo spiegare?
Certo, la Russia ha annesso la Crimea (peraltro ‘regalata’ da Kruscev all’Ucraina … in cambio della sua fedeltà alla Russia, che ci teneva tutta la sua flotta da guerra!), il che non è pienamente corretto dal punto di vista del diritto internazionale (non entro nel merito, ma ho curato una raccolta di scritti scientifici in materia, da cui risultano molti dubbi nell’uno e nell’altro senso), mentre certamente è un illecito avere fomentato e fomentare la ribellione in Ucraina, dopo, però, che l’Europa aveva cercato di indurre quest’ultima ad entrare nella nato e ad aderire all’UE. E potrei continuare, ma io voglio solo mostrare come i problemi siano infinitamente più complessi di come li dipinge un professore un po’ superficiale che si pone ‘dalla parte’ di Trump.

Ecco un punto fondamentale: ‘essere dalla parte di …’ Io sono fermamente convinto che in politicaessere dalla parte di …’  dove i ‘di’ sono persone o, nel caso, Stati, è la cosa più stupida del mondo perché esclude di pensare e di avere pensato per decidere. In politica estera è ancora peggio, perché in politica estera ci sono solo due cose dalla parte di cui stare: gli interessi reali della popolazione e gli interessi del rispetto della dignità umana e dei diritti degli uomini, tutti e sempre, alla luce del diritto internazionale, parte integrante della nostra stessa Costituzione (art. 10, Costituzione), e dei trattati, fonte di obblighi diretti nel nostro Paese (art. 117.1, Costituzione). Bisognerebbe che qualcuno lo dicesse a Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Ma non basta. Perché, specie in politica estera, bisogna tenere conto degli effetti a corto e a medio termine di ciò che si dice. Ma specialmente non ci si può limitare a dire «io sono dalla parte di» … Tizio o Caio: bisogna articolare, spiegare, chiarire. Ecco, chiarire. Perché quando si mandano in giro a raffica tweet più o meno telegrafici, questi sono letti, da tutti … anche quando si conta poco, anzi, in questo caso si rischia che l’unico effetto del tweet sia di contare, almeno nell’immediato, ancora di meno.
Vogliamo andare asbatterecontro Germania e Francia, per non parlare dei Paesi dell’Est Europa, assurdamente corteggiati da Salvini, ma che sono i nostri principali avversari e ostilissimi alla Russia? O vogliamo realizzare un obiettivo? Perché in questo secondo caso: si negozia, si tratta, si discute, si rispetta e si pretende rispetto, ma non si urla o si mandano telegrammi insulsi, a parte che l’obiettivo dovrebbe essere definito prima.

E per di più, bisogna essere coerenti. Se, per fare un esempio, si spara a palle incatenate contro i migranti mussulmani banditi e se ne chiudono le moschee come atto simbolico, poi quelli potrebbero decidere di reagire o potrebbero farlo i Paesi da cui provengono. Ma, a parte ciò, se si vuole evitare di peggiorare la situazione attuale, bisogna ‘parlare’ con gli altri Stati e con i gestori delle moschee, anche se non ci piacciono, per il semplice motivo che ci sono e non si può non tenerne conto. E magari pretendere che rispettino le nostre Chiese nei Paesi mussulmani: questa sì, sarebbe politica!

In politica, e in politica internazionale in particolare, una frase come quella del Professor Conte, in sé magari non significa nulla e offre solo la possibilità di apparire nei titoli di qualche giornale per mostrare una propria personalità, ma, letta dagli altri, significa almeno una cosa: l’inaffidabilità dell’interlocutore. Come dire ‘di quello non ci si può fidare’, non perché ritenga che una certa politica sia da discutere, ma perché ha già pregiudizialmente deciso. E vai poi a fargli cambiare idea, specie a chi già ci considera poco più che dei magliari. Qualunque politico, ma anche qualunque politicante, potrebbe spiegare facilmente al brillante professore che il pericolo maggiore, in politica, è l’isolamento … e noi ci siamo vicinissimi!

L’errore, poi, diventa marchiano e imperdonabile quando si dice una cosa senza saperne o volerne valutare le conseguenze. La risposta gelida di Putin, prevedibilissima se solo si fosse approfondito il problema, se si fosse parlato con qualcuno esperto, equivale a quella che a Napoli si definirebbe una … pernacchia. Se, in altre parole, si è un vaso di coccio (e l’Italia, lo è, penso che lo capisca perfino Salvini) prima di mettersi in mezzo tra due vasi di ferro, meglio imbottirsi, no? Invece facciamo l’opposto: facciamo, diremmo a Napoli, i padranguangheri e siamo senza imbottiture; un capolavoro!

Lo so, Salvini, Di Maio, Conte, ecc. provano fastidio per le regole della diplomazia internazionale (e non solo), ma quelle regole ci sono, ed è meglio tenerne conto; come tutte le regole si possono cambiare, ma non cercando di spazzarle via in un sol colpo … non ci si riesce e si rischia solo di essere presi amabilmente in giro dal primo polacco che passa: «Nessuna divergenza con Conte, Italia e UE hanno la stessa linea …», ma vi rendete conto? È lecito domandarsi: chi sfotte chi!

Infine, ci vogliamo domandare come mai Trump (l’orrido per definizione) vuole Putin nel G7, dopo avercelo cacciato e dopo avere inasprito le ‘sanzioni’? proprio lui, Trump! In fondo lo dice proprio Rampini: è il G7 che Trump vuole smantellare, nella misura in cui, mi permetto di aggiungere, ha l’effetto di vincolarlo a certe scelte concordate. Quando poi si aggiunge alla frase citata, che è ben comprensibile che Trump ce l’abbia con l’Europa, visto il surplus tedesco e non solo, che dunque va diminuito, magari imponendo dazi folli … chiamiamo Tafazzi?

 

P.S.

In margine un paio di brevi note per fatti accaduti dopo la stesura di queste righe, sperando di non incorrere nelle accuse travagliesche di pregiudizio strutturale. È manifestazione del più deteriore provincialismo farsi ritrarre in piena notte a scambiarsi pacche sulle cosce con Trump e a vantare l’invito a Washington. Lo hanno fatto anche altri, ma non cambia. Inoltre, non avendo fatto lo stesso, pacche incluse, con Merkel e Macron, si dà un messaggio politico, pericoloso, questo sì, perché è autolesionistico. Annunciare il buon risultato del meeting prima degli altri e quando non è ancora raggiunto, nonché provincialismo puro è scortesia, e mette in difficoltà gli altri (che poi se lo ricordano) e fa fare la figura del padranguanghero a chi fa la dichiarazione, cioè lo isola, rendendolo inaffidabile. Quanto ciò giovi all’Italia, lo dirà la storia: quella da scrivere non quella già scritta da Di Maio.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.