lunedì, Maggio 16

Conte, Renzi: quando la magistratura ‘decapita’ la politica Un magistrato ghigliottina la leadership del Movimento 5 Stelle mentre Renzi denuncia i magistrati. Ma spesso si strepita per i presunti abusi della magistratura, e per il protagonismo di questa o quella toga, solo quando a patirne le conseguenze è la propria parte

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  A voler parafrasare il replicante Roy Batty di ‘Blade Runner’, si potrebbe dire: ‘Ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi’. Con un’appendice: ‘Molte altre, se ne vedranno’. Alzi la mano chi poteva immaginare che il partito per antonomasia pro-magistrati, il Movimento 5 Stelle, finisse proprio da un magistrato ghigliottinato ai suoi vertici, per via di un avvocato che denuncia presunte irregolarità nella gestione interna, e nella fattispecie l’organizzazione dell’elezione dei suoi gruppi dirigenti. Denuncia ritenuta fondata, elezione che va gambe all’aria; Giuseppe Conte che non rappresenta più nulla se non se stesso, e deve scendere in campo a cercare di mettere insieme i cocci Beppe Grillo. Una specie di colpo di grazia per un movimento già di suo frantumato. Semini quello che raccogli, si potrebbe dire, per quello che è a tutti gli effetti un contrappasso: i puri, come ricordava Pietro Nenni, puntualmente vengono epurati da qualcuno più puro di lui…

  Un partito è un’associazione privata; l’articolo 49 della Costituzione è volutamente vago: ‘Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale’. La saggezza dei padri costituenti lascia a leggi ordinarie, da ponderare con calma, limiti e confini entro i quali i partiti possono e devono muoversi. Meno saggi dei costituenti, i legislatori successivi hanno lasciato la questione in sospeso; inutile lamentarsi ora per presunte ingerenze, invasioni, supplenze della magistratura: occupa ‘semplicemente’ spazi lasciati vuoti.

  Stesso discorso vale per Matteo Renzi e la sua Italia viva. Qui la questione è più grave. Secondo l’accusa (tutta da dimostrare), Renzi e compagnia sono accusati dalla procura di Firenze di finanziamento illecito da parte della fondazione Open, ma anche corruzione, riciclaggio, traffico di influenze Degli Al Capone della politica, insomma. Che cosa vi sia di vero lo si vedrà. Quello che accade in queste ore basta e avanza.

  Ad accendere le micce provvede Renzi; irritato è poco. Ospite di Bruno Vespa a ‘Porta a porta’ carica con la furia di Ratòn, il famoso ‘el vengadorde los toros’. Annuncia che denuncerà i magistratichiederà i danni in sede civile. Suo diritto. A beneficio di telecamera, legge la sentenza disciplinare con cui il Consiglio Superiore della Magistratura sanziona il procuratore capo di Firenze, accusato di aver molestato sessualmente una collega: Dov’è la credibilità di un magistrato che, riconosciuto colpevole, viene sanzionato non con 6 anni di carcere, come prevederebbe la legge, ma con due mesi di anzianità della pensione?, chiede teatralmente; e poi a testa bassa anche nei confronti degli altri due co-titolari dell’inchiesta. Ognuno si difende come meglio crede e può.

   L’Associazione Nazionale dei Magistrati reagisce con altrettanta veemenza. La polemica di Renzi nei confronti del procuratore Giuseppe Creazzo, dell’aggiunto Luca Turco e del Pubblico Ministero Antonino Nastasi? “Travalica i confini della legittima critica e mirano a delegittimare agli occhi della pubblica opinione i magistrati che si occupano del procedimento a suo caricoi Pubblici Ministeri che hanno chiesto il processo nei suoi confronti sono stati tacciati di non aver la necessaria credibilità personale in ragione di vicende, peraltro oggetto di accertamenti non definitivi o ancora tutte da verificare, che nulla hanno a che fare con il merito dei fatti che gli sono contestati. Hanno adempiuto il loro dovere, hanno formulato una ipotesi di accusa che dovrà essere vagliata, nel rispetto delle garanzie della difesa, entro il processo, e non è tollerabile che siano screditati sul piano personale soltanto per aver esercitato il loro ruolo“.

   Renzi reagisce a sua volta: “L’ANM dice che è intollerabile quello che ho detto sui magistrati? La mia vita è stata pubblicata in pasto sui giornali nel silenzio dell’ANM. La mia vita è stata scardinata con un dolore personale e familiare di cui non parlo. Mi auguro che nessuno viva quello che ha vissuto la mia famiglia. La magistratura è stata screditata non da quello che ha detto Renzi ma quello che ha fatto CreazzoA Conte e a Grillo, i PM di Milano e Roma non hanno tolto i cellulari, hanno utilizzato uno stile diverso da quelli di Firenze. Uno di loro si occupa a tempo pieno della famiglia Renzi: prima che diventassi premier eravamo una famiglia rispettabile, ora sembriamo un’associazione di gangster“.

 Il processo, prosegue Renzi, riguarda “spese che vanno da novembre 2014 al 2018 e dicono che l’ho fatto per scalare il Partito Democratico, gli do una notizia: quando è nata Open io il PD l’avevo già scalato da un anno. I partiti li scalano chi ha coraggio e idee non chi ha i soldi. Io ho scalato il PDperché c’era chi aveva fallito come Bersani. Lui ha preso i soldi dei Riva per farsi la campagna elettorale, io i soldi dei Riva li ho presi da presidente del Consiglio per risanare“.

  E ancora: i magistrati fiorentini che lo accusano hanno violato la legge e la CostituzioneChiedo giustizia e la otterrò. Non è un fallo di reazione ma una battaglia giuridica. I magistrati dell’inchiesta Open hanno sbagliato persona, io non ho paura. Sono una persona libera, non ho paura di dire che quella cosa è ingiusta. Non me ne importa nulla del consenso e dei sondaggi. Mi interessa la verità e la giustizia. Sono cascati male, se c’è uno che non si tira indietro sono io. Basta buonismo, ora reagiscoMantengo il sorriso ma rispondo colpo su colpo“.

Si può incidentalmente notare che spesso si strepita per i presunti abusi della magistratura, e per il protagonismo di questa o quella toga, solo quando a patirne le conseguenze è la propria parte? E che se accade all’avversario, pazienza. Quando una procura calabrese inquisisce e dispone la perquisizione dell’abitazione del segretario dell’UdC Lorenzo Cesa (accuse infamanti, collusione con la ‘ndrangheta), pochi mostrano perplessità per le modalità e la tempistica di quell’operazione; tutto poi, mesi dopo, finisce in gloria, e nessuno si sogna di rimproverare nulla, a chi ha posto in essere quell’operazione giudiziaria.

  Non c’è dubbio che il magistrato dovrebbe essere come la proverbiale moglie di Cesare: nessun sospetto deve aleggiare su di lui. Non c’è dubbio che così non sia, e una quantità di episodi lo testimoniano e documentano; compresi gli esempi citati da Renzi. Non solo nel regno di Danimarca ‘something is rotten’. Né si dovevano attendere i libri di Luca Palamara o Sergio Rizzo, per saperlo e vederlo.

   A proposito di libri: Renzi ne annuncia uno suo, in cui scriverò di tutti i tentativi di dossieraggio subiti dai servizi segreti, così se mi succede qualcosa almeno è agli atti”. Verrebbe da dirgli che oltre che scrittore e conferenziere, è anche senatore: forse rientra nei suoi doveri civili anche il portare le bozzedella sua opera alla magistratura; consegnarle al presidente del Consiglio, che per quel che riguarda i Servizi ha qualche responsabilità istituzionale; e anche al Comitato Parlamentare di Vigilanza sui servizi stessi; perfino presentare qualche interrogazione o interpellanza... Ma naturalmente faccia lui…

  Aver chiamato così pesantemente in ballo i ‘Servizi’ (neppure l’avvertenza: ‘deviati’, come s’usava dire un tempo)… uno magari si aspetta che il capo della procura di Roma telefoni al Senatore per chiedere: ‘Ha niente da dirmi? Così, nel caso accadesse qualcosa, almeno è agli atti…’.

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