martedì, novembre 13

Conte pensa alla famiglia, Salvini si sente preso di mira Vedete come sono bravi questi politici? Di Maio salva le famiglie chiudendo i negozi, e Conte, nel suo piccolo, salva la sua facendo domanda a Roma

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Avendo già ieri deluso i miei Lettori non parlando, nemmeno bene ricordo di cosa, ma esprimendo la certezza che, sempre ieri, alla ‘ri-partenza’ di certe trasmissioni televisive, sarebbe scoppiata qualche altra ‘bomba’, ed essendo la stessa puntualmente esplosa, con la mirabile -un po’ genuflessa, duole dire- intervista di Lilli Gruber al lontano e assolato Dibba, li deludo anche oggi parlando d’altro.

Salvo per una piccola osservazione, per una cosa (tra le tante brutte e pericolose) molto brutta, anche se puntualmente rientrante nelle abitudini dei nostri politicanti, da sempre, da Mussolini in poi. Benché, devo dire, sempre con maggiore levità. Mi riferisco alle allusioni tutt’altro cheallusive’, ma esplicite e sfacciate al modo di essere e a quello che scrive una ‘certastampa, anzi, a scanso di equivoci per chi non avesse capito, alla ‘stampa’ di De Benedetti, insomma a ‘La Repubblica’, ‘L’Espresso’, ecc. Sorvolo sulle conseguenti allusioni (minacciose?) alla necessità di regolamentare qualcosa, non si sa che anche Di Maio ne parla, ma comunque di regolamentare, per limitarmi a rilevare, quella che è la cosa più disgustosa di tutte: calciare negli stinchi i nemici e minacciarli dolcemente (‘softly’, direbbe Di Maio che ‘sa’ l’inglese) ma adulare gli amici. Avrei dovuto aggiungere un ‘presunti’, ma lo do per scontato … spero di non sbagliare! Mi riferisco alla mielosa citazione dell’‘editore puro’ Urbano Cairo, guarda caso editore di quella trasmissione dove si produceva il Dibba di cui sopra, ascoltato con gli occhi lucidi dalla intervistatrice. Sorvolo anche sui continui riferimenti ai suoi importanti articoli su ‘Il Fatto’ (che confesso di non avere letto) che lo ha come corrispondente. Ci siamo capiti.

Vorrei quindi brevemente tornare su un tema che credevo chiuso e invece non lo è: sull’avvocato de popolo e la sua domanda per la cattedra romana di diritto privato.

E dunque, lui dice di avere presentato la domanda a Febbraio. Se lo dice, e che scherziamo: se era un ‘uomo d’onore’ Bruto, vogliamo dubitare che lo sia il professore di diritto?! Solo che, poco dopo è diventato (o almeno così pensa Sergio Mattarella) Presidente del Consiglio, ora è abbastanza ovvio (a mio modesto parere) che, una volta nominato, la domanda si ritira a razzo. Ma non lo ha fatto: certo, sia chiaro, non era obbligato, diamine, siamo tutti uomini d’onore e (nel mio caso anche) accademici, e che non lo sappiamo che mai e poi mai una cosuccia così marginale come la sua nomina potesse influire sulla decisione della Commissione? Eh, certo, però la domanda stava là e avrebbe potuto essere accettata, in fondo stiamo parlando di un professore di altissimo valore, dal curriculum sterminato e avvocato del popolo a tempo perso! Poi, certo, la Sapienza avrebbe dovuto trovare qualcuno che insegnasse al suo posto, o magari no, chi sa, a suo tempo anche Aldo Moro ‘faceva lezione’ all’Università, non so quante e quante sedute di esame abbia fatto, ma insomma. Comunque l’avvocato del popolo, si viene a sapere, ha ritirato la domanda … anzi no, fa sapere un giornale, ha solo chiesto di rinviare la famosa prova di inglese, su cui parlavo ieri. Quindi, la domanda è ancora lì, e lui che è uno cheponza’ (ricordate?) ci ponza e alla fine (siamo uomini d’onore e quindi diciamo e sappiamo: ‘sua sponte’) decide di ritirare la domanda. Ma non lo fa come noi comuni mortali. Lo fa con comunicato Facebook, con bandiere alle spalle, iniziando a prendersela con un giornale (del quale rispetta, sia chiaro, la libertà di stampa) che parlava di ‘concorso su misura’: è solo un caso che si trattasse di ‘La Repubblica’? Mah, chiederò a Dibba! Ma poi precisa che in fondo partecipava come un privato cittadino, come avevano già fatto altri (ma i nomi non li fa) che avrebbe perso solo un quarto d’ora a fare la prova, e rinuncia soloper personale sensibilità’ (sic!) avendo fatto la domanda solo per poter stare vicino a suo figlio che vive a Roma.

Eccolo lì, ecco la realtà: il desco, il desco famigliare. Vedete come sono bravi questi politici? Si ‘passano la palla’ l’un l’altro, sono tutti coerenti, si passano la palla ripeto: Di Maio salva le famiglie chiudendo i negozi, e Conte, nel suo piccolo, salva la sua facendo domanda a Roma. Tutto si tiene, è la chiusura del circolo. Chiaro?

Tocca parlare della arrabbiaturadi Salvini (che ormai secondo me ha bisogno di un po’ di assistenza: ogni cosa che accade la vede come diretta contro di lui in persona!) per le parole dell’alto rappresentante per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite Michelle Bachelet già Presidente del Cile (non del Venezuela, Di Maio, attenzione … ora confonde anche la Basilicata con la Puglia) a proposito di certi fenomeni razzisti in Italia e sul fatto che l’Italia abbia chiuso i porti alle navi delle ONG che salvano i migranti. Orbene, su quest’ultimo fatto, è lo stesso Savini che ha sbraitato ripetutamente sulla chiusura dei porti, al punto tale che a un certo punto, si è distratto e ha chiuso i porti anche alle navi italiane, una sorta di ‘tafazzata’, direi. Negare che ciò sia avvenuto è nonché assurdo, ridicolo.

Quanto al razzismo che si diffonde in questo Paese, beh, si può essere più o meno espliciti e ampi, ma che in questi ultimi tempi gli episodi di insofferenza verso gli stranieri siano aumentati e siano divenuti sempre più gravi fino alle persone che ‘provano’ i propri fucilini sparando agli stranieri, mi pare indubbio.

Quanto, infine, ai maltrattamenti ecc., beh, anche qui molti dubbi non avrei. Innanzitutto i migranti spesso vengono detenutiin campi di raccolta, non esattamente a cinque stelle, a parte che, come ha insegnato freddamente e seccamente a Salvini la CEI, quelle persone non sono criminali e quindi non possono essere detenuti; anche qui, prima o poi a qualche magistrato verrà in mente di dare un’occhiata al codice penale per vedere se magari non ci sia qualche articolo in materia. Ma è indubbio, anzi dichiarato, anzi vantato e non solo da questo Governo, ma anche dal precedente (e dal relativo Ministro di sinistra che se ne vanta!) che noi paghiamo i libici che detengono e maltrattano, grazie ai nostri soldi, quei migranti.

Che ci possa essere qualche sospetto di violazione dei diritti dell’uomo e pertanto qualche esigenza di ulteriori indagini (che dovrebbero essere benvenute, ove dovessero dimostrare che non ve ne era motivo, no?) non mi sembra così peregrino, tanto più che non è affatto vero che la Bachelet si occupi solo dell’Italia, anzi!

Ma ciò che mi colpisce e dovrebbe colpire perfino il professore di diritto di Firenze (si spera, per ora) è la volgarità provinciale, la rozzezza della risposta: «non paghiamo più i nostri contributi». Abito in un bel condominio, allietato da un portiere che sprizza allegria da tutti i pori, e da una masnada di gatti di ogni razza, impegnati a mangiare croccantini e teste di alici messi a loro disposizione dai condomini felici, e allietato vieppiù dalla quasi totale assenza di bambini, e quindi dai relativi urli (che, lo confesso, non mi inteneriscono, ditelo alla Bachelet se volete), ma ad ogni riunione del condominio, immancabilmente, il condomino del sesto piano scala F blatera, in perfetto napoletano, che il giorno x alle ore y l’ascensore non funzionava e pertanto, lui non pagherà il condominio: che mi quereli per diffamazione se ha il coraggio! Però, a onore del vero, se vado alla riunione di condominio con il fazzoletto dell’ANPI al collo, il portiere non mi ferma: siamo a Napoli, non a Venezia.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.