martedì, Agosto 3

Conte oramai ‘ragiona’ come Sansone. L’unica è un Churchill italiano Non mi dite che non c’è un Churchill italiano. Si trova, se si vuole. Il guaio è che ciò presuppone una cosa inesistente oggi a Roma: senso di responsabilità e coscienza (e conoscenza) di sé

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Sarebbe interessante, ma principalmente divertente, ‘ragionare’ (si fa per dire) sullo scontro da cortile fra la Regione Lombardia di nuovo combattiva grazie a Letizia Moratti, e il Governo, sempre timido e incerto, ma non ne vale la pena.
Abbiamo capito benissimo il gioco.
Moratti vuole aumentare le possibilità per la Lombardia, e quindi, prima dice che i vaccini devono essere distribuiti in ragione del PIL, poi precisa che non voleva dire PIL, è stata fraintesa, poi viene pubblicata la registrazione che mostra che non c’è equivoco, allora manda avanti un industriale, del quale mi sfugge il nome (l’ho intravisto in TV un istante ed è bastato a disgustarmi), che spiega che non si tratta di PIL, ma di logica: bisogna vaccinare subito tutti i dipendenti delle aziende (naturalmente lombarde!) per permettere alle aziende medesime di produrre meglio, vendere meglio, con grande vantaggio per il PIL. No comment. Tanto più che per aumentare il chiasso, qualcuno (sembrerebbe la Lombardia) sbaglia a mandare i dati, e si ribella quando il Governo lo dice, e lo minaccia di cause varie. Un cortile. Basta così. Anzi, solo una cosa: un Governo serio denuncerebbe Fontana e Moratti per calunnia!

Perchè, poi, il Governo quanto a cortili mica ci scherza.
Sorvolo sulla minacciosa relazione Alfonso Bonafede, su cui Matteo Renzi si accinge a votare contro, forse, ma in fondo potrebbe astenersi anche lì, però non si sa, insomma vedremo, intanto si rinvia la discussione, e così via. Su una cosa del genere si può andare avanti per mesi. Personalmente sono dell’opinione che votare contro Bonafede sia un ‘must’, come una cravatta di Cappelli o lo Chanel numero 5 (non per me ovviamente!), ma tant’è, lasciamo correre. Bonafede è solo Bonafede, in un Governo in cui appare tra i migliori, figuriamoci!

Il tema è il Governo. Lo dico subito: è ovvio che in un momento come questo, parlo della epidemia, un Governo che se ne vada è un problema in più, ma non cambierebbe proprio niente a dire il vero. Insomma, se anche si dimettesse Giuseppe Conte, per la epidemia non cambierebbe nulla, anche se si dovesse andare ad elezioni, siamo seri. Tanto ci pensano Pfizer e Astra a silurarci le vaccinazioni: in fondo abbiamo solo cinquecento morti al giorno!
Per quanto attiene alla questione economia, invece, o meglio al piano d rinascita, è più che evidente che la caduta di questo Governo sarebbe il toccasana … oddio, fino ad un certo punto, però. Sul merito, lo stanno dicendo tutti, chi con maggiore chi con minore cortesia: quel piano è una bruttura, raffazzonata, fatta di copia e incolla del tutto evanescente ed evasiva; fatta in gran segreto da Conte per fare vedere che fa tutto lui. Vi si dovrebbero indicare obiettivi precisi e relative somme e relativi progetti. E invece vi si legge, che so, che si investiranno 10 miliardi in nuove strutture ospedaliere: e questo è un programma economico? Il bello è che da Bruxelles, perfino il povero Paolo Gentiloni, ce lo stanno dicendo chiaramente. E quindi rischiamo di andare e sbattere, perché al momento opportuno, vedrete, verranno fuori i taccagni, che avranno strada facile con un piano come quello.
Ma certo, se le elezioni dovessero davvero dare i risultati previsti dai sondaggi, avremmo Matteo Salvini a Palazzo Chigi e Giorgia Meloni chi sa dove, ma non lontano, più un partitino per Conte che finirebbe come Monti. Per Bruxelles e i taccagni sarebbe come un terno al lotto: avrebbero mille motivi per liberarsi di noi e risparmiare almeno una buona parte di quei soldi.

Una cosa del genere è chiara a tutti, anche alla destra e a Salvini in particolare, che, infatti, visibilmente le elezioni non le vuole ora. E, al solito, l’unico che lo ha capito subito è stato Silvio Berlusconi (è incredibile che un povero disgraziato come me, che si farebbe tagliare un braccio piuttosto che farlo, sia oggi costretto a parlare bene di lui!) che, non per caso e avendo capito benissimo che tra Zingaretti, Bettini, Dibba, Giggino e Renzi qui può cascare tutto, si schiera deciso contro la sinistra (alla quale aveva strizzato un paio di occhiolini, che ora richiude!), perché ha una paura maledetta di andare alle elezioni e di … vincerle. Eh sì: Berlusconi sa benissimo che con un Salvini al Governo, l’Italia va a rotoli e lui cerca di mettersi un po’ al sicuro preparandosi a partecipare a quel Governo eventuale per limitare i danni … e chiamatelo fesso!
L’unico che non lo ha capito è Conte e pochi altri. Ma Conte ha un solo obiettivo e chiaro: sé stesso. Gli altri sono nel pallone e vanno avanti in automatico. Gli stellini: mai MES, mai vaccini, mai Berlusca e ora mai Renzi. Zinga: non sa bene, deve chiedere a Bettini, che prima ne parla con Renzi. Tabacci è il solo che pare abbia capito che se non se ne va Renzi, nulla si può fare.
E infatti lamaggioranza’, fa di tutto per distruggersi e per fare cadere il Governo in maniera tanto fragorosa da dovere andare per forza alle elezioni. Primo fra tutti Conte-pochette, che da quella sedia non si vuole schiodare, e oramairagiona come Sansone, mentre degli italiani, del popolo italiano, eccetera, non gliene può importare di meno.

È, però, evidente, anche se Zingaretti e Bettini non lo vogliono dire, che l’unica soluzione seria sarebbe quella che io propugno da mesi: la soluzione Churchill. Lo ricordo una volta di più. Come per Churchill che andò al Governo in due giorni esatti mentre la Gran Bretagna era sotto le bombe e veniva massacrata in Francia e, senza traumi, prese il potere, si dette da fare e vinse la guerra.
E non mi dite che non c’è un Churchill italiano. Quello si trova, se si vuole. Certo gli stellini si metteranno a piagnucolare, ma si troverebbero anche nella condizione di chi o mangia quella minestra o salta dalla finestra: allo stato dei fatti, se vanno alle elezioni scompaiono. Come scomparirebbe Renzi, che, infatti, lo sa benissimo e continua a fare il tira e molla, contando sulla resistenza degli stellini e del consigliere Bettini (suo amico, del resto) che non vogliono rischiare le elezioni e quindi abbozzano.
Resta il fatto che un governo de-contizzato, al di là delle possibile qualità del nuovo Presidente, potrebbe essere tutto nuovo e quindi lasciare fuori certi scampoli che è meglio usarli per cancellare la lavagna e basta. E per di più, i famosi centristi-europeisti-liberali, li troverebbe all’istante, e molti pure; Berlusconi fingerebbe di stracciarsi le vesti, ma se ne starebbe tranquillo a Nizza a riposare e qualche altro parlamentare lo perderebbe volentieri.
Il guaio è che, purtroppo, ciò presuppone una cosa inesistente oggi a Roma: senso di responsabilità e coscienza (e conoscenza) di sé. Occorrerebbe, cioè, capire che per sopravvivere loro e per fare sopravvivere il Paese, se se ne vanno a casa è meglio: lascerebbero le cose in mani più esperte delle loro, e dopo potrebbero anche tornare, come gli scolaretti dopo la vacanza.
Non parli mai, direte, del futuro del Paese, dell’etica politica, delle prospettive filosofiche. Ma come si fa, con questa situazione?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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