sabato, Aprile 10

Conte e un Paese alla frutta marcia Conte 2 cade, che si fa in una democrazia vera? non pasticciata come quella americana. Conte 2.2? Intanto mettiamo in fila quanto successo tenendo come stella polare il sistema della divisione dei poteri

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Molto umilmente, perché non solo non sono un politologo ma non sono nemmeno un ‘tuttologo’, e quindi su certe cose sono sempre molto cauto e … democratico, ieri parlavo di democrazia, di quella americana, o meglio statunitense, della quale sottolineavo alcunecontraddizioni’ a dire poco, ma specialmente di talune insufficienze. Tra cui quella per la quale chi ha il potere, cioè è stato eletto -il che, come ricordavo, non è il timbro di qualità della democrazia- molto spesso pretende dicomandarepiuttosto che governare, che è ben altra cosa. Incidentalmente rilevo, ma poi parlo di altro, che l’attuale direttore della ‘Repubblica’ agnellide (sulle cui connessioni con la democrazia, mi permetto di avanzare qualche riserva) faceva notare, pronunciandolo in perfetto accento del Bronx (io non potrei, non ‘so’ l’inglese, io) che il sistema era salvo grazie al bilanciamento dei poteri, una grande invenzione americana.
Al solito ciò che si fa in ‘America’ è bello e buono, da noi no. Oddio, si potrebbe ricordare un certo Montesquieu, ma quello parlava francese, non inglese e gli agnellidi parlano solo inglese. E dunque, la loro Costituzione di due secoli fa è una meraviglia perfetta, la nostra di ottant’anni fa schifo; il loro Parlamento di due Camere è una meraviglia del creato, le nostre due sono la prova della insipienza dei nostri cattivi padri costituenti; il loro sistema giudiziario è una meraviglia del creato, specie con i giudici eletti e scelti dall’esecutivo, il nostro è una porcheria immonda con i giudici scelti per concorso. E così via.
Non so a quale parrocchia politica appartenga il grande direttore (peraltro sempre di una tristezza struggente: rida, direttore, sorrida ogni tanto … mica ha paura delle rughe!), ma poco mi importa in questo momento, mi importa invece di tornare alla democrazia, diciamo così, militante, che dovrebbe essere il nostro obiettivo chiave, specialmente oggi che abbiamo da fare fronte alla più grave crisi economica forse della nostra storia e abbiamo un ceto politico che, Molinari ne converrà, peggio di questo non c’è … al mondo.

Ma, certo, abbiamo Goffredo Bettini, il consigliere speciale del principe che discetta e, serissimo, dichiara che la soluzione sta in una cosa semplicissima, un «accordo solenne, vincolante e chiaro» tra Giuseppe Conte-pochette, Renzi-Boschi, Zingaretti-nulla E come si fa questo accordo: davanti a un notaio, in Chiesa, in Vaticano, nelle mani di Biden, da al Serraj? Ah certo, recita il consigliere (che secondo me deve essersi consultato con il consigliere principe di Conte, l’innominabile superpagato di Palazzo Chigi … –i puntini servono a scriverci il nome, io mi rifiuto!) la soluzione è mandare i leader tutti al Governo. Perfetto. Si chiama ‘minestra De Mita’, telefonate a Nusco e ve lo racconta lui: si mandano i leader (che cosa sia un leader non so, io non ‘so’ l’inglese) al Governo e poi … stanno sereni! Intanto il suo ‘piano’ è chiaro e lucidissimo: ‘discuteremo, ci confronteremo, guarderemo’, cioè aria nemmeno fritta, bollita, anzi peggio: la promessa e l’invito alla commercializzazione, alla trattativa, al compromesso, al ‘do una cosa a te e ne prendo una per me’, e così via. Cioè il contrario nonché della democrazia (non sono quei quattro ceffi a doversi spartire i soldi, ma i cittadini italiani tutti: favorevoli e contrari ai ceffi di cui sopra), della nostra Costituzione, vecchia, secondo vari incompetenti, ma vigente, nonostante Renzi e perfino nonostanti gli stellini, che le hanno dato un colpo pesantissimo, ma tant’è.

E dunque torniamo alla democrazia vera, o almeno alla nostra. Dove esiste (con sincero, immagino, stupore dell’agnellide direttore di ‘Repubblica’) la divisione dei poteri, ma vera e rigorosa, non quel pasticcio americano!
Il Governo governa
(appunto, non comanda) seguendo le istruzioni politiche (cioè non operative) del Parlamento, che, appunto legifera e orienta la politica dello Stato (tutto), il tutto sotto il controllo della Magistratura, sulla quale il Governo (signora Chirico e soci permettendo) non ha alcun potere, e che, a sua volta, non ha poteri né sul Governo né sul Parlamento, reati a parte, sui quali né il Governo né il Parlamento possono sottrarsi … altro che Trump che se ne frega e aizza alla rivolta … se lo facesse Conte verrebbe arrestato, sì, proprio così, chiedete a Matteo Salvini.

E dunque ancora. Dovendo affrontare una situazione difficilissima e dovendo decidere in che modo programmare (badate bene, ‘programmare’) la spesa di una massa enorme di denaro, il Governo (qualunque Governo, come infatti hanno fatto gli altri europei) affida ad alcuni ministri competenti, sotto la direzione del Presidente, la redazione di una, chiamiamola così, ‘ipotesi di lavoro’, sia politica che operativa che è quella che spetterà propriamente al Governo.
Un momento, alt, fermi tutti: ‘competenti’ non significa (solo) competenti per materia, ma competenti, cioè capaci, preparati. A nessuno per dire verrebbe mai in mente di affidare un piano di trasporti al Ministro Toninelli, per intenderci, benché competente in materia e quindi non escludibile … ci siamo capiti. ‘Direzione del Presidente’, vuol dire coordinamento, impulso, ma non assumere tutto su di sé e tenere tutto per sé, magari nemmeno parlandone agli altri Ministri e, se del caso, anche lo smemorato Toninelli.
Dopo di che la proposta generale’ (quella che abbiamo definito ‘ipotesi di lavoro’) va in Parlamento, che ne discute e dà indirizzi, ma non entra nel merito, non è suo compito, né sua competenza! Per di più, alcune delle cose da fare è meglio non dirle prima. Ad esempio, se si pensa di abbassare una tassa non si può dire ‘fra cinque anni abbassiamo quella tassa’, perché da subito nessuno la pagherebbe più o qualcuno ci potrebbe speculare, ecc.
Dopo ancora di che, il tutto torna al Governo, che redige il piano definitivo, e, se del caso, lo porta in Parlamento perché diventi legge, ma specialmente lo realizza, usando (se le ha!) tutte le flessibilità del caso.

Se del caso’ ne fa una legge, dico, perché farne una legge è un errore, un errore marchiano, che potrebbe capire perfino Conte, pur abituato a stabilire quante volte al giorno uno può uscire di casa e roba del genere. L’economia (ma anche la sociologia) non è riducibile ad una legge o in una legge. L’economia si muove continuamente, sfugge, si adatta, va inseguita e preceduta, una legge la comprime e la rende non funzionale, porta a errori, gravi. Si pensi, solo per fare un esempio fuori da noi, alla stupidaggine di includere nel trattato di Maastricht (per noi legge a tutti gli effetti!) la regola per cui gli Stati non possono avere un debito superiore al 60% del PIL. Una cretinata assoluta: nessuno la ha rispettata perché nessuno può, ma in compenso viene usata sia per ricattare questo o quello, sia, magari, per affossare la Grecia. Cioè fa solo danni: una roba da ragionieri scemi che, infatti, ha portato all’assurdo del trattato ‘salva Stati’ (amatissimo, e non è un caso, da Monti e altri come lui, Merkel innanzitutto, oggi pentita!) che è servito solo a distruggere la Grecia e a fare credere agli stellini che è il diavolo con le corna … ma del resto quelli di più non possono.

Orbene, invece che fa il nostro bel Conte &co. (perché ha un ‘co.’)? Nomina commissioni pompose con sede a Londra, comitati, ‘gabinedi regia, sente questo e quello, fa gli ‘statigenerali’ (rubando l’idea agli stellini, ma invero ai francesi se non sbaglio già di Luigi XIII, i cui ‘stati generali’ sono ancora in corso!) tanto per fare vedere quante pochette possiede e offrire migliaia di tartine al caviale a gente sconosciuta a noi, ma non a lui? Insomma, cerca di trasformare il piano per le prossime generazioni in un suo giocattolo personale, da usare e spendere per la Presidenza della Repubblica. Per la quale, anzi, ha già deciso l’agenda: si rielegge Mattarella per due o tre anni (tanto è vecchio, magari muore pure e si leva di torno da solo), si fa un terzo o quarto governo Conte e poi si elegge quest’ultimo alla Presidenza della Repubblica.
Bettini permettendo, il piano andava pure avanti. È vero che sarebbe stato (come comunque, temo, sarà) un’ennesima occasione persa per gli italiani, ma chi se ne frega degli italiani: e infatti, con grande soddisfazione di Bettini (che gode all’idea di «andare a vedere, sotto la ‘scorza’, qual è la ‘polpa’ che lo muove veramente», alla faccia dell’interesse degli italiani!) Matteo Renzi, il rasserenatore e rottamatore fallito che più fallito non si può, insieme alla ormai inguardabile Maria Elena Boschi (quella frangetta è un disastro) aspirante Ministro della guerra, pianta una grana al giorno, discute, si oppone, si ribella, minaccia diritirare le ministre’ (basterebbe questa espressione per farlo cacciare dal mondo civile): principalmente perché il piano non è stato ancora fatto circolare tra i ministri … ma allora come fa a dire che fa schifo? Infatti, non può, è tutta chiacchiera per guadagnare spazi, per metter le mani su qualcosa, che quindi conosce benissimo, e, magari, farsi nominare segretario generale della NATO, una cosa al limite del surreale, ma che gli risolverebbe la vita!

Mi avete, sì, visto scrivere una parola di economia, di futuro di investimenti, di soluzioni? No, per il semplice motivo che nessuno ne parla perché il tema non è quello, e, probabilmente, i progetti non ci sono. Delle cose reali (la distribuzione dei soldi veri) si parla dietro le quinte, ne parla Conte con qualche potentato economico e fa arrabbiare Renzi che vorrebbe farlo anche lui, col rischio che alla fine si vedrà che tutto si risolve come le mascherine italiane che sono cinesi, mentre quelle italiane vengono vendute … ai cinesi, o come i banchi a rotelle che hanno fatto divertire solo la Ministro Azzolina, altra competente che levati!

Poi (ma non lo avevo scritto io nel mio articolo di buon anno?) pare che sia intervenuto Sergio Mattarella che ha preso la cosa in mano’ dicendo quello che sto dicendo io: ‘fate questo cazzo di piano ora, subito’, come direbbe De Falco, ‘c’è una biscaglina saliteci, e poi fate il cavolo che volete, strappatevi i capelli, strappatevi le mutande, urlate, fate casino, tanto da me dovete venire’. Lo aveva detto: “sarà un anno molto impegnativo per me”.

E ora? Cade il Governo, si fa il Conte 2.2? si fa il Franceschini 1.0? Renzi sbaglia a cercare di ‘fare i conti con Conte’ (Bersani)? boh, intanto si farà quel ‘cazzo’ di piano, che purtroppo sarà inglobato in una legge, ma almeno non ci faremo cacciare a calci dall’Europa. Il resto è in grembo a Conte e Renzi, con la benedizione di Bettini.
Un Paese alla frutta? Si, marcia.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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