lunedì, Aprile 19

Conte, chi? Chi è? cosa è? cosa rappresenta? cosa pensa? da che parte sta? Mentre è in corso una sottile e complessa manovra di avvicinamento tra i ceti forti, in vista della montagna di soldi in arrivo, completamente alle spalle della politica

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Una premessa, anzi, una precisazione, credo, dovuta. Ieri ho sottolineato che l’indebolimento o licenziamento di Angelo Borrelli e Domenico Arcuri era stato fatto, da Mario Draghi, in maniera discutibile. Lo ribadisco: non nel merito, anzi. Se Draghi lo fa, fa benissimo, ma … ma … ma ce lo deve dire e spiegare, perc (questo è la democrazia!) noi cittadini-utenti-buoi abbiamo il diritto di sapere chi e perché abbia sbagliato prima o se chi e perché abbia sbagliato ora. Quindi, Draghi ha il dovere di spiegare. Democrazia non vuol dire che quella decisione debba passare per un dibattito e una trattativa parlamentare e politica. Draghi fa benissimo a decidere, anzi, lo invito a farlo spesso e sempre di più: ma ci deve dire perchè lo fa.

Ciò premesso, sono certo che molti italiani di buona coscienza hanno atteso con moderata, diciamo pure moderatissima, forse nulla ansia il risultato dell’incontro al vertice -del ‘summit’ direbbero Giggino e Giuseppe Conte- tra lo stesso Conte (forse), lo stesso Giggino (forse) Patuanelli (pare), Fico (si dice), Casaleggio (no, pare di no, però magari sì) e Grillo (con casco da astronauta), insomma un monologo di Grillo. Incontro che avrebbe dovuto definire i destini degli stellini, in piena crisi diidentità‘ (posto che mai una ne abbiano avuta). La metto giù con una certa ironia, anche perché mi fa davvero ridere questo completo stravolgimento delleideee delleprassida loro sbandierate. Lo ricordate? tutto alla luce del sole, tutto in streaming: nella villa di Grillo -anzi, al suo albergo di riferimento (roba da matti!)- che del partito è il garante (qualunque cosa significhi) ma non riveste alcuna funzione dirigente. Insomma, dallo streaming al segreto che nemmeno il sig. M. di James Bond. Ma poi: ‘uno vale uno‘, diventauno vale tutti‘: decide Grillo, fa Grillo, propone Grillo e Grillo nomina Conte a dirigere il tutto. Pare. Conte, pensoso, ha accettato, pare.

Vedremo, francamente non è che importi moltissimo, anche se è un vero peccato che un movimento che ha smosso la coscienza e l’attenzione di milioni di persone, si trasformi in una sorta di gestore di affari e di sottogoverno, rinunciando alla possibilità, che sarebbe ovvia, di collocarsi chiaramente dalla parte del popolo e quindi a sinistra, e alla possibilità di trovare una strada comune con i partiti della sinistra italiana … e va bene, certo a vedere come agiscono Zingaretti e Bonaccini, passa la voglia! Poi, la scelta di Giuseppe Conte come interprete e fondatore del grillo-pensiero-rinnovato è surreale.

Scusate: Conte che cosa è? chi è? cosa rappresenta? Il fondatore, faccio un nome a caso, del partito comunista, tal Vladimir Ilic Lenin, si sapeva che pensava, che aveva studiato, di che idee era imbevuto; del fondatore del partito comunista italiano, tal Antonio Gramsci, idem, anzi, anche di più; del fondatore del partito nazista, se non altro esisteva il Mein Kampf, dove c’era scritto tutto; del fondatore del fascismo italiano … ecco qui si comincia ad avere qualche esitazione. È curioso, ma in Italia è, spesso così. Uno è socialista e si inventa il fascismo, così. Ammetterete che quanto a cambiare idee non c’è male.
E questo vale per molti, moltissimi, troppi altri, italiani e non.

Ma Conte? Torno a chiedere: chi è, cosa è, che ha scritto, che pensa, da che parte sta? Ecco la domanda chiave. Certo, porla a Grillo, o a Di Maio (vedete non lo chiamo nemmeno Giggino, ormai anche quel vessillo non gli si addice) o a Casaleggio, o a Di Battista o alla Taverna (per metterci una donna … ma guarda, una sola!) ha poco o nullo senso: sono e stanno dove gli capita e dove c’è odore di potere, magari non rubano, per quanto se ne sa, ma a parte questo, nulla.
Ma Conte? Sta diventando un ritornello, lo so, ma io me lo chiedo con curiosità, con ironia, non con scherno (non scherziamo, lo scherno appartiene a lui, a loro, ai vaffa, non a me), ma certo con preoccupazione.
Preoccupazione?

Sì, preoccupazione, perché di queste persone, delle quali si sa solo che sanno dire ‘vaffa’, e che sono tutto e il suo contrario, le uniche cose che si sanno sono che hanno potere, molto potere, e che non amano (a dir poco) la democrazia, non amano il Parlamento, che infatti riempiono di personaggi perfino in ‘buona fede’ e patetici, ma di una improbabilità assoluta. E lo amano così poco, il Parlamento, che non solo lo vogliono ridurre al minimo possibile, fino a farlo scomparire, ma lo vogliono umiliare, rendere trascurabile. Direte: ma non sono i soli. Certo, anzi, sono in ottima compagnia: Silvio Berlusconi, che costoro odiano come il diavolo l’acqua santa, voleva la stessa cosa; Matteo Renzi, idem come sopra, solo per citare i nomi che mi vengono in mente. Direte, e Matteo Salvini? Certo, anche Salvini, ma in una perfino ingenua idea di diventare il capataz … non a caso si faceva chiamare ‘capitano’, no?

Salvini, mi accuserete, dici che non era troppo pericoloso? Sì, e lo confermo, lo vediamo oggi. Salvini era una ottima macchietta, gonfiato e sostenuto da un ceto di industriali, o meglio, industrialotti, che ci contavano per aumentare la propria libertà di manovra. E Salvini, secondo me nemmeno comprendendo bene ciò che faceva, ma puntando tutto sulla propria improvvida capacità comunicativa, cercava, un po’ stolidamente e un po’ comicamente, di tirargli la volata, opponendosi alle restrizioni del covid, non indossando la mascherina ecc.; e poi facendo una battaglia di sole chiacchiere contro le chiusure. La mia impressione, spero di non sbagliare, è che abbia fatto il gioco che gli hanno chiesto, mentre alle sue spalle gli stessi industrialotti e industriali (specie questi ultimi) si rendevano conto che il gioco stava diventando insostenibile per loro e che rischiavano di restare tagliati fuori dalla torta del piano europeo. E quindi gli hanno detto: ora strilla pure, ma entra nel Governo, anzi, facci entrare i nostri amici, qua si tratta di affari!

Giorgia Meloni, che continua a macinare voti ‘perché è coerente’, è coerente, cioè non è. Voglio dire, è ridotta a difendere la ridotta di un fascismo becero come sempre, ignaro della realtà come sempre (mica solo la Borgonzoni non legge!), ma in fondo, specialmente oggi, secondo me destinato a finire, perché la parte piùreazionariadel Paese, per usare finalmente un termine comprensibile, vuole l’Europa, e ha capito (credo) che il nazionalismo provinciale della Meloni e le chiacchiere sulla Patria servono solo per fare comizi.

Sì, amici che mi leggete, proprio sì. Credo che sia in corso una sottile e complessa manovra di avvicinamento e dicomprensione tra i ceti forti italiani, alle spalle della politica ufficiale. Un avvicinamento che sta creando una unità di intenti, in vista di una utilizzazione a loro vantaggio della montagna di soldi in arrivo, completamente alle spalle della politica, della ‘classe politica’ e della ‘classe dirigente’, che ora si trova al Governo, nella parte ‘politica’ di esso, e forse non solo.

Non per caso, forse intuendolo, Conte parla di fondare, sulle ceneri degli stellini, una sorta di partito liberale-moderato, che non significa assolutamente nulla, altro che un tentativo (secondo me goffo e scomposto) di ingraziarsi quei ceti di cui parlavo. Ipotesi ‘intelligente’, certo, se per intelligenza si intende abilità di gestire il potere, o almeno di provarci. Ma le truppe non ci sono, o almeno non sono certamente quei quattro strampalatisceltidalla piattaforma Casaleggio. Il ‘ceto forte’ italiano, si sarebbe potuto fidare certamente di Conte, arricchendolo, come avvocato, ma dubito assai che possa fidarsi di Conte stellino: magari per un po’, forse, per ingraziarselo. Ma poi basta.

Direte: e Draghi?
Sapete cosa? io credo che Draghi possa essere due cose opposte: il vero portatore di quella linea (subdola) di ripresa piena del potere da parte delleclassi dominanti‘ (e, tanto a malignare si fa presto, ciò spiegherebbe l’entusiasmo di Renzi e di Bonaccini e soci), oppure -… capisco che mi darete del sognatore …- quello che può mettere ciascuno al suo posto, al suo giusto posto. Ne ha la capacità, ne ha la forza intellettuale, ne avrebbe l’appoggio della parte migliore del Paese, quella che oggi strilla contro l’attentato alla democrazia che sarebbe il suo Governo (non è così e ci tornerò). Ma non ha l’unico appoggio che gli serve: quello del PD.

Risultato? Sono al tempo stesso moderatamente entusiasta, ansiosamente entusiasta e, al tempo stesso, terribilmente preoccupato, perché al nazismo ci si può opporre e vincere, contro un ceto dominante di industriali e industrialotti ed economicisti vari, combattere sarebbe molto più difficile, forse impossibile, anche perché Bergoglio non è eterno, e si fa presto a ridiventare democristiani e ad essere loro il sostegno di cui parlavo -non sono certo i Cardinali che mancano in Italia.
E Conte? Conte, chi?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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