Contagio COVID-19: finanza sociale, cosa c’entra? La simmetria virtuosa fra finanza sociale e imprese sociali che non appaga la speculazione culturale, ma supporta e salva la vita delle persone

Purtroppo il contagio si diffonde in modo esponenziale e il grafico che segue esprime non solo la magnitudo numerica, ma la percezione visiva che è ancor più incisiva.

E’ probabile che il vaccino possa dare segnali significativi nei primi mesi del 2021 e sia a disposizione della popolazione mondiale, in modo selettivo, ai primi di Giugno 2021. In seguito la distribuzione e il ‘tempo e metodi’ per somministrarlo. Ovviamente si spera.

Va bene, ma cosa c’entra la finanza sociale e il concetto d’impresa sociale ad impatto sociale con il contagio esponenziale, i rimedi vaccinali e la sua distribuzione?

Purtroppo arriviamo al solito snodo critico: dove troviamo le risorseUna via d’uscita è adottare il presupposto concettuale che la finanza sociale non è un sottoprodotto della finanza, ma dovrebbe essere la ‘finanza per definizione’ considerando che tutte le opzioni del sistema dovrebbero avere l’obiettivo sociale inteso come componente ‘in re ipsa’ e condizione necessaria del sistema stesso (dicesi anche ‘sistema Paese’). In sintesi la finanza è sociale nella misura in cui riesce a mantenere, seppur in parte, uno stato di welfare della popolazione accettabile e svolgere un ruolo riparativo a favore dei bisogni sociali della gente: nella fattispecie sanitari.

Questa affermazione non è ardita o vezzo culturale e di originalità perché, considerando che tutte le imprese dovrebbero essere sociali (quindi l’impresa è sineddoche dell’impresa sociale) ovviamente anche la finanza dovrebbe essere sociale come il marketing, la gestione delle risorse umane,come i bilanci (che spesso integrano bilancio dì esercizio con bilancio sociale) e così via.

La finanza sociale non è una ‘diminutio’ della finanza ed è la prospettiva che si dovrà praticare fino al punto che la finanza sociale è la ‘finanza doc’. 

Tesi iperuraniche? Proposte sensazionaliste?Penso proprio di no se definiamo l’impresa sociale come una impresa che in logica economico aziendale, si fonda sull’imprenditorialità sociale (formula imprenditoriale sociale) che è dinamismo aziendale basato su: Intenzionalità sociale e ‘purpose’, misurazione, addizionalità, continuità sussidiaria, massimizzazione relativa del profitto. 

 In una logica di ‘welfare universalistico a sussidiarietà variabile-(WUS)’ allargato e ‘laico’ ove le imprese riconoscono il sociale come ‘commodity’ imprenditoriale e giocoforza parte integrante della loro capacità imprenditoriale. 
Non c’è mantenimento e sviluppo economico senza mantenimento e sviluppo sanitario e sociale. Per fare questo i mercati finanziari giocano un ruolo necessario.  

Anche nel mondo della finanza, spesso predatoria e speculativa, ci sono ripensamenti e, fermo restando lo strido dell’effetto annuncio, i contenuti delle lettere e del manifesto che citiamo, di seguito, hanno un valore di tendenza:

• ‘LarryFink, ceo di BlackRock (gruppo di risparmio gestito Usa con oltre 6mila 500 miliardi di dollari in gestione) con lettera ‘To our sharehoders’ (2019) ;
il manifesto della Business Roundtable (19 Agosto 2019) dei 181 top manager delle più importanti imprese USA,in cui si dichiara che la massimizzazione assoluta del profitto non è l’imperativo categorico delle aziende ;
ancora ‘Larry’ Fink: lettera ‘Una completa trasformazione della finanza’ (2020) sono icone di cultura finanziaria che evolve. 

E l’adozione degli indici ESG (Environmental, Social, Governance) come parte integrante della maggior parte delle operazioni finanziarie e l’orientamento a evidenziare la connessione con le 17 icone degli SDGs (Sustainable Development Goals) sono solo estetica di sistema?  

Le considerazioni, che potrebbero sembrare emotive, sull’esigenza di assumere una responsabilità sociale obbligatoria per qualsiasi manifestazione economico-finanziaria in regime di pandemia corrente e COVIDera è all’ordine del giorno ed è ineluttabileSarebbe una TOBIN TAX di scopo. 

Il paradigma che la finanza presta denaro (capitale di debito) o fornisce capitale (capitale di rischio) agli operatori che sviluppano imprenditorialità in aziende deve essere rivisitata in ‘la finanza sociale presta denaro (capitale di debito) o fornisce capitale (capitale di rischio) agli operatori che sviluppano imprenditorialità sociale in aziende profit e non profit.  

Una simmetria virtuosa fra finanza sociale e imprese sociali che non appaga la speculazione culturale, ma supporta e salva la vita delle persone.