martedì, Luglio 27

Contadine indigene dell’India field_506ffb1d3dbe2

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New Delhi – Mentre il cambio climatico è stato fonte di preoccupazione per gli agricoltori di tutto il mondo, le comunità agricole indigene del Kashipur, nella regione di Rayagada, città dell’India orientale che fa parte dello stato di Orissa, hanno fatto meraviglie adattandosi a piccoli passi e trasformando così l’agricoltura, che era diventata una forma di sostentamento inaffidabile, in un’attività economica fattibile. Lo hanno fatto in modo completamente biologico, ecologico e protagoniste sono state le donne. Loro hanno preso in mano le redini di questo cambio, introducendo le nuove pratiche da sostituire al vecchio metodo di coltivazione itinerante sulle pendici delle colline.

Famoso per la fame e la malnutrizione, il Kashipur è una regione subtropicale collinosa e boscosa abitata da comunità, tribali e non, dedite principalmente all’agricoltura, e alla coltivazione itinerante sui versanti delle colline è una pratica antica. Colpito dalle loro storie di morte per fame e carestia, Rajiv Gandhi, in veste di Primo Ministro, e sua moglie, attuale Presidente dell’Alleanza Progressista Unita (UPA), hanno visitato la regione nel 1987, e molte promesse sono state fatte alle popolazioni del Kashipur. Nonostante ciò, la regione ha visto ben poco sviluppo fino a oggi.
Da non dimenticare, è anche la riduzione rapida delle foreste messa in atto per promuovere l’industrializzazione e l’estrazione di bauxite, fatto che ha colpito il clima e l’ecosistema locali.

L’agricoltura era affidabile fin quando le foreste erano intatte per contenere le inondazioni improvvise e l’erosione del suolo. Le piogge erano puntuali e il clima favorevole. Mano a mano che le foreste si sono ridotte per far spazio alle opere di sviluppo, alle miniere e all’industrializzazione, e per far fronte alle richieste di legname delle famiglie, delle attività commerciali e dell’industria, il clima della zona e le piogge sono cambiate”, ci dice Sumani Jhodia, del villaggio di Siriguda, famosa responsabile locale e Presidente di Ama Sangathan, una società femminile della zona.
Le piogge sempre più abbondanti ormai da un anno causano inondazioni improvvise, ma lavano anche via la terra soffice delle zone coltivate sui versanti, causando danni alle coltivazioni delle colline e delle pianure ai loro piedi”, afferma Sumani.

Piogge tardive, inverni precoci e precipitazioni abbondanti sempre più frequenti sono ormai la norma, e la stagione agricola si è ridotta da cinque a tre mesi, dicono le contadine indigene.

Le piogge tardive ritardano le attività agricole, specialmente per quanto riguarda la coltivazione di riso e coracan, e un inverno precoce danneggia le colture ancora prima che siano pronte per il raccolto”, si lamentano le produttrici dell’intera regione.
Con la perdita dei raccolti, la nostra situazione finanziaria è peggiorata. Io, per esempio, non ho potuto pagare le cure per mio marito, che è morto qualche anno fa dopo una lunga malattia”, racconta Jaimati Majhi, 40 anni, del villaggio di Dandabad.

L’agricoltura danneggiata porta alla povertà, all’insicurezza alimentare e alla migrazione per necessità dei giovani, che vanno verso altri stati per lavorare come braccianti. “Di questi tempi, uno o due membri per famiglia lasciano il proprio stato per lavorare come braccianti. Alcuni addirittura muoiono sul luogo di lavoro. L’anno scorso, due giovani del villaggio di Madigaon sono morti nello stato dell’Andhra Pradesh”, racconta Sumani.

C’era bisogno di agire, o di misure correttive, per fermare e invertire il degrado ecologico e riportare l’agricoltura al vecchio stato di attività economica affidabile, ma nessuno sapeva come ottenerlo.
Nel frattempo, una delle maggiori esperte nel campo dello sviluppo, Vidhya Das, della ONG Agragamee, ha incontrato gli abitanti del villaggio e ha esposto la propria idea di sviluppo del villaggio ecologico ai membri del Mahila Mandal, il comitato delle donne del villaggio. L’idea è stata apprezzata.

Ispirandosi alle idee della rivoluzione del filo di paglia di Masanobu Fukuoka sulla crescita naturale e senza interferenze delle foreste tropicali, è stata creata una variante di modello comune di coltivazione che prevede di non arare, non sarchiare e non usare fertilizzanti inorganici e pesticidi chimici.
Mentre il fatto di non arare e non sarchiare è per evitare l’erosione del suolo in caso di piogge abbondanti, il rifiuto di usare pesticidi inorganici o chimici è per rendere l’attività economicamente sostenibile e proteggere la qualità del terreno allo stesso tempo.
Come alternativa ai fertilizzanti inorganici, queste donne lasciano i rifiuti organici quali foglie, arbusti ed erba sulla terra, così che possano decomporsi generando compost per aumentare la fertilità del terreno e favorire l’umidità in superficie, per aiutare la crescita delle piante per un periodo relativamente più lungo. Scientificamente, oltre a rivitalizzare la terra per l’agricoltura, questo processo naturale favorisce anche la formazione del suolo.
Nonostante questo metodo non fosse sconosciuto agli agricoltori indigeni, non veniva più usato per via dell’invasione degli stili agricoli corporativi e commerciali.

Le donne hanno preso in mano la situazione, dallo sviluppo dei terreni agricoli alla creazione delle aziende.
I gruppi di donne hanno sviluppato un metodo di agricoltura comune che combina le piantagioni, i frutteti, le colture pluviali e le siepi per fornire un sistema agro-ecologico integrato che sostenti le singole famiglie e la comunità nel suo insieme”, afferma Vidhya Das.

I piccoli cambi nei metodi agricoli precedenti per adattarli alle variazioni del clima e l’integrazione di queste modifiche con le conoscenze ancestrali di queste comunità hanno cambiato l’agricoltura in modo sorprendente, trasformandola da una fonte di sostentamento inaffidabile in una attività economica con nuove opportunità.
Ho coltivato una gran varietà di prodotti, tra cui granoturco, coracan, khosla, kangu, zucchero, caiano, horse gram o seme da cavallo, peperoncino, cetrioli, fagioli, zucca e igname”, racconta Sonamati Majhi, 50 anni, contadina di Dandabad.

L’anno scorso, oltre alle verdure e ai legumi prodotti durante la stagione, Sonamati ha ottenuto anche 92 kg di coracan e 10 kg di caiano dalla propria azienda, prodotti da cui ha potuto ricavare un certo guadagno vendendo ciò che non era necessario per il proprio consumo. Quest’anno spera in un raccolto migliore.
Prima, il raccolto spesso non era sufficiente neppure per coprire i nostri bisogni”, aggiunge Sonamati. “Mentre le colture stagionali e annuali sono destinate principalmente a soddisfare le nostre necessità, quelle commerciali servono a contribuire ai nostri guadagni. Abbiamo piantato anche alberi generatori di reddito come mango, giaca, guaiava, litchi e anacardio, inclusi nelle aziende per creare una fonte di reddito stabile in tre e quattro anni”, dice Amika Chalan, del villaggio di Maligaon.

Per creare risorse comunitarie che possano sostentare i singoli individui in un momento di difficoltà, i membri del Mahila Mandal, le donne del villaggio, hanno iniziato a creare aziende agricole comunitarie in grandi appezzamenti di terreno comuni, in particolare sulle pendici della collina, sempre seguendo lo stesso metodo.

Non solo il successo delle pratiche agricole modificate ha reso l’agricoltura un’attività economica affidabile, ma ha anche fornito un’alternativa alla coltivazione itinerante e ha ridotto la migrazione nella regione, perché i giovani stanno riacquistando fiducia e partecipano all’agricoltura per contribuire al sostentamento. Inoltre, questo esito sta dimostrando che l’agricoltura di sussistenza può portare sviluppo nelle comunità senza causare danni all’ambiente e all’ecosistema, contrariamente alle miniere e alle grandi industrie.

 

Traduzione Emma Becciu

 

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