lunedì, Giugno 21

Consumo di suolo: le criticità di una legge necessaria Ne parliamo con Federico Oliva, del Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (CRCS)

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Quali sono le origini storiche, politiche ed economiche del fenomeno nel nostro Paese?

Il motivo principale è che l’Italia è una piccola nazione come superficie a disposizione, tra l’altro in buona parte di natura montuosa e quindi non urbanizzabile, che presenta però una notevole popolazione rispetto allo spazio di cui dispone. Poi abbiamo avuto una politica urbanistica che non ha mai controllato questi processi di urbanizzazione evidenziandone gli aspetti più dannosi dal punto di vista ecologico. E anche nella legge che adesso si inizierà a discutere al Senato questi aspetti non ci sono ancora mentre sarebbe meglio che ci fossero.
L’Italia ha un rapporto tra abitazioni e popolazione superiore a qualsiasi Paese europeo: 115 milioni di stanze abitabili su 62 milioni di persone. Quando nel 1961 si fece il censimento di ‘di svolta’, cioè quello in cui l’Italia passava dall’essere un Paese povero ad un Paese benestante grazie al boom economico, avevamo 50 milioni di stanze per 50 milioni di persone potendoci già considerare come un Paese evoluto.
Come si può vedere abbiamo raddoppiato questo standard, disponendo di un patrimonio edilizio enorme che però è mal utilizzato ed ha invaso una grande quantità di territorio naturale o agricolo.

Volendo analizzare il problema da più prospettive, qual’è l’incidenza del fenomeno dal punto di vista ecologico e ambientale?

Il consumo del suolo è inteso comunemente come deturpazione del paesaggio da parte dell’opinione pubblica, soprattutto in un Paese bello come il nostro; ma questo non è il problema più importante. Il problema principale è di tipo ecologico, ed attiene alla possibilità da parte di un suolo di poter contribuire alla rigenerazione naturale delle risorse ambientali fondamentali, ovvero aria, acqua e il suolo stesso.
Con un processo di consumo dissennato produciamo un elemento di impermeabilizzazione del suolo negativo per i processi di rigenerazione di aria e acqua, che sono risorse riproducibili, ma riducendo anche la quantità di suolo che invece rappresenta una risorsa non riproducibile ovvero non rinnovabile.
E non teniamo conto del fatto che il suolo tiene in vita dei meccanismi ecosistemici fondamentali per la vita dell’uomo, per esempio assorbendo l’anidride carbonica in quantità 50 volte superiore di quanto ne assorba la fotosintesi. Questo è un dato scientifico poco conosciuto ma fondamentale. Il suolo dev’essere quindi sano e permeabile.
Si pensi poi al contributo che un suolo mal gestito dà ai fenomeni di dissesto idrogeologico che avvengono sul territorio, causati anche dai cambiamenti climatici quali però sono in parte determinati da un consumo del suolo sbagliato. L’impermeabilizzazione dei terreni è uno dei fattori che ha contribuito al riscaldamento del clima su scala globale.

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