mercoledì, Settembre 22

Consumo di suolo: le criticità di una legge necessaria Ne parliamo con Federico Oliva, del Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (CRCS)

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Con un processo di consumo dissennato stiamo riducendo nel nostro Paese la quantità di suolo, che rappresenta una risorsa non riproducibile ovvero non è rinnovabile”; così Federico Oliva, architetto, professore ordinario di Urbanistica presso la Scuola di Architettura del Politecnico di Milano e membro del Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo – CRCS, ha posto l’accento un aspetto fondamentale e spesso trascurato quando si tratta di come ci vogliamo prendere cura del nostro territorio.

E quando una risorsa non rinnovabile non può essere accantonata, almeno in parte, puntando su un’alternativa (come stiamo facendo con le fonti energetiche non rinnovabili), allora ecco che dev’essere affrontato il problema del suo consumo, della sua limitazione e razionalizzazione. Cosa che il legislatore italiano sta cercando di fare attraverso l’approvazione alla Camera, avvenuta a maggio, del disegno di legge contenente norme sul contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato. Un provvedimento che aspettavamo da anni, essendo anche nella trattazione di questa problematica in ritardo rispetto alla maggior parte dei paesi europei, e che è stato accolto con soddisfazione da quelle associazioni, tra cui Legambiente e Coldiretti, rientranti nell’orbita della rete People 4 Soil, nata allo scopo di fare pressioni all’interno delle istituzioni europee sul tema.
Punti salienti della legge: azzerare il consumo di suolo entro il 2050 puntando sulla rigenerazione urbana e l’edilizia di qualità che dovrebbero auspicabilmente essere agevolate anche sul piano fiscale.

Soddisfazione sì, ma con una certa riserva in quanto il testo di legge approvato presta il fianco a molte critiche e perplessità, rischiando di rappresentare un punto di partenza nelle definizione di politiche contro il consumo del suolo a cui però non corrisponde un’adeguata effettività concreta. La palla passa ora al Senato, dove il testo potrà essere migliorato.
Delle criticità del provvedimento, della definizione scientifica del problema così come delle sua collocazione storica e geografica, e delle sue possibili soluzioni, alla ricerca di una strada sostenibile per il futuro, abbiamo parlato nell’intervista che il professor Oliva ci ha gentilmente concesso.

Professor Oliva, qual’è lo stato attuale del problema del suolo in Italia? Di che cifre stiamo parlando?

Le cifre sono da interpretare. In Italia è cambiata un po’ la situazione con la crisi economica che ci ha colpito negli ultimi hanno e che ha contratto molto l’attività edilizia. Nel nostro Paese eravamo arrivati ad un consumo di 8 ettari al giorno di suolo che veniva urbanizzato, trasformandolo da suolo agricolo o naturale a suolo edificato con infrastrutture e abitazioni, e che quindi veniva impermeabilizzato.
Abbiamo un dato europeo sul consumo negli ultimi 50 anni di 100000 ettari, quindi una superficie equivalente a due volte quella di Roma. L’Europa è in generale un continente che consuma molto suolo e l’Italia si pone sopra ad una media europea già di per se molto alta.

Negli altri paesi europei ci sono degli esempi virtuosi per quanto riguarda la gestione di questo problema?

Pensiamo all’Olanda, paese pianeggiante e molto popolato che però non mostra gli abusi che si possono constatare nel nord Italia L’Olanda è un Paese in cui il suolo lo producono addirittura, ma lì è comunque stata fatta una politica di uso razionale del suolo avendo impedito la dispersione urbana, che uno degli aspetti più negativi del consumo di suolo dal punto di vista paesaggistico , morfologico e ambientale, cioè il cosiddetto sprolo abitativo.
Quello che per esempio caratterizza la campagna veneta che si può definire come una campagna urbanizzata, che rappresenta uno degli elementi più disastrosi del consumo di suolo anche sotto il profilo ecologico ed energetico.

Quali sono le aree in Italia in cui il suolo è più sfruttato?

La regione che ha consumato più suolo è la Lombardia, essendo quella più popolata, urbanizzata e più in generale antropizzata. Poi l’Emilia Romagna data la sua natura prettamente pianeggiante, e infine il Veneto con il fenomeno della dispersione insediativa.
Al sud abbiamo situazioni di metropolizzazione di città che hanno inglobato centri abitati limitrofi in maniera disordinata, presentando poi però territori prevalentemente deserti. Qui il consumo di suolo non si presenta in proporzioni preoccupanti come avviene nel nord Italia.

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