lunedì, Settembre 20

Consultazioni "farsa" image

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Enrico Letta ha rassegnato le dimissioni da presidente del Consiglio nelle mani di Giorgio Napolitano a cui, come si legge nel comunicato stampa della Presidenza della Repubblica, ha richiesto di «evitare un formale passaggio parlamentare» poiché, comunque vada, «non potrebbe offrire elementi tali da indurlo a soprassedere alle dimissioni, anche perché – si legge nel comunicato – egli non sarebbe comunque disponibile a presiedere governi sostenuti da ipotetiche maggioranza diverse». Camera e Senato, quindi, saranno chiamate a votare direttamente la fiducia. Per disinnescare la miccia della «parlamentarizzazione» della crisi, già espressa da alcuni focosi deputati dell’opposizione come Renato Brunetta, nel comunicato si fa presente come essa sia stata evitata già altre due volte in passato (con Berlusconi e Monti).

Napolitano, pertanto, ha immediatamente iniziato le consultazioni ricevendo già oggi, come prevede la liturgia istituzionale, i presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini. Le consultazioni saranno necessariamente lampo dato che è già tutto deciso e proprio per questo motivo sono state definite una «farsa» da Guido Crosetto, Coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia. «Sarebbe stato più sensato e vero andare in delegazione alla segreteria del Pd ed evitare perdite di tempo» ha aggiunto sarcasticamente Crosetto di certo interpretando il pensiero di molti deputati e non solo dell’opposizione.

Chi ha deciso di non andarci proprio è il M5S. «Risparmiateci la presa per il culo» ha scritto poco diplomaticamente Beppe Grillo nel suo blog. La scelta se partecipare o meno è stata comunque messa ai voti e quelli favorevoli alla rinuncia sono stati 62 (17 contrari e 6 astenuti). Roberto Maroni, vero dominus della Lega, ha invitato il suo partito a non andare alle consultazioni ma può darsi si tratti del solito gioco delle parti con il segretario Matteo Salvini. Anche perché la Lega nei giorni scorsi ha dichiarato di star valutando se entrare nella maggioranza di governo e pertanto iniziare la trattativa disertando le consultazioni non sarebbe di buon auspicio.

Ma la vera attrazione di queste consultazioni sarà l’incontro che Napolitano farà nelle prossime ore con Silvio Berlusconi (l’ennesima situazione surreale da molti anni a questa parte): un Presidente della Repubblica che chiede a un pregiudicato, da cui, fra l’altro, è stato accusato di “colpo di stato”, di esprimere le sue valutazioni sulla situazione politica. Mancano solo due carabinieri a fare da piantoni sull’uscio della sala e lo spettacolo varrà da solo un week-end di lavoro.

Dopo il week-end, però ci sarà il nuovo governo Renzi. Quanto durerà? Molto meno dell’intera legislatura, come invece ha promesso il sindaco. E’ unanime convinzione che Renzi dichiari pubblicamente l’opposto degli obiettivi realmente perseguiti. Ha garantito a tutti i deputati che con lui si arriva al 2018 perchè è l’unica musica per le orecchie dei deputati. 

Una volta al governo, rafforzerà la immagine con almeno due grandi provvedimenti di grande presa sull’opinione pubblica. Dopo di che, forte della popolarità, approverà con Berlusconi una legge elettorale fortemente maggioritaria (che azzeri il potere di veto dei partitini) e si andrà dritti al voto. Solo allora, senza Angelino Alfano, Mario Mauro e Gaetano Quagliariello tra i piedi,  potrà realizzare il programma di rinascita che ha in mente. Ma prima deve vincerle le elezioni. 

 

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