venerdì, Giugno 18

Consulta: quousque tandem…

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Silvana Sciarra

Dopo l’annuncio sbandierato ieri da PD e FI dell’accordo finalmente raggiunto sui due nomi per la Corte Costituzionale e su quello per il CSM, e dopo i pareri favorevoli espressi da larga parte delle forze politiche, la situazione è imprevedibilmente e inspiegabilmente precipitata poco prima del voto del Parlamento in seduta comune nei confronti della terzina di candidati: Silvana Sciarra e Stefania Bariatti, rispettivamente in quota PD e FI, per la Consulta e Alessio Zaccaria, in quota M5S, per il CSM.
Tutto è
cominciato con la dichiarazione del M5S che in tarda mattinata ha fatto sapere che avrebbe votato per Sciarra, ma non per Bariatti. Senza entrare nel merito della decisione, quindi in maniera che potrebbe apparire gratuita, il deputato 5Stelle Danilo Toninelli ha dichiarato in merito alla candidatura di Bariatti: «Manca l’ufficialità e anche se ci fosse stata sono fuori tempo massimo. Il PD la voterà a scatola chiusa come avrebbe votato chiunque altro in cambio del voto di FI per il suo candidato. Ma noi non siamo interessati agli scambi di poltrone». La reazione dei forzisti non ha tardato a palesarsi: «Se non votano per la nostra candidata, noi non votiamo Zaccaria». Quindi, senza aggiungere alcuna spiegazione, FI ha fatto sapere che si sarebbe orientata verso la scheda bianca per il CSM. Le consultazioni per la Corte Costituzionale, giunte al 21esimo scrutinio, il risultato è stato il seguente: Silvana Sciarra è stata eletta con 630 voti, mentre Stefania Bariatti ha totalizzato 493 preferenze, non raggiungendo il quorum previsto di 570. Per l’elezione del membro laico del CSM, Alessio Zaccaria è stato eletto con 537 voti. La duplice nomina rappresenta una buona notizia solo a metà, nella misura in cui il Parlamento ha dimostrato per l’ennesima volta di faticare a dare una soluzione a una vertenza che si trascina ormai da ben 5 mesi; un’irresolutezza che restituisce un’immagine autoreferenziale e malata delle nostre istituzioni, che risultano, ogni giorno di più, fatalmente lontane dal Paese reale.

Il Premier Matteo Renzi è intervenuto all’inaugurazione dell’impianto Alcatel Lucent di Vimercate. «Credo» ha detto nel suo discorso «che l’Italia debba essere capace di investire sull’Agenda Digitale, la banda larga. Dobbiamo smettere di parlarne e fare convegni e portarli avanti centralizzando gli investimenti». «Ogni Ministero ha la propria parte di investimenti» ha spiegato Renzi «e li fa senza sentire il ministero accanto. Occorre Un’unica regia, con tempi certi e investimenti certi». Accennando poi alla polemica a distanza di ieri con il Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker, il Premier ha puntualizzato che «non ho mai detto che la commissione UE sia un covo di burocrati, ma ora che l’hanno detto loro la cosa mi fa pensare». In maniera un po’ paradossale ha poi aggiunto: «Comunque non abbiamo voglia di fare polemica con i vertici europei».
Facendo riferimento ai dati OCSE che attestano il momento di difficoltà dell’economia dell’Eurozona ha poi affermato che «sono molto tristi da un lato e incoraggianti dall’altro perché dimostrano che se l’Eurozona cambia, può tornare a crescere anche l’economia mondiale. Perciò in Italia stiamo facendo una battaglia perché l’Europa cambi». Quella di Renzi all’Alcatel sarebbe stata una comparsata come tante, se non fosse che l’arrivo delle auto blu della sua scorta sono state accolte da fischi, insulti e lancio di uova da parte di alcuni manifestanti, circa 500 lavoratori. Parlando di loro con i giornalisti, il Premier ha detto: «Quelli che sono capaci di mettersi in gioco vincono, quelli che stanno nel piagnisteo e nelle occasioni perdute non vanno da nessuna parte: il nostro tempo è adesso». Una rilettura del proverbio africano che recita ‘il miglior momento per piantare un albero era vent’anni fa, il secondo migliore è adesso’. Inchiniamoci alla saggezza, ma chiediamoci pure ‘e quindi?’

Al termine di un percorso segnato da tensioni e polemiche, il DL sulla responsabilità civile dei magistrati viene approvato dalla Commissione Giustizia del Senato con modifiche importanti rispetto a quelle indicate dal Governo. Il provvedimento è stato approvato a notte inoltrata grazie all’inedita convergenza tra PD e M5S, fatto che non ha mancato di suscitare la piccata reazione del NCD. Il relatore del DL in Commissione Enrico Buemi ha spiegato che, oltre a respingere alcune indicazioni dell’Esecutivo, PD e 5Stelle hanno bocciato un emendamento presentato da NCD condiviso dal Governo sulla responsabilità civile e quella contabile dei magistrati. In mattinata, Maurizio Sacconi era addirittura arrivato a ventilare le proprie dimissioni da capogruppo NCD al Senato: «Consegnerò in giornata il mio mandato di capogruppo nelle mani del Presidente del partito Angelino Alfano» ha dichiarato «perché allo stato non mi sento in grado di garantire la necessaria collaborazione tra le forze politiche che sostengono il Governo». «Il fatto» ha aggiunto «è così grave nel metodo e nel merito che richiede un chiarimento politico nella maggioranza» . A distanza di qualche ora il caso è rientrato: «Ho avuto un proficuo colloquio con il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi» ha detto Sacconi «che mi ha telefonato per garantire il suo impegno a che non si producano mai maggioranze diverse da quella che sostiene il Governo, sulla giustizia come su ogni altro contenuto legislativo».
Il capogruppo del NCD ha spiegato che il Premier «ha assunto l’impegno a che la maggioranza sia quanto prima ricomposta sullo specifico argomento della responsabilità civile e contabile dei magistrati in relazione al prosieguo dell’iter parlamentare». Lo psicodramma in seno alla maggioranza sembra essersi ricomposto, ma bisognerà vedere come procederà la discussione del provvedimento in Aula e se si ripresenterà, anche in quella sede, una convergenza tra PD e M5S.

La Camera, intanto, ha approvato in via definitiva il DDL di conversione del DL sul processo civile: 317 i sì e 182 i no. Tra le novità introdotte dal provvedimento c’è la negoziazione assistita, che la semplificherà le pratiche di divorzio: trascorsi tre anni dalla separazione e salvo situazioni di contenzioso, non sarà più necessario il verdetto del tribunale; basterà, infatti, comparire davanti al Sindaco o a un avvocato, anche senza l’assistenza dei difensori. Lo stesso accadrà per le modifiche delle condizioni di separazione o di divorzio. Altra novità è la convenzione di negoziazione assistita da avvocati: un accordo attraverso il quale le parti, anziché adire al tribunale, accettano di risolvere la controversia in via amichevole avvalendosi dell’assistenza dei propri avvocati. Ancora: le cause meno complesse e quelle che richiedono un’istruttoria semplice passeranno d’ufficio dal rito ordinario di cognizione al rito sommario. Accanto ai suindicati dispositivi finalizzati allo snellimento dei processi e alla riduzione del loro numero, la nuova legge norma anche in materia di sospensione termini e ferie dei magistrati, tema che in settembre fu materia di scontro tra il Governo e la Magistratura. Per i tribunali il periodo feriale andrà dal 1 al 31 agosto, mentre il monte annuale di ferie per i magistrati, gli avvocati e i procuratori è fissato a 30 giorni.

L’assemblea dell’ANCI ha rieletto come proprio Presidente il Sindaco di Torino Piero Fassino. Il rinnovo del mandato darà senz’altro nuova forza a Fassino nella vertenza che contrappone enti locali e Governo sui tagli imposti dalla Legge di Stabilità.

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