venerdì, dicembre 14

CONI: il Governo dirigista giallo-verde azionista e timoniere dello sport Anche lo sport passa sotto il ferreo controllo del Governo Conte, e il CONI riformato diventa anatra zoppa senza senso. Ne parliamo con Marcel Vulpis, Direttore di ‘Sporteconomy’

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Si profilano tempi di bufera per lo sport italiano. Il Governo uscito dalle elezioni del 4 marzo ha impostato i primi mesi della propria attività sulla base della parola-chiave cambiamento’, vero e proprio leitmotiv dell’alleanza gialloverde. Ogni ambito della vita dello Stato viene passato sotto la lente d’ingrandimento dell’Esecutivo guidato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, cercando, quasi a ogni costo, di porsi in netta discontinuità con i Governi precedenti: è stato così per la questione dei migranti, per i rapporti con l’Europa e per l’economia, perfino lo spazio. Ora sembra essere arrivato il momento per la politica sportiva.

Nella Legge di Bilancio 2019 è inserito un progetto di riforma della Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) che ha suscitato immediatamente aspre polemiche. Il CONI ha in gestione l’intero sport italiano: attraverso la CONI Servizi, il Comitato riceve i fondi dallo Stato, i quali vengono distribuiti alle varie Federazioni Sportive Nazionali (FSN). Con la  riforma, la distribuzione dei fondi passerebbe in mano alla Sport&Salute, una S.p.A controllata dallo Stato, che si occuperebbe della gestione di queste risorse. Il solo ambito di intervento lasciato al CONI riguarderebbe la preparazione delle Olimpiadi e delle spedizioni olimpiche ogni due anni.

 Se Giovanni Malagò, Presidente del CONI, ha subito tuonato contro questa riforma, definendola come una vera e propria occupazione del Comitato da parte del Governo, il vicepremier Matteo Salvini ha risposto alludendo, in maniera neanche troppo velata, ai soldi che girano nel mondo dello sport. I toni si fanno sempre più alti.

Nonostante la contrarietà di gran parte degli sportivi italiani, il Governo sembra deciso sui suoi passi. A che cosa è dovuta questa riforma? Lo sport italiano è davvero in pericolo? A queste domande ha risposto Marcel Vulpis, giornalista economico e Direttore di ‘Sporteconomy’.

 

Quali sono i passaggi che hanno portato alla riforma e che cosa spinge il Governo a riformare il Coni?

 Di fatto i principi ispiratori erano già stati inseriti nel contratto di Governo tra Lega e M5S in fase di nascita del nuovo Esecutivo. Nessuno però si sarebbe mai aspettato una simile accelerazione sul tema, anche se la scelta dell’onorevole Giancarlo Giorgetti, attuale Sottosegretario di Stato, di avocare a sé la delega allo sport, poteva far immagine una stagione intensa di riforme in questo campo. Credo che Giorgetti abbia voglia di riportare centralità nel ruolo dello Stato rispetto a quanto è avvenuto nel passato. Ovvero uno Stato che stabiliva un budget e poi lo lasciava gestire ai vertici del Coni attraverso la Coni servizi SpA. Adesso lo Stato intende essere non solo il principale azionista dello Sport italiano, ma anche il suo ‘timoniere’ e governatore, lasciando al Coni la mera gestione della squadra olimpica ogni due anni. 

In che modo la creazione della Sport&Salute si è resa necessaria?

Si è resa ‘necessaria’ come effetto logico di quel contratto di Governo dove, già in nuce, si poteva intuire che si sarebbe finti in questa direzione. Lo Stato, oggi, ha una visione più dirigista in tutti i comparti socio-economici del Paese. E questo, a torto o a ragione, sta avvenendo anche nel mondo dello Sport. Sotto il profilo sostanziale è chiaro che ci troviamo di fronte ad un Armageddon la cui portata o effetti è difficile da calcolare in questo periodo. 

Le affermazioni di Malagò e la difesa degli sportivi sono legate, come dice Salvini, alla paura di perdere la loro posizione?

Non credo. Il Presidente Malagò, dal suo punto di vista, difende la linea gestionale/progettuale condotta fino ad oggi. Quando il n.1 dello Sport italiano sostiene che, per immagine e reputazione, oggi il CONI è il primo comitato olimpico al mondo afferma qualcosa di assolutamente vero. Verrebbe da dire: perché cambiare se i risultati sono stati più che positivi dal 2013 ad oggi? Mi chiedo sinceramente quanto in questa decisione di Governo pesi il ruolo del M5S, attuale alleato della Lega, che ha sempre visto male il Presidente del CONI, più per ragioni ideologiche che sostanziali. Penso soltanto a ciò che è successo durante la candidatura di Roma2024. Non c’era motivo per abbandonarla e il CONI era pronto anche a modificare gli assetti della governance del comitato. Eppure alla fine ha deciso per il ‘no’ proprio la giovane sindaca pentastellata di Roma (Virginia Raggi). Un danno per l’economia della città quantificabile in 1,7 miliardi di dollari. Sono state le prove tecniche di smantellamento del sistema CONI.  

Ma torniamo alla domanda iniziale. Sono certo che se oggi la Lega fosse il primo partito di Governo tutto quello che stiamo vedendo non sarebbe così accelerato. E poi, se ce la vogliamo dire tutta, non credo che Malagò oggi abbia bisogno di una poltrona. Forse più altre persone, ma non lui. Il Presidente del CONI è un appassionato oltre misura del mondo dello sport ed è normale, ripeto, che voglia difendere la bontà del suo operato e il modello che fino ad oggi ha portato in equilibrio questo sistema. Il fatto che con passione sfidi anche ciò che ha deciso Palazzo Chigi è la conferma della sua assoluta buona fede. 

Franco Carraro, del CIO, ha detto che il modello italiano è anomalo. In cosa si differenzia dal resto del mondo?

Non ho sentito le parole di Franco Carraro, ma posso interpretare. Il sistema CONI è unico al mondo per dimensioni economiche e per struttura. Una struttura ben ramificata sul territorio regionale e provinciale. Un fatto non da poco, perché permette una capillarità di intervento sui territori unica. E’ chiaro che ci sono altri comitati olimpici, nettamente più leggeri come struttura. Ma non mi sembra che fino ad oggi siano state sperperate risorse o generati buchi di bilancio. Semmai il contrario.  

Quali ripercussioni avrebbe sull’attività sportiva il ridurre il CONI a semplice organizzatore delle spedizioni olimpiche?

Detta fuori dai denti, il CONI così come lo si vuole disegnare nel futuro non avrebbe più senso di esistere. Sarebbe un’anatra zoppa e anche il progetto olimpico risulterebbe fortemente penalizzato da questa nuova impostazione. Tra l’altro, pur volendo accettare il nuovo modus operandi forse bisognava, anche per la tranquillità delle Federazioni e degli atleti olimpionici, aspettare la fine de quadriennio olimpico. Tutto può essere valido ed eventualmente giusto, ma perché questa corsa alla costituzione di Sport e Salute o Sport e Benessere SpA a meno di un biennio dai Giochi di Tokyo2020? Lo tsunami cui stiamo assistendo nel mondo CONI avrà ripercussioni sulle FSN e sulle squadre olimpiche. Federazioni e atleti azzurri hanno bisogno di certezze e di serenità. Soprattutto nel secondo caso ne vediamo poco. 

È vero che il Governo ‘vuole occupare lo sport’?

Quando ci sono tensioni, da una parte o dall’altra, si è portati ad estremizzare le espressioni o i contenuti. Sono due visioni assolutamente diverse: qui Giorgetti vuole lo Stato nel suo ruolo dirigista e di azionista principale del CONI. Nell’idea di Malagò c’è una maggiore centralità dei corpi intermedi (Federazioni, EPS, benemerite, DSA, ecc), che ricevono il denaro pubblico attraverso una attenta disamina nella ripartizione dei fondi da parte della Coni servizi. Sono due modelli opposti sotto tutti i punti di vista. Attualmente il modello CONI ha sempre generato eccellenze sportive e impatto positivo a livello socio-economico sui diversi territori. L’idea di Giorgetti ha una logica se interpretata dal punto di vista della Lega/M5S ed è una scommessa tutta da gestire e soprattutto da vincere.   

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