lunedì, Settembre 20

Congo: scacco matto al Vaticano La Chiesa Cattolica ha tentato con tutte le sue forze di risolvere la crisi, senza successo

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Nel Kasai il movimento ribelle di Kwamina Nsapu ‘Black Ants’ (formiche nere) è impegnato in una guerra contro l`esercito regolare congolese FARDC dal 2016 che ha provocato 3.300 morti e 890.000 sfollati. La ribellione è sorretta principalmente dall’etnia bantu Nuba. Nel Bas Congo un paranoico profeta, Ne Muanda Nsemi, è leader di un movimento separatista denominato Bundu dia Kongo che ha come obiettivo quello di separare la ricca e strategica provincia del Bas Congo (ove è ubicato l’unico sbocco sul mare del Congo: il porto di Matadi) rivendicando la rinascita dell`antico regno del Kongo. Nonostante che il profeta Nsemi da 8 mesi langue in una prigione di Kinshasa, il movimento si sta intensificando creando una violenza generalizzata nella provincia del Bas Congo. Alcuni analisti regionali sono convinti che le Formiche Nere e il Profeta del Kongo siano marionette di Kabila. Non ci sono prove a supporto di tali affermazioni ma è indubbio che entrambi i movimenti armati indipendentistici fanno il gioco di Kabila.

L’ondata di violenze etniche è stata associata all’ondata di violenze dirette contro la Chiesa Cattolica. Tra il febbraio e il maggio 2017 varie chiese sono state profanate e incendiate mentre il clero cattolico è costantemente minacciato di morte. Le violenze rivolte contro i cattolici sono un chiaro messaggio al Vaticano lanciato dalla Famiglia Kabila: «Non osate ostacolarci se non volete subire la nostra ira». L’impossibilità del Vaticano di promuovere una lotta armata in Congo (strategia contraria al messaggio evangelico) impedisce la Santa Sede di far fronte alla sfida di Kabila e rende il clero cattolico congolese letteralmente alla mercè della violenza di Stato.

La strategia adottata contro l’opposizione ha giocato sulla storica debolezza dei politici congolesi: il denaro. Le divisioni tra i principali partiti di opposizione create ad hoc a forza di cospicui versamenti su conti bancari sicuri aperti all’estero ha impedito un fronte politico unico. Questi versamenti hanno anche favorito artificiali quanto assurde divisioni interne ad ogni partito di opposizione. Questo ha impedito alla Chiesa Cattolica di unire sotto la sua guida un fronte democratico credibile e moralmente riconosciuto dalla maggioranza della popolazione.

L’inaspettata ma provvidenziale morte del leader storico dell’opposizione Etienne Tshisekedi ha accelerato i piani della Holding Kabila rendendoli irreversibili. L’ascesa al comando del UDPS di suo figlio Felix ha creato una scissione che ha indebolito il principale partito di opposizione. Kabila ha letteralmente comprato vari leader di alto profilo del UDPS tra i quali Bruno Tshibala che dallo scorso aprile ricopre la carica di Primo Ministro del governo Kabila. Un’abile mossa che sulla carta rispetta gli Accordi di San Silvestro che prevedevano che tale carica fosse ricoperta dall’opposizione. Ora Kabila ha un Primo Ministro dell`opposizione ma sotto il suo totale controllo.

L’opera di corruzione dei partiti di opposizione ha creato una situazione perfetta per il regime all’interno della società congolese. «Molti cittadini sono ormai sfiduciati della politica nazionale e si stanno allontanando dai leader dell`opposizione pur odiando il governo Kabila. I leader alternativi sono visti come politici avidi legati a interessi personali e cariche governative o provinciali. L`opposizione viene ormai considerata come una mera distrazione dai reali problemi del Paese: mancata democrazia, sottosviluppo, violenze, pulizie etniche, mancato rispetto dei diritti umani, disoccupazione, povertà» spiega Ida Sawyer, una dirigente di Human Rights Watch. La mancata fiducia popolare verso l`opposizione non può sfociare in una ribellione armata grazie allo stato di guerra permanente e di pulizie etniche all’est e in altre province del Paese.

A livello regionale Kabila non è riuscito al momento a riallacciare i compromessi rapporti con l’Angola ma ha ottenuto un risultato più importante: una tacita alleanza con le due potenze regionali in grado di rovesciare militarmente il regime di Kinshasa: Rwanda e Uganda. Dietro i discorsi ufficiali per il rispetto delle regole democratiche in Congo (ormai sempre più rari) i Presidenti Yoweri Kaguta Museveni e Paul Kagame sostengono il piano di Presidenza a Vita di Kabila. Un sostegno assicurato da accordi economici segreti che permettono al Rwanda di essere il primo partner economico sul traffico illegale di Coltan e all’Uganda il primo partner economico per il traffico illegale dell’oro e dello sfruttamento dei giacimenti di petrolio presenti nelle acque territoriali congolesi del Lago Alberto.

Questo accordo contiene una richiesta di Kampala e Kigali: quella di abbandonare alla sua sorte il dittatore burundese Pierre Nkurunziza. Al momento attuale non è possibile comprendere se Kabila abbia accettato o meno tale richiesta anche se vari osservatori regionali sono propensi a pensare che l`alleanza Kinshasa Bujumbura potrebbe essere disciolta in un istante se compromettesse il progetto di Kabila alla Presidenza a Vita. Un progetto che necessita come l’aria che si respira della alleanza tacita di Rwanda e Uganda per impedire il sorgere di una guerra di liberazione congolese che conquisterebbe il Paese in pochi mesi.

Joseph Kabila, detto il Rais del Congo, ha inflitto una umiliante sconfitta al Vaticano, la quinta nella storia del Congo. Durante la fase di indipendenza dal Belgio (inizio anni Sessanta) la Santa Sede tentò di mettere al potere partiti politici collegati alla Democrazia Cristiana. Tentativo distrutto dalla carismatica figura marxista del Primo Ministro Patrice Lumumba (l’unico vero politico genuino che il Congo abbia mai avuto) e dal colpo di stato di un anonimo e insignificante sergente: Joseph Mobutu sostenuto dalla CIA e dal Belgio. Durante il primi mesi del regime di Mobutu, che durò 30 anni, la Chiesa Cattolica tentò di controllare il governo attraverso una convergenza di intenti in chiave anti comunista. Mobutu si appoggiò ai cattolici per rafforzare il suo potere per abbandonare il Vaticano quando riuscì a controllare il Paese. La proclamazione di uno nuovo Paese: lo Zaire e l’obbligo dei cittadini di abbandonare i nomi cattolici per assumere nomi africani furono i principali atti politici che segnarono definitivamente la rottura con la Chiesa Cattolica e l`inizio della guerra fredda tra Vaticano e Kinshasa.

Per 20 anni la Chiesa Cattolica tentò di abbattere il regime di Mobutu sostituendolo con partiti cristiani senza riuscirci. La fine del regime fu opera del nemico numero uno del Vaticano: i tutsi che nel 1996 conquistarono lo Zaire e posero al potere Laurent Desirè Kabila (il padre dell`attuale Presidente). Allo scoppio della seconda guerra Pan Africana (1998 – 2004) e l`occupazione del est da parte di Rwanda e Uganda la Santa Sede intravvide un`altra occasione per conquistare il potere in Congo, diventando il paladino della resistenza passiva congolese al ‘terrore Hima’. Alla morte di Laurent Desirè il Vaticano appoggiò il Clan dei Mobutusti e il giovane Jospeh Kabila nella speranza di poter influenzarli entrambi. Una speranza infranta un anno dopo la vittoria elettorale di Kabila (2005) quando il giovane Rais ruppe di fatto i rapporti con la Chiesa Cattolica trattandola come una forza antagonista.

A differenza del passato la Chiesa Cattolica del nuovo corso di Papa Francesco rappresenta in Congo una forza progressista. La sua visione politica per il Paese rappresenta anche un rafforzamento del processo di integrazione socio economica regionale in grado di porre fine a violenze, pulizie etniche e guerre regionali. Purtroppo il piano politico della Santa Sede è stato nuovamente bloccato. Questo non significa però che la Chiesa Cattolica abbia accettato la sconfitta. L’impegno (ora genuinamente al fianco del popolo congolese) del Vaticano continuerà in quanto la democrazia in Congo è un elemento chiave della lungimirante visione politica di Papa Francesco per la Regione dei Grandi Laghi. Abbandonata la lotta contro l’immaginario nemico Hima, Francesco ora intende offrire una speranza ai popoli dell’Africa Orientale. Una speranza di pace e benessere che da desiderio si sta trasformando in un impegno irrinunciabile per la Santa Sede per essere coerente al messaggio evangelico rinnovato e ripulito da obiettivi e interessi occulti.

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