giovedì, Maggio 6

Congo – Rwanda: violenti scontri di frontiera Nessuno dei due governi ha voluto rilasciare il bilancio delle vittime.

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Alla complicata situazione ad est del Congo dove gli eserciti congolese e ugandese dal 22 dicembre 2017 hanno lanciato un’offensiva contro il gruppo terroristico ruandese FDLR e le milizie alleate si aggiungono ora scontri di frontiera tra Congo e Rwanda. Giovedì 15 febbraio violenti scontri si sono verificati alla frontiera tra Congo e Ruanda presso il Monte Nikeno e Isoke, vicino alla Montagna Vulcano, due zone strategiche nella provincia del Nord Kivu che confinano con Rwanda e Uganda. Le dinamiche dello scontro non sono ancora chiare. Nessuno dei due governi ha voluto rilasciare il bilancio delle vittime. Anche i testimoni in loco sono solo in grado di affermare che gli scontri sono durati dalle tre alle quattro ore con scambi di artiglieria e scontri di fanteria molto violenti.

Secondo la versione congolese, fornita dal Generale Maggiore Guillaume Ndjike Kaiko, reparti dell’esercito rwandese hanno tentato di invadere il territorio della Repubblica Democratica del Congo ma sono stati immediatamente intercettati da unità della FARDC (esercito congolese) che hanno ingaggiato una violenta battaglia riuscendo a fermare l’avanzata e a respingere i soldati rwandesi oltre confine. Assieme ai reparti ruandesi sarebbero stati notati unità della guerriglia tutsi congolese M23 che dal 2012 al 2013 intraprese una guerra contro il governo di Kinshasa prima di ricevere l’ordine dal loro padrino e finanziatore (il Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni) di ritirarsi in Uganda. Nel secondo semestre del 2017 reparti ribelli del M23 sono stati segnali nel territorio congolese del Rutshuru, Nord Kivu.

La versione rwandese è diametralmente opposta. Reparti dell’esercito congolese avrebbero tentato di invadere il Rwanda, sarebbero stati intercettati e respinti oltre frontiera dalla Forze di Difesa Rwandesi RDR. All’inizio le forze armate rwandesi pensavano che si trattasse di un tentativo di invasione da parte dei terroristi FDLR, per poi accorgersi che si trattava di soldati dell’esercito regolare congolese.  Anche la missione di pace ONU in Congo, MONUSCO, non è stata in grado di comprendere quale delle due versioni sia veritiera ma certifica che almeno parte dei combattimenti si è svolta in territorio congolese.

Lo Stato Maggiore congolese afferma di avere di essere in possesso di prove satellitari di campi militari all’interno del Parco Virunga con la presenza di soldati ruandesi e ribelli tutsi congolesi M23. Accusa negata dal governo di Kigali. Entrambi I Paesi hanno richiesto alla comunità internazionale una inchiesta indipendente per stabilire le dinamiche dello scontro e per comprendere chi ha iniziato il conflitto. Dalla giornata di venerdì 16 febbraio nelle zone di confine tra Congo e Rwanda regna la calma più assoluta anche se si notano forti spostamenti di truppe di entrambi gli eserciti. Il violento scontro militare è incomprensibile alla luce dei recenti accordi tra Kinshasa, Kampala e i Kigali per una spartizione dei minerali preziosi del est del Congo. Accordi che prevedono l’eliminazione del gruppo terroristico ruandese FDLR tramite offensive militari congo ugandesi a cui il Ruanda non partecipa.

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