giovedì, Ottobre 21

Congo: passaporti biometrici, uno scandaloso business della famiglia Kabila

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Il gioiello di famiglia più lucrativo posseduto da Madame Wangoi è la ditta petrolifera privata Shab Oil con sede legale a Dar es Salama (Tanzania) per sottrarsi dal fisco e dal controllo sulle attività da parte del Parlamento congolese.  Shab Oil non si occupa di attività estrattiva ma di vendita di benzina e diesel importata con vari depositi di stoccaggio sparsi nel Paese tra cui il più importante è ubicato a Rwashi vicino l’importante città industriale di Lubumbashi: 4,8 milioni di litri di capacità di stoccaggio con moderne attrezzature di pompaggio che possono assicurare 3200 litri di gasolio e 1100 di benzina al minuto capaci di alimentare 24 camion cisterne in solo 8 ore. La Shab Oil detiene inoltre 48 stazioni di servizi di cui 13 nella sola Lubumbashi. I suoi principali clienti sono enti governativi ed esercito che, stranamente, pagano anticipatamente in valuta pregiata.

Secondo una recente inchiesta condotta dal mensile economico Bloomberg in collaborazione con il Pulitzer Centreon Crisis Reporting, Madame Wangoi sarebbe proprietaria di 42 dei 120 permessi nazionali per lo sfruttamento di diamanti, oro, coltan, rame detenuti da familiari del Presidente. Tra essi l’immenso giacimento di diamanti ubicato ai confini con l’Angola. Madame Wangoi è inoltre proprietaria di una trentina di ditte che operano in svariati settori commerciali: dalla costruzione di strade alla distribuzione dei carburanti, dalla distribuzione di farmaci alle aziende agricole, dagli hotel alle agenzie di viaggio e tour operators.

Il contratto con la ditta degli Emirati Arabi Uniti di proprietà della Wangoi è stato stipulato nel 2014 senza indire la necessaria gara d’appalto internazionale. La trattativa diretta è stata condotta a porte chiuse oltre i confini del Congo, mettendola così al riparo dal monitoraggio dei partiti di opposizione, magistratura, società civile e delle nascenti associazioni di consumatori congolesi. Il governo di Kinshasa ha inoltre nascosto una offerta ricevuta prima di questa contrattazione diretta da una ditta belga specializzata in passaporti biometrici: la Zetes. Questa ditta belga aveva offerto un costo di produzione pari a 28,50 dollari a singola unità. Costo considerato equo per la produzione di un passaporto biometrico dalla qualità leggermente inferiore a quella utilizzata per i passaporti dei Paesi Occidentali ma considerata internazionalmente accettabile.

La proposta di contratto non prevedeva alcuna royalities nella vendita dei passaporti ai cittadini. Firmando il contratto con la Zetes il governo congolese avrebbe speso 178,69 milioni di dollari, tutti largamente recuperabili visto che il prezzo al pubblico per il rilascio del e-passport è di 300 dollari. Non solo. Il governo avrebbe avuto un’aspettativa di incassare 1,7 miliardi di dollari trasformando la vendita dei passaporti biometrici ai propri cittadini in una entrata necessaria per rafforzare le strutture ospedaliere, costruire nuove scuole o asfaltare le principali strade della capitale Kinshasa.

Al contrario l’appalto è stato garantito alla sorella del Presidente che ha coinvolto la Semlex nell’affare con un sub-contratto. In realtà è la Semlex che produce i passaporti congolesi allo stesso costo sottoposto dalla Zetes: 28,50 dollari l’unità. La Semlex Group, con sede a Bruxelles, Avenue Brugmann 384, è una ditta europea specializzata nella fabbricazione di passaporti biometrici destinati ai Paesi del terzo mondo, aventi  caratteristiche tecniche accettabili per gli standard internazionali. La ditta belga si è aggiudicata (onestamente) gare d’appalto per la fornitura dei nuovi passaporti in Guinea Bissau, Kenya, e Madagascar.

Le indagini congiunte Reuters e The East African hanno scoperto che nemmeno quello che appare in superficie di questo clamoroso scandalo internazionale ai danni della popolazione congolese rispecchia la verità. Ad una prima analisi il lucroso affare dei passaporti biometrici è stato offerto irregolarmente alla ditta della sorella del Presidente, Madame Wangoi che avrebbe subappaltato la produzione alla Semlex Group in quanto totalmente priva delle attrezzature necessarie per produrre gli e-passport. Approfondite indagini rivelano invece che a condurre le trattative dirette con il governo congolese non è stata Madame Wangoi ma il Direttore Generale della ditta belga Semlex Group, introdotto nel settembre 2014 presso la Presidenza da Moise Ekanga Lushyma e Emmanuel Adrupiako che ricevettero il compito da Kabila di portare avanti le negoziazioni per la fornitura dei passaporti biometrici. Negoziazioni condotte a Dubai per evitare fughe di notizie.

Ekanga cura gli interessi commerciali della famiglia Kabila con la Cina mentre Adrupiako ha in pratica la completa gestione delle finanze del Paese. Una gestione parallela a quella del Ministero delle Finanze, Fisco e Banca Centrale orientata verso la cura degli interessi della famiglia Kabila. Tutti i conti di stato passano prima sotto l’analisi dello studio di consulenza finanziaria di Adrupiako. Dopo aver manipolato i dati e sottratto ingenti fortune per versarle sui vari conti all’estero detenuti dai familiari del Presidente Kabila, Adrupiako offre quello che resta della contabilità di Stato al Ministero delle Finanze, Fisco e alla Banca Centrale che ricevono l’ingrato compito di amministrare le briciole per sopperire alle immense spese del Congo, uno dei più estesi Paesi al mondo.

Albert Karaziwan, Direttore Generale della Semlex durante gli incontri preliminari svoltisi a Dubai aveva presentato un prezzo oltre due volte superiore ai reali costi di produzione: 50 dollari a documento. Questo costo era giustificato dalle ingenti percentuali che la Semlex doveva assicurare a Ekanga, Adrupiako e alla Famiglia Kabila per essere sicuri del buon esito della trattativa. Agli inizi dell’ottobre 2014 I due emissari presidenziali comunicano alla Semlex la necessità di rivedere la sua offerta al governo congolese in quanto il “Rais” (Joseph Kabila) aveva espresso il suo chiaro desiderio di far partecipare all’affare membri fidati della sua famiglia. La Semlex aggiornò la sua offerta chiedendo al governo un costo di 120 dollari a documento.

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