giovedì, Maggio 13

Congo: l’ultima trovata di Kabila per mantenere il potere Una larga coalizione politica a suo favore per conservare il potere anche dopo una sua eventuale uscita di scena

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Pressato dalle potenze occidentali che stanno pianificando la sua rimozione con la forza tramite il piano ‘Operation Isolation and Destroy’ ideato dal Segretario americano di Stato Mike Pompeo, il dittatore congolese Joseph Kabila (al potere dal gennaio 2001) ha giocato un’altra serie delle sue incredibili carte, dimostrandosi un ottimo giocatore d’azzardo che riesce a tenere  banco al casinò della politica internazionale. Ora starebbe lavorando per creare una larga coalizione politica a suo favore per conservare il potere anche dopo una sua eventuale uscita di scena.

Giovedì 19 luglio ha tenuto un discorso alla Nazione sulle elezioni presidenziali, teoricamente previste per il prossimo dicembre. Tutti si aspettavano un annuncio importante e storico, compreso il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Al contrario, Kabila si è limitato ad assicurare che il calendario per le elezioni presidenziali verrà mantenuto, mettendo in guardia l’Unione Europea, il Belgio e gli Stati Uniti, accusandoli di voler «assassinare la democrazia in Congo e in ogni altra parte del mondo».
Il rais (il Capo in lingua Swahili) ha però accuratamente evitato di chiarire se si presenterà alle elezioni nonostante che la Costituzione vieti un terzo mandato conseguivo, si è limitato a presentare un bilancio roseo e surreale dei suoi numerosi mandati. Il primo (2001) ottenuto manus militaris dopo l’assassinio di suo padre, Dèsirè Laurent Kabila, (dove il rais è sospettato di aver partecipato al complotto), il  secondo e terzo (2006 – 2011) tramite inaudite e palesi frodi elettorali.  La realtà del Congo è ben diversa da quella descritta e talmente nota a tutti che il giusto nome del Paese è ‘Cuore di Tenebre’ per citare Joseph Conrad nell’omonimo best seller pubblicato nel 1899. Da allora la situazione non sembra cambiata, grazie a Mobutu Sese Seko e ai Kabila -padre e figlio-, forse è peggiorata.

La reazione dell’opposizione non si è fatta attendere. Pierre Lumbi per la piattaforma Insieme per il Cambiamento, Jean-Mark Kabund per il partito UDPS di Felix Tshisekedi, Eve Bazaiba per il MLC di Jean-Pierre Bemba, Baudouin Mayo per il partito UNC e Martin Fayuly per la piattaforma Dinamica dell’Opposizione, hanno redatto un comunicato congiunto.

«Il discorso del Signor Kabila è senza ombra di dubbio inserito nella logica della forza e del colpo di Stato costituzionale dopo aver strumentalizzato e soggiogato tutte le istituzioni della Repubblica. Ha osato trarre un bilancio positivo della sua cinica, criminale e caotica gestione del Paese. Un autocompiacimento che contrasta con la miseria in cui vivono milioni di congolesi. Tutto il processo elettorale è condotto in maniera unilaterale e basato sulla frode e sulla violazione dei diritti umani. Kabila ha perduto la legittimità per guidare la nazione congolese divenendo il male della Nazione. Promettiamo azioni comuni con il popolo per imporre il rispetto della Costituzione e l’alternanza democratica. Lanciamo alla Unione Africana e alla comunità internazionale un appello affinché si prendano tutte le disposizione necessarie per preservare la pace e la stabilità della Repubblica Democratica del Congo», recita l’estratto del comunicato.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana hanno espresso congiuntamente i loro dubbi e perplessità sulle reali intenzioni del rais e del corretto svolgimento del processo elettorale. In un comunicato congiunto si richiede a tutti i partiti politici congolesi il pieno rispetto degli accordi di San Silvestro firmati tra il rais e la Chiesa cattolica il 31 dicembre 2016, i quali prevedono l’uscita di scena di Kabila e libere elezioni, le prime degne di questo nome dalla indipendenza del Paese ottenuta dal Belgio il 30 giugno 1960.

Il Movimento di Liberazione del Congo – MLC  ha annunciato che il suo leader, Jean-Pierre Bemba, farà ritorno a Kinshasa il 1° agosto per partecipare alle elezioni presidenziali del prossimo 23 dicembre. «Il MLC invita tutta la popolazione congolese, particolarmente quella di Kinshasa, a riservare a Jean-Pierre Bemba un’accoglienza calorosa al suo arrivo all’aeroporto internazionale»,  recita il comunicato firmato dal Segretario Generale del partito, Eve Bazaiba.

Bemba, ex Vice Presidente e Signore della Guerra pilotato dall’Uganda durante la seconda guerra pan africana (1998 – 2004) è ancora bloccato presso la Corte Penale Internazionale nonostante l’assoluzione piena in secondo grado dall’accusa di crimini di guerra, commessi per conto della Francia nella Repubblica Centrafricana (2002). Mentre Bemba si apprestava a ritornare in Patria, a gran sorpresa il 5 luglio scorso, il Procuratore Kewku Vanderpuye, ha aperto una nuova procedura giudiziaria, accusandolo di aver intimidito e corrotto alcuni testimoni durante il primo processo sui crimini di guerra commessi in Centrafrica.  Il ritorno in Congo di Bemba spaventa il regime in quanto potrebbe riportare una facile vittoria contro Kabila o un eventuale candidato marionetta presentato dal regime. Non si riesce a comprendere come il 1° agosto Bemba possa rientrare in Patria nonostante il nuovo processo in corso.

Dinanzi alle pressioni interne e internazionali e al pericolo di invasione militare di Angola, Congo Brazzaville, Rwanda e Uganda, il rais gioca tutte le carte a sua disposizione. Sul piano giuridico ha nominato nuovi giudici costituzionali a lui tutti fedeli. Preambolo, forse, a un ennesimo cambiamento della Costituzione. Corrono voci che Kabila voglia scrivere in tutta fretta una nuova Costituzione che, se adottata, cancellerebbe i precedenti mandati presidenziali. Sul piano diplomatico sta pagando fior di milioni a lobby in suo favore operanti negli Stati Uniti per far cambiare idea al Presidente Donald Trump che vuole risolvere la crisi congolese con l’uso delle armi. Circa 6 milioni di dollari sono stati versati al Livingston Group, alla Alston & Bird e alla Aselus Strategies per rappresentare gli interessi di Kabila presso il Congresso e convincere Trump a desistere nei suoi piani militari contro il Congo.

Sul piano militare il rais si sta preparando alla guerra regionale. L’Esercito (a rischio di ammutinamento) e la Guardia Presidenziale (sempre più inaffidabile) hanno subito una radicale riorganizzazione dei vertici. Il generale Fall Sikabwe Asinda ha rimpiazzato il generale Gabriel Amisi Kumba, mentre il generale Jean-Claude Kifwa lascia la difesa di Lubumbashi per comandare la strategica base militare di Kamina. Le terza zona di difesa (est del Congo) sarà diretta dal generale Constant Ndima Kogba. Tutti questi nuovi alti ufficiali sono dei fedelissimi del rais, implicati nel milionario affare dei Bloody Minerals del Congo. Notizie interne alla FARDC segnalano che sono stati stanziati quasi 2 milioni di dollari per assumere mercenari provenienti dall’est Europa -ex repubbliche sovietiche- e dalla Colombia. In segreto si stanno comprando ingenti quantitativi di armi e munizioni.

I recenti e ripetuti tenativi di invasione del Rwanda nascondo una precisa strategia di Kabila volta a impedire l’attuazione del piano per l’invasione del Paese ideato da Mike Pompeo. La strategia consiste nell’utilizzare il generale rinnegato Kayumba, le Imbonerakure, le milizie congolesi Mai Mai e le milizie genocidarie ruandesi FDLR e NLF per spostare il terreno di scontro dal Congo al RwandaSe il Governo di Kigali, dinnanzi a queste continue incursioni, fosse costretto a invadere il Burundi, il piano di Mike Pompeo sarebbe messo a repentaglio.
La strategia ideata dagli Stati Uniti, con coinvolgimento di Angola, Congo Brazzaville, Ruanda e Uganda, prevede una guerra lampo per destituire Kabila e, successivamente, il dittatore burundese, Pierre Nkurunziza, ripulendo la Regione dei Grandi Laghi di due terribili dittature di cui una (quella burundese) con forti tendenze razziali e naziste che potrebbero portare al secondo olocausto contro i tutsi nella regione.
L’invasione del Burundi sposterebbe il campo di battaglia dal Congo al Burundi e i vari eserciti africani rischierebbero di impantanarsi in una guerra pan-africana in territorio burundese. L’unica alternativa sarebbe di sferrare contemporaneamente l’invasione del Congo e del Burundi. Alcuni esperti militari regionali nutrono il timore che una tale opzione indebolirebbe il fronte di liberazione africano, vanificando la guerra lampo, rischiando un conflitto inter-regionale che potrebbe durare anni in contemporanea con la guerra civile in Sud Sudan. Uno scenario da inferno, sia per la Regione dei Grandi Laghi, che per tutto il continente africano.

Ma è sul piano politico che il rais sembra dare il meglio di se stesso. Il mensile ‘Jeune Afrique’ informa dell’ultima mano di Poker del rais: starebbe lavorando per creare una larga coalizione politica a suo favore per conservare il potere anche dopo una sua eventuale uscita di scena. Questo piano prevede di comprare anche il nemico numero uno, Jean-Pierre Bemba. Il rais conosce bene Bemba, appartenente anche lui al Clan dei Mobutisti. Come Kabila, Bemba non è interessato alla democrazia e al benessere del popolo, ma allo sfruttamento delle risorse naturali congolesi. Il rais riuscirà a convincere il suo acerrimo nemico? È questione di prezzo, dicono alcuni…

Nonostante tutte queste astute manovre, gli Stati Uniti sembrano intenzionati a porre fine al regime dittatoriale di Joseph Kabila. Ad assicurarlo è Herman Jay Cohen, ex assistente del Segretario di Stato per gli Affari Americani dal 1898 al 1993, nonchè ex Ambasciatore in Gambia e Senegal, e principale ‘burattinaio’ nelle guerre civili di Angola, Mozambico e nella guerra Etiopia ed Eritrea. Presidente della potente ditta Cohes and Woods International, Direttore della Hyperdynamics Oil and Gas  e consulente della ContourGlobal. Cohen è l’Andreotti americano per gli affari africani e le sue parole pesano come macini.
In una recente intervista rilasciata alla TV congolese online ‘VacRadioTV il 24 maggio scorso, molte settimane prima del piano ideato da Mike Pompeo,  Cohen affermava: «Non si può sapere con esattezza cosa passa nella testa di Kabila, ma non credo che lascerà il potere. È circondato da familiari, da gente che dipende da lui. È difficile per Kabila lasciare il potere. Ha paura di lasciare il potere ed ha paura di restare. Nonostante queste contraddizioni, credo che farà di tutto per rimanere al potere. Lo scenario più probabile è la proclamazione di una nuova Costituzione. Questo gli permetterebbe di presentarsi alle elezioni, perché sarebbe il primo mandato presidenziale della nuova Costituzione, mentre i precedenti due riguarderebbero la vecchia Costituzione abrogata. Avendo cambiato tutti i giudici, domanderà alla Corte Costituzionale di dargli ragione e otterrà un verdetto favorevole che legittimerà la sua candidatura e il terzo mandato presidenziale. Noi non accetteremo tutto ciò. Kabila deve partire. L’unica soluzione deve giungere dai Paesi vicini che sono determinati a vedere la partenza di Kabila per preservare la pace nella regione…»

 

https://www.youtube.com/watch?v=vCNckATrRJU

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