martedì, ottobre 23

Congo: l’invasione ugandese non c’è, ma solo secondo le autorità congolesi Testimoni oculari ugandesi e congolesi sostengono che i soldati dell'Uganda hanno oltrepassato in forze il confine

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Riscontrando un incomprensibile silenzio da parte delle autorità congolesi che stanno subendo una invasione militare (iniziata lo scorso 22 dicembre) del loro territorio da parte dell’Esercito ugandese, il Brigadiere Richard Karemire, portavoce del UPDF, ha ieri fornito ai media le prime informazioni sull’andamento della campagna militare. «Oltre 100 terroristi della Alleanza Forze Democratiche sono stati uccisi e 8  basi militari e logistiche distrutte» .

Il Brigadiere Karemire nega la presenza in Congo della Seconda Divisione di Fanteria ugandese, affermando che le operazioni terrestri contro i terroristi islamici ugandesi sono state compiute dall’esercito regolare congolese FARDC. L’Uganda si sarebbe limitata a compiere bombardamenti tramite raid aerei e batterie di cannoni a lungo gittata. Secondo lo Stato Maggiore del UPDF l’operazione militare ha riscontrato un successo totale. Le ADF sarebbero state quasi annientate. I soldati regolari congolesi starebbero intercettando i sopravvissuti alla carneficina che hanno tentato di fuggire in diverse zone della provincia del Nord Kivu.

Queste affermazioni vengono smentite da testimoni oculari sia ugandesi che congolesi. Al confine con il Congo la popolazione ugandese afferma che i soldati del UPDF hanno oltrepassato in forze il confine. La Società Civile del Nord Kivu è ferma nel denunciare una massiccia presenza di truppe ugandesi nella provincia congolese.

Nel comunicato ufficiale diramato si riscontra una rettifica delle prime dichiarazioni fatte per giustificare le operazioni militari in Congo. Scompare la prima versione di una imminente invasione dell’Uganda da parte delle ADF, proposta come motivazione dell’attacco preventivo. Ora si parla di «pianificazione di attività ostili contro l’Uganda», facendo intendere probabili attacchi terroristici.

Lo Stato Maggiore informa che le ADF avrebbero instaurato dei stretti legami con milizie jihadiste internazionali, non rivelando però loro identità. Il presunto legame con il terrorismo internazionale renderebbe le ADF un pericolosissimo gruppo per la sicurezza del Congo e dell’Uganda, quindi l’operazione militare si rendeva necessaria per scongiurare una ondata di violenza sulla regione. Il quotidiano ugandese ‘Daily Monitor’ ha interpellato al riguardo degli esperti di terrorismo internazionale ugandesi e occidentali. Essi ritengono poco credibili i contatti con il terrorismo internazionale. Secondo il loro parere queste sono spiegazioni «di comodo e troppo semplici» per nascondere i veri obiettivi dell’intervento militare. Dietro alle ADF (da molti considerato un gruppo fantasma) si nasconderebbero ben altri e più oscuri obiettivi.

Sulla presenza dei soldati ugandesi nel Nord Kivu si registra il silenzio da parte della Missione ONU di pace MONUSCO. La rare informazioni offerte da ‘Radio Okapi’ (emittente radiofonica della MONUSCO per il Congo) si limitano a riportare le dichiarazioni dello Stato Maggiore ugandese, senza fornire ulteriori informazioni, commenti e analisi, nonostante che in prossimità delle zone interessate all’offensiva ugandese vi siano vari osservatori e Caschi Blu ONU. Il 27 dicembre 2017, il Segretario Generale Antonio Guterres ha nominato Leila Zerrougui alla testa della più grande missione di pace ONU al mondo: la MONUSCO. Assumerà l’incarico il 1° febbraio 2018 e si sta organizzando il passaggio di consegne tra la Zerrougui e l’attuale Capo MONUSCO, Maman Sidikou.

Leila Zerrougui (61 anni di nazionalità algerina) è un noto diplomatico di formazione giuridica specializzato nei diritti umani. Assumerà un difficile compito visto che la MONUSCO è incapace di risolvere la crisi in atto nel Kasai, nell’est del Congo, e negli ultimi mesi ha subito tre terrificanti attacchi perpetuati da autori sconosciuti ma ben addestrati e armati. Ad aumentare la crisi: i fondi necessari stanno registrando forti tagli dagli Stati Uniti e il Presidente Joseph Kabila sta marciando dritto verso la Presidenza a vita contro la volontà popolare.

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