lunedì, Ottobre 18

Congo: la rinuncia ‘anomala’ di Kabila tra l’affare miniere, il Belgio e il Vaticano In settimana l’annuncio di elezioni entro il 2018 senza il rais, il cambio al vertice della Chiesa cattolica congolese, la guerra con le compagine minerarie internazionali, lo scontro con il Belgio

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Le miniere: la guerra del rame e del cobalto

Il secondo evento, che non ha conquistato le cronache internazionali ma che ha segnato queste cruciali giornate congolesi, è la promulgazione della nuova normativa relativa al settore minerario.
La normativa, approvata dai due rami del Parlamento, sarebbe in procinto di essere promulgata da Kabila; il Ministro delle miniere, Martin Kabwelulu, si è rifiutato di dire se il Presidente ha già proceduto o meno alla firma. La normativa aumenta in maniera esponenziale le royalty e la tassazione sui metalli come il rame e il cobalto -componente essenziale delle batterie per auto elettriche- e su ciò che il Governo definiscemetalli strategici’, modificando il regime fiscale e doganale in vigore. Le compagine minerarie internazionali presenti nel Paese sono sul piede di guerra, lobbisti e vertici di tali imprese starebbero tentando di trattare direttamente con Kabila.
Gécamines, la società mineraria statale che gestisce in proprio e in partnership con le principali industrie minerarie internazionali l’estrazione e la commercializzazione dei metalli congolesi -in primis rame e il preziosissimo cobalto-, starebbe cercando di sfruttare la nuova normativa per rivedere i contratti con i suoi partner internazionali, lamentando che le vecchie norme assicuravano gran parte dei benefici alle imprese straniere a scapito degli interessi locali congolesi. Gécamines lamenta che il Congo, pur essendo il più grande produttore di rame in Africa e il più grande produttore mondiale di cobalto, avrebbe avuto scarsi utili dai minerali, utili che sarebbero andati in gran parte alle multinazionali straniere. A novembre, il Carter Center ha pubblicato un rapporto che dimostra come quasi 750 milioni di dollari pagati dalle compagnie minerarie internazionali a Gécamines, tra il 2011 e il 2014, erano scomparsi dalla contabilità, e buchi e anomalie di questo genere erano state rilevate anche dalla  Global Witness (GW) che aveva analizzato i dati dell’Extractive industries transparency initiative (Eiti). I rapporti mettono in evidenza come Gécamines sia quella che è stata definita ilbancomat di Kabila’, compagnia statale di fatto controllata dal Presidente, il quale, a sua volta, è a capo di quella famiglia Kabila che controlla l’affare dei minerali insanguinati congolesi. Minerali che sono stati al centro del gennaio congolese, quando la campagna militare nell’Est del Congo  -quella che il Governo congolese e i media occidentali continuano spacciare per campagna contro il gruppo terroristico Mao Mao e invece gli osservatori locali hanno dimostrato essere contro  i terroristi ruandesi delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), per anni soci d’affari di Kabila proprio nel controllo del mercato illegale dei minerali- ha portato a una ridefinizione del mercato illegale dei minerali con la spartizione tra CongoUgandaRwanda -e sullo sfondo la Tanzania- estromettendo i vecchi soci d’affari del Presidente Joseph Kabila, ovvero i terroristi FDLR.

La nuova normativa del settore minerario e l’annesso tentativo di rimodulare i rapporti con le compagnie minerarie, se per un verso può essere visto come un segnale all’Occidente, è tutt’altro che estraneo all’accordo Congo-Uganda-Rwanda.

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