mercoledì, Settembre 22

Congo Kinshasa: TELEMA! La rivolta del popolo field_506ffbaa4a8d4

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La strategia della Famiglia Kabila è identica a quella del regime genocidario di Nkurunziza in Burundi. L’ordine è nessuna negoziazione con l’opposizione che va soppressa duramente se non accetta di essere comprata e di allinearsi alla volontà Presidenziale. L’accordo segreto stipulato tra la Presidenza e la MONUSCO sembra funzionare e condizionare le scelte del Segretariato Generale delle Nazioni Unite. Ban Ki Moon ha lanciato un appello alla calma, dichiarandosi profondamente preoccupato per la situazione in Congo. Ban Ki Moon ha invitato tutti gli attori politici congolesi ad impegnarsi nel dialogo politico per risolvere le divergenze e cooperare con il mediatore del Dialogo Nazionale, Edem Kodjo, confermando il supporto ONU all’iniziativa indetta dal Presidente Kabila.

Una dichiarazione che contraddice la risoluzione n. 2277 del Consiglio di Sicurezza, adottata il 30 marzo 2016, contraria ad ogni ritardo sul calendario elettorale del prossimo novembre. La guerra interna alle Nazioni Unite sulle elezioni congolesi sembra essere stata vinta dalla lobby pro Kabila, capeggiata dalla Francia che ha facilitato gli accordi segreti tra il regime e la MONUSCO grazie al totale controllo della missione di pace ONU in Congo esercitato da Parigi. Anche la scelta del mediatore non è casuale. Edem Kodjo, di nazionalità Togolese, vecchio mastino della politica africana, Quarto Segretario Generale della Unione Africana ed ex Inviato Speciale della Franocofonia, è considerato uno tra i più fedeli servitori della Cellula africana a Parigi. Il tentativo della Francia è di ingabbiare l’opposizione in un dialogo nazionale architettato da Kabila in previsione di rendere il suo potere illimitato e irreversibile. La mancata partecipazione dell’opposizione al dialogo nazionale metterebbe i suoi leader in una situazione difuorilegge‘ in cui sarebbe facile trasformare le proteste popolari in atti eversivi e terroristici che potrebbero giustificare la dura reazione delle forze dell’ordine.

Sul piano giuridico il Presidente Kabila ha ottenuto una importante vittoria offerta dalla Corte Costituzionale che ha recentemente autorizzato il Capo di Stato a mantenersi alla Presidenza nella eventualità che le elezioni siano rinviate di due o quattro anni. Altri soldi evidentemente spesi bene. Se sul piano giuridico e di alleanze internazionali Kabila sembra ben posizionato per contenere le proteste a Kinshasa e nella parte occidentale del Paese grazie anche ai milioni di dollari destinati ai leader della opposizione, Tshisekedi per primo, il vero pericolo proviene dal Katanga e dalla province est del Congo.

Le manifestazioni a Lumumbashi, Goma, Bukavu, Beni non sono state autorizzate e il regime ha concentrato i reparti scelti della Polizia su queste città mettendo in attesa i reparti d’élite dell’Esercito. L’ex Governatore del Katanga, Moise Katumbi è stato costretto a fuggire dal Congo dopo le false accuse di aver ingaggiato un esercito di mercenari americani. La sua fuga è preventiva, in quanto Katumbi ha compreso che se le manovre giudiziarie contro di lui falliranno, potrebbe essere vittima di un squadrone della morte. Anche Vital Kamerhe è inserito nella lista dei leader dell’opposizione da ‘domare’. Il regime di Kinshasa pone molta attenzione al Katanga e all’est del Congo. La decisione di non indire le elezioni previste per il prossimo novembre è principalmente dovuta al fatto che Kabila ha perso ogni sostegno elettorale nelle province est. Una situazione che non permetterebbe di attuare tranquillamente i soliti brogli elettorali. Allo stato attuale nessun cittadino del Katanga, Nord Kivu e Sud Kivu voterebbe per Kabila.

Al momento il regime di Kinshasa sembra uscire vincitore, avendo addomesticato l’opposizione nella parte occidentale del Paese, ma la paura di una ribellione militare e secessioni all’est costringerà Kabila ad aumentare la repressione con l’aiuto delle milizie genocidarie presenti in Nord e Sud Kivu e il silenzio della MONUSCO. Le popolazioni dell’est hanno avuto la possibilità di riscattarsi nel 2012 con la ribellione condotta dal Movimento 23 Marzo M23. Giudicato sotto controllo del Rwanda, il M23 non ricevette il necessario appoggio popolare per abbattere il regime di Kinshasa, pur avendo le capacità militari per farlo. Ora la situazione è diversa. Lo stesso Rwanda, preoccupato del controllo esercitato dai terroristi ruandesi delle FDLR in Burundi, ha adottato una politica diversa verso il Congo, creando alleanze con Kabila tese a combattere le FDLR in cambio di un sostegno indiretto alla presidenza eterna del Rais congolese e all’impegno di non appoggiare ribellioni militari all’est. Accordi che sono negati dai rispettivi governi di Kinshasa e Kigali.

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