sabato, Aprile 17

Congo, Kabila non vuole rinunciare al potere Nel 2016 le presidenziali, ma lui prova a cambiare le carte in tavola. Ma Usa e Francia appoggiano Mugwebe

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Kabila COngo

Kampala – Joseph Kabila Kabange, 42 anni, un uomo venuto dal nulla, dalle origini incerte, catapultato al potere nel gennaio 2001 a seguito dell’assassinio di suo padre, Laurent Désiré Kabila. Due i mandati presidenziali garantiti da colossali truffe elettorali nel 2006 e nel 2011. Mentre la prima truffa elettorale fu ben organizzata dalla missione di pace ONU in Congo, MONUSCO, con la complicità degli osservatori internazionali, la seconda (novembre 2011) rappresentò uno scandalo internazionale  e passò alla storia come la più immensa e grottesca truffa elettorale mai organizzata in Africa dall’indipendenza ai giorni nostri. La nomina di Kabila alla Presidenza si basò su risultati elettorali parziali. Quelli definitivi non sono mai stati pubblicati.

Durante i tredici anni inerenti ai due mandati presidenziali Joseph Kabila ha subito una serie di metamorfosi. Dal Petit Kabila dei primi anni di potere al Rais du Congo del 2010 (raggiungendo il culmine del suo potere) all’attuale stato di grave confusione mentale dovuta da abuso di droghe e alcool. In tredici anni il Paese, appena uscito dall’ultimo catastrofico decennio del regime di Mobutu Sese Seko (1986 – 1996) e da due guerre Pan Africane, non si è mai ripreso. Lo sviluppo socio economico volutamente e sistematicamente negato alla popolazione. I principali leader politici dell’opposizione sono stati comprati, incarcerati anche con l’aiuto della Corte Penale Internazionale (esemplare il caso di Jean-Pierre Benba ) o semplicemente assassinati.

Nonostante una crescita economica annuale superiore al 5% e alle immense potenzialità offerte dall’agricoltura, minerari e idrocarburi, la popolazione vive nella più estrema povertà che la condanna ad un disumano degrado fisico e morale, le infrastrutture sono inesistenti, le istituzioni un lontano ricordo, la giustizia e i diritti umani un lusso deprecabile. Nell’est del Paese la guerra non è mai finita dal lontano settembre 1966, quando le truppe ruandesi oltrepassarono la frontiera Giangugu – Bukavu dando il via, assieme agli eserciti angolano, burundese e ugandese, all’invasione che segnò la fine dell’impero cleptomane di Mobutu Sese Seko.

Affermare che in tredici anni di potere il Presidente Kabila non abbia fatto nulla di buono equivalerebbe ad una alterazione della storia degna della propaganda giornalistica di Stato. In tredici anni Kabila e la Banda dei Mobutisti (ex ministri e generali di Mobutu che dal 2001 hanno ripreso il controllo del Paese) hanno raggiunto importanti obiettivi, purtroppo personali. Sono riusciti a costruire una mostruosa rete mafiosa controllata dai mobutisti e dalla Famiglia Kabila che gestisce ogni tipo di traffico lecito ed illecito collaborando con chiunque: dalle multinazionali asiatiche e occidentali al gruppo terroristico ruandese FLDR. Dal Congo Brazzaville ai nemici giurati, Rwanda e Uganda. Corruzione, impotenza del sistema giudiziario, latitanza delle istituzioni e distruzione delle infrastrutture pubbliche sono l’ovvio corollario delle attività “patriottiche” di questa associazione a delinquere istituzionalizzata.

Nel 2016 sono previste le elezioni Presidenziali: appuntamento atteso con apprensione e speranza dalla popolazione congolese che intravede per la prima volta la possibilità di decidere il proprio futuro eleggendo a Presidente il candidato più idoneo per gli interessi del Paese, lasciandosi alle spalle il triste e mostruoso periodo della Famiglia Kabila. L’articolo 220 della Costituzione è chiaro: il numero di mandati presidenziali è limitato a due e il Petit-Grand Rais finisce il secondo mandato nel 2016.

Nel febbraio 2014 Joseph Kabila aveva accennato alla possibilità di rispettare i due mandati previsti dalla Costituzione, non presentandosi alle Presidenziali del 2016  Questa affermazione fu offerta al pubblico in forma semi ufficiale e fatta diffondere tra la popolazione dal canale di informazione parallela denominato “Radio Trouttoire” (Radio Corridoio). A distanza di due mesi la situazione si è capovolta: il Presidente congolese sta studiando tutte le mosse possibili per ottenere il terzo mandato. Il radicale cambiamento è dovuto dagli enormi interessi economici che la famiglia Kabila e varie eminenze grigie del passato regime di Mobutu Sese Seko che ora controllano  nuovamente il potere a Kinshasa, hanno tessuto in questi anni e che rischierebbero di perdere in un eventuale cambiamento di regime.

La prima mossa è quella di cambiare l’articolo costituzionale n. 220 eleggendo il Presidente non più a suffragio diretto ma indiretto. Se l’articolo fosse modificato le elezioni potrebbero aver luogo nel 2015 e, in caso di vittoria, il terzo mandato di Kabila diventerebbe il primo mandato della nuova legge azzerando il contatore e permettendogli di candidarsi anche per quarto mandato. Nel suffragio indiretto Kabila non dovrebbe sottoporsi al giudizio di 30 milioni di congolesi iscritti alle liste elettorali ma ad un gruppo ristretto di “grandi elettori”, circa 150 figure politiche. La durata del mandato Presidenziale passerebbe da 5 a 7 anni. Per garantire una certa legittimità, la modifica del sistema di elezione del Presidente potrebbe essere attuata attraverso un referendum.

La seconda mossa riguarda la possibilità di rinviare la data delle elezioni, apportando la scusa di una carenza di mezzi finanziari per sostenere le elezioni previste per il 2016. Come fa notare il mensile Jeune Afrique la Repubblica Democratica del Congo è diventata uno specialista dei calendari elettorali “estendibili”, a “geometria variabile”. Alcuni segnali in questa direzione provengono dalle recenti dichiarazioni dell’Assemblea Generale che ha espresso la volontà di organizzare un censimento della popolazione prima delle elezioni del 2016. Considerando l’ampiezza di un censimento su tutto il territorio nazionale, cinque volte più grande della Francia e privo di infrastrutture e strade, occorrerebbe un periodo di tempo estremante lungo, ottimo metodo per rinviare la data delle elezioni già fissata.

Secondo alcuni esperti regionali se queste due mosse risultassero impraticabili, si potrebbe assistere ad allo scenario “Putin-Medvedev” verificatosi nel 2008. Pur rispettando la Costituzione Joseph Kabila potrebbe tentare di mettere alla Presidenza un uomo di paglia, occupando il posto di Super Primo Ministro con poteri illimitati. Operazione non facile in quanto occorre trovare un uomo di paglia affidabile e fedele nel marasma politico congolese. Kabila potrebbe rivolgersi a qualche famigliare ma i rischi che il nuovo Presidente non si accontenti di giocare un ruolo simbolico ed inizi una guerra contro il Super Primo Ministro sono altissimi, essendo in gioco interessi di miliardi di dollari provenienti dal commercio illegale dei minerali al est del paese.

La soluzione più fattibile rimane quella della riforma Costituzionale per estendere i limiti del mandato Presidenziale prendendo spunto dal suo omonimo Yoweri Museveni, Presidente dell’Uganda. I tentativi per ottenere il terzo mandato devono però scontrarsi contro la palese opposizione degli Stati Unite e quella più subdola della Francia. Durante la sua recente visita a Kinshasa il Segretario di Stato Americano John Kerry ha chiaramente invitato il Presidente Kabila al rispetto della Costituzione e a non presentarsi come candidato alle elezioni del 2016.

L’invito è originato dalla mancanza di fiducia che l’Amministrazione Obama nutre verso l’attuale regime di Kinshasa, ora coinvolto nel sostegno attivo al gruppo terroristico ruandese FDLR che si appresta ad invadere il Rwanda. Un sostegno che rischia di scatenare una terza guerra Pan Africana in Congo con gravi ripercussioni regionali ed internazionali. L’incapacità di ricostruire il Paese e le istituzioni, la promozione della corruzione e della illegalità fatta dalla Famiglia Kabila e lo stato di tossicodipendenza cronica da cocaina di Joseph Kabila sono altri fattori che azzerano la credibilità internazionale del Presidente congolese.

Anche la Francia, seppur dichiarandosi amica del Governo di Kabila, manca di stima e fiducia verso il Presidente congolese. Al momento Parigi sta cercando di commissionare il potere reale in Congo utilizzando la missione di pace delle Nazioni Unite. Dal 2013 il capo dei caschi blu Martin Kobler è di fatto il padrone del ricco paese africano. Una situazione che può essere attuata ancora per un anno o due, ma non sostenibile a medio lungo termine.

All’orizzonte sembra delinearsi un’alleanza di intendi tra Washington e Parigi per sbarazzarsi dell’attuale imbarazzante figura Presidenziale per cercare un sostituto. Vi sarebbe anche un candidato che per ora sceglie di restare ai margini della politica nazionale ma che sta tessendo una rete di alleanze e conoscenze che spaziano da Barak Obama a Francois Hollande, da Bill Clinton a Jacques Chirac. L’eminenza grigia e pupillo dell’Occidente sarebbe il Direttore del Ospedale di Panzi, a Bukavu capoluogo del Sud Kivu, il Dottore Denis Mugwebe famoso per il sostegno medicale e psicologico da lui offerto alle donne vittime di violenze sessuali perpetuate dal esercito regolare e dai quaranta gruppi armati operanti al est del Congo. Il Dottor Mugwebe soffre però di un handicap. Famoso a livello internazionale è una figura ancora poco familiare alla maggioranza dei congolesi. Inoltre gli abitanti della capitale Kinshasa potrebbero essere contrari ad un candidato proveniente dal est del paese. Kinshasa dispone di 10 milioni di elettori, cioè il 33% del totale degli elettori del Congo. Secondo alcuni esperti nazionali per aumentare la fama del Dottor Mugwebe all’interno del Paese, la Comunità Internazionale dovrebbe consegnarli in Premio Nobel per la Pace tra il 2014 e il 2015. Se ciò avverrà sarà un chiaro segnale su quale uomo Stati Uniti e Francia intendono rivolgere i loro sforzi e sostegno politico finanziario. 

 

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