lunedì, Maggio 17

Congo: incaricata una ditta israeliana delle PR con Trump

0
1 2


La Repubblica Democratica del Congo è sotto il mirino dell’Amministrazione del presidente Donald Trump in quanto le multinazionali americane, dopo aver fatto affari miliardari con il regime cleptomane del Presidente Joseph Kabila tra il 2006 e il 2014, ora ritengono che la corruzione a cui sono costrette a sottostare per poter operare nel Paese sia diventata un costo insopportabile. Oltre al ‘regolare’ pizzo da versare alla Famiglia Kabila, le multinazionali (non solo americane) devono pagare continue tangenti a Governatori, Sindaci, Generali, Capi della polizia e, addirittura a vari movimenti ribelli nel est del Paese che di fatto sono l’unica garanzia di sicurezza – insicurezza visto l’impotenza delle forze dell’ordine e dell’esercito (fantasma). A questa situazione si aggiungeva la legge contro i minerali di guerra ‘Dodd FranK Act‘ voluta dall’Amministrazione Obama. Una legge che obbligava le multinazionali americane a ricorrere ad intermediari regionali con evidente aumento dei prezzi d’acquisto sopratutto del Coltan.

Come primo atto di Donald Trump alla Presidenza riguardo il Congo la legge Frank Dood Act è stata congelata per decreto presidenziale. Una decisione che ora deve sottostare al Congresso dove i Repubblicani sono intenzionati ad appoggiare il decreto di Trump e abrogare la legge. Per quanto riguarda l’attuale assetto politico in Congo il Presidente Trump è estremamente chiaro: Joseph Kabila deve andarsene e le elezioni, previste per il novembre 2016, devono tenersi entro quest’anno sancendo un radicale cambiamento politico in Congo. L’alternativa a Kabila individuata da Trump sarebbe l’ex governatore del Katanga ora in esilio forzato: Moise Katumbi.

La politica dell’attuale amministrazione americana verso il Congo è in realtà la continuazione di quella dell’Amministrazione Obama. La crisi politica tra Washington e Kinshasa è iniziata nel settembre 2015 quando il governo congolese (in complicità con la  Commissione Elettorale Nazionale Indipendente – CENI)  di fatto rinviò le elezioni previste per il novembre 2016. L’amministrazione Obama era al corrente dei raggiri della legge Frank-Dodd Act attuati dalle multinazionali americane ma nessuna inchiesta giudiziaria è stata promossa. L’unica differenza (in politica estera) tra Obama e il suo successore sembra essere il linguaggio incolto, grezzo e populista di Trump. Molti analisti legati al libero mercato volutamente dimenticano che in America le multinazionali (il famoso 1%) possono influenzare le scelte politiche dei vari presidenti dal semplice fatto che finanziano le loro campagne elettorali. In questo modo il capitalismo americano si assicura una continuità in politica estera indipendentemente dall’Amministrazione al comando del Paese. Per gli Stati Uniti la politica estera si riduce alla difesa delle risorse minerarie ed energetiche sotto il suo controllo e alla conquiste di nuove.

Nel tentativo di ripristinare i buoni rapporti con gli Stati Uniti nel settembre 2016 Kabila aveva inviato il suo consigliere politico  Barnabè Kikaya Bin Karubi, a Washington come rappresentante diplomatico. Karubi aveva creato un’agenzia di Pubbliche Relazioni in meno di una settimana e firmato un accordo commerciale con il governo congolese di 175.000 dollari mensili per cinque mesi di lobby presso la Casa Bianca. Servizi poco efficaci che non hanno impedito al Tesoro Americano di congelare i beni dei Generali John Numbi e Grabriel Amisi Kumba accusati di inaudite violenze contro i civili che parteciparono alle manifestazioni  contro il terzo mandato di Kabila del maggio 2016. Di maggior efficacia i servizi di lobby diplomatica offerti dalla società Akin Gump all’oppositore Moise Katumbi. Questi servizi iniziati nel 2013 al costo di 30.000 dollari mensili hanno creato una immagine talmente positiva dell’ex governatore del Katanga presso la Casa Bianca che entrambe le amministrazioni (Obama e Trump) lo identificano come il loro uomo.

Constatato il clamoroso fallimento diplomatico di Karubi, avvenuto in contemporanea con la crisi sorta con il principale alleato di Kinshasa, la Francia, ha spinto il Presidente Kabila a rivolgersi a dei professionisti del settore. La scelta è caduta sulla Mer Secuirty and Communication Systems  (conosciuta con l’abbreviazione MER Group) che il 8 dicembre 2016 ha firmato un contratto annuale con il governo di Kinshasa dal valore di 5,57 milioni di dollari per lavori di lobby politica tesi a migliorare le relazioni con l’Amministrazione Trump. A rendere pubblica la notizia è stato il giornalista congolese Tresor Kibangula sul mensile francese Jeune Afrique

La MER Group, con sede a Holon, Tel-Aviv, Israele è una ditta leader nei settori sicurezza e lobby politiche internazionali. Forte di 1200 impiegati e un esercito di consulenti esterni opera in Israele, Balcani, America Latina ed Africa, ha vinto importanti appalti pubblici per la sicurezza delle città di Buenos Aires, Gerusalemme, Bucarest, Sofia, Amsterdam, Atene. È stata anche incaricata di organizzare la sicurezza durante il Quinto Summit dei Paesi Latino Americani. Opera in vari Paesi ‘caldi’ tra i quali Kazakistan, Venezuela, Colombia, Indonesia. Le sue succursali sono presenti in tutti i Paesi dell’America Centrale (esclusa Cuba) e in 8 Paesi dell’America Latina. In Africa i governi di Angola, Congo Brazzaville, Guinea, Ghana, Mozambico, Nigeria, Senegal e Zambia, sono suoi clienti. Opera anche nei strategici Paesi della East African Community: Kenya, Rwanda, Tanzania e Uganda.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->