giovedì, Dicembre 2

Congo, il massacro dei Caschi Blu è firmato Joseph Kabila? Sempre più attendibile l’ipotesi che l’attacco militare alla base MONUSCO di Semuliki rientri all’interno di una strategia militare decisa dal Governo congolese contro il continente ONU e Pentagono

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I soldati tanzaniani caduti sono stati trasportati in patria, dove oggi si terranno i funerali di Stato. Per tentare di mitigare la disfatta militare inflitta a dei reparti d’elite dell’Esercito tanzianiano, lo Stato Maggiore ha affermato che i combattimenti sono durati 13 ore. Affermazione poco credibile. Secondo i testimoni oculari, lo scontro sarebbe durato 2 ore, mentre la MONUSCO parla di 4 ore. L’Esercito congolese ha promesso di aprire l’inchiesta giudiziaria del caso per scoprire l’identità degli assalitori.

La dinamica e la violenza dell’attacco fa nutrire seri dubbi che il massacro sia opera dei miliziani islamici del ADF. «Nonostante la pista dei ribelli ADF sia confermata, è ancora difficile affermare che siano i reali responsabili. Gli assalitori erano numerosi, ben addestrati ed armati», afferma il corrispondente di ‘Radio France International‘. Dubbi sulla capacità militare delle ADF erano già stati sollevati in un rapporto del Gruppo di Studi sul Congo presso l’Università di New York nel 2015, dove si sottolineava che le ADF erano ridotte a pochi uomini mal armati, ma che l’Esercito regolare congolese intratennesse sospetti contatti con questi terroristi islamici. Il rapporto sottolineava che le ADF erano ridotte ai minimi termini e non riuscivano ad avere contatti con altri gruppi islamici regionali e con Al Queda Magreb. Non erano in grado di fare alcuna propaganda, nè arruolamento secondo gli ideali salafisti del Islam.

Sempre più attendibile l’ipotesi che l’attacco militare alla base MONUSCO di Semuliki rientri all’interno di una strategia militare decisa dal Governo congolese contro il continente ONU di pace sospettato di architettare, assieme al Pentagono, una ribellione o un colpo di Stato per imporre un cambiamento di regime nella Repubblica Democratica del Congo.

L’attacco dello scorso 7 dicembre è il terzo in meno di tre mesi. Il 6 ottobre la base MONUSCO situata a Lubero, e tenuta dal contingente militare indiano, era stata attaccata daribelliMai Mai. Quattro giorni più tardi, il 10 ottobre, anche la base MONUSCO a Mamundioma, località vicino alla città di Beni, presieduta dai reparti d’elite dell’Esercito tanzaniano, era stata attaccata. Durante gli scontri due soldati tanzaniani erano stati uccisi. Dieci altri soldati feriti erano stati trasportati a Goma, capoluogo della Provincia del Nord Kivu per cure mediche. In entrambi gli attacci la responsabilità è stata addossata ai ribelli islamici del ADF, ma più fonti locali insistono a sottolineare che l’ondata di violenze contro i Caschi Blu sia premeditata, organizzata e coordinata dallo Stato Maggiore dell’Esercito congolese su disposizioni del Presidente Joseph Kabila e del suo entourage.

Gli stessi strateghi di questi attacchi avrebbero ordinato e coordinato l’ondata di violenze che si è abbattuta in varie province del Paese tra marzo e aprile 2017 contro la Chiesa Cattolica, che tutt’ora si oppone al progetto dittatoriale del Presidente Kabila di ottenerere la Presidenza a vita.
Mentre il calendario delle elezioni presidenziali (rimandate fin dal dicembre 2016) rimane incerto e confuso, lo scorso 11 dicembre l’Unione Europea ha deciso di rinnovare, fino al 12 dicembre 2018, le sanzioni contro alte personalità politiche e militari congolesi come ultieriore pressione per convincere il rais Kabila ad accettare un cambiamento democratico. Contemporaneamente la Casa Bianca e il Pentagono stanno alzando i toni contro il regime di Kinshasa evidenziando la ormai irreparabile crisi politica e l’aperta ostilità americana al regime di Kabila.

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