venerdì, Settembre 17

Congo: il dovere cristiano di ribellarsi

0
1 2


L’intervista rilasciata dal Presidente Joseph Kabila al quotidiano tedesco Der Spiegel  lo scorso 2 giugno è stata ideata per chiudere definitivamente il contenzioso politico con la Chiesa Cattolica riguardante le elezioni e il passaggio del potere. In netta contraddizione agli accordi di San Silvestro il Presidente congolese chiarisce al quotidiano tedesco la sua volontà di rimanere al potere ad oltranza rimanendo estremamente vago sulla data delle elezioni presidenziali, previste ma annullate nel novembre 2016. Riguardo alle accuse lanciategli dai Vescovi cattolici congolesi di non aver rispettato gli accordi del 31 dicembre 2016 e di aver tradito la fiducia della Santa Sede, Kabila afferma di non aver fatto alcuna promessa e, quindi, di non aver alcun obbligo morale verso istituzioni religiose, partiti di opposizione e società civile.

Il messaggio contenuto all’interno dell’intervista (la prima rilasciata dal Rais da oltre 5 anni) è semplice quanto brutale: chiunque si opponga ai suoi piani di Presidenza a vita ha due opzioni: accettare la situazione ritornando ad occuparsi degli affari privati e ripristinando la normalità quotidiana o affrontare le forze repressive del regime composte da truppe d’élite dell’esercito, polizia e potenti gruppi di mercenari alleati tra i quali spicca l’organizzazione terroristica ruandese Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda – FDLR.  Un messaggio rivolto principalmente alla Chiesa in Congo e al Vaticano. Una chiara minaccia affiancata ad una escalation di violenze contro chiese, conventi, istituti scolastici cattolici che ora sta assumendo proporzioni ancora più preoccupanti: minacce e violenze direttamente rivolte al clero cattolico congolese.

I Vescovi congolesi, con il beneplacito del Vaticano, hanno scelto di non ritornare ad occuparsi delle normali questioni ecclesiastiche, continuando a proporre e a difendere ad oltranza gli accordi di San Silvestro, considerati dalla maggioranza degli esperti politici regionali come l’unica sensata soluzione alla crisi socio politica nazionale che sta già sconfinando in derive genocidarie tramite pulizie etniche rivolte contro le tribù Nande, Banyamulenge all’est e contro i Luba nel Kasai. Contro ogni aspettativa, nutrita dal potere mafioso della Famiglia Kabila, i Vescovi cattolici venerdì 23 giugno hanno lanciato un appello nazionale a tutti i fedeli e i cittadini congolesi di mobilitarsi in difesa degli accordi di San Silvestro che prevedono elezioni presidenziali entro quest’anno, il divieto per Kabila di presentarsi come candidato e un pacifico quanto democratico passaggio di potere dopo una dittatura durata 16 anni e costellata da guerre regionali, locali, sterminio di intere popolazioni e innumerevoli crimini economici ed ambientali.

«Come cristiani abbiamo il sacro dovere di difendere gli accordi di San Silvestro, l’unica road map credibile in quanto fondata sulla Costituzione Repubblicana. Accordi non interpretabili che esigono il rispetto e la messa in atto integrale degli impegni presi dalle parti coinvolte per il bene del Popolo e della Nazione. Non si cederà alla paura né al fanatismo. Noi ci opponiamo ad una minoranza di cittadini che ha unilateralmente deciso di prendere in ostaggio la vita di milioni di congolesi». Queste le dichiarazioni rilasciate alla stampa nazionale da Monsignor Marcel Utembi, presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo – CENCO e riprese in un documento ufficiale della Chiesa Cattolica rivolto alla popolazione, provocatoriamente intitolato: “Le Pays va mal. Debout Congolais” (Il Paese sta sprofondando. Risveglio Congolese).

Dalle parole ai fatti. La CENCO ha organizzato un primo nucleo di 200 attivisti politici in 47 diocesi sparse per il Congo che hanno ricevuto il compito di organizzare manifestazioni popolari pacifiche su tutto il territorio nazionale. In tutte le chiese cattoliche il clero lancia in lingua locale (Swahili o Lingala) un messaggio interpretato dal regime dittatoriale come una dichiarazione di guerra: ‘La ribellione alla tirannia è un dovere cristiano‘. Secondo nostre fonti di informazioni all’interno delle diocesi del Nord Kivu questa opposizione popolare che la Chiesa Cattolica intende promuovere si basa su proteste di piazza, scioperi bianchi, disobbedienza civile, e un sistematico boicottaggio del riconoscimento del Presidente e del suo partito ironicamente denominato Parti du Peuple pour la Reconstruction et la Democratie – PPRD qualora essi non rispettino gli accordi presi.

Le prime reazioni dell’opposizione congolesi giungono da Vital Kamhere leader della Union pour la Nation Congolaise UNC. In un comunicato ufficiale rilasciato lunedì 26 giugno, Kamhere dichiara il suo incondizionato appoggio all’appello alla resistenza ad oltranza lanciato dalla Chiesa Cattolica e dal Vaticano. «La direzione politica del UNC approva senza riserve la dichiarazione della CENCO secondo la quale il Paese è sconvolto da una pericolosa crisi sociale e politica che lo sta divorando. Il UNC aderisce alla parola d’ordine lanciata dalla CENCO della Primavera congolese».

Le prime e timide reazioni del regime giungono dal portavoce del Governo Lambert Mende (figura politica tra le più disprezzate dal popolo congolese dopo il Rais Kabila). Mende ha riconosciuto la validità dell’analisi politica della CENCO ma ricorda alla Chiesa Cattolica ipotetici errori politici commessi e la rimprovera di aver adottato un atteggiamento partigiano. Come pratico esempio Mende sottolinea che i Vescovi cattolici evitano di soffermarsi sulla disfunzione e sul caos della coalizione dei partiti di opposizione Rassemblement le vere radici e cause dell’attuale crisi nazionale secondo il portavoce.

Seppur la realtà sia ben lontana dalla grezza propaganda del regime congolese non si può che evidenziare una incapacità politica da parte della opposizione che fino ad ora non ha permesso di organizzare una chiara e credibile risposta al progetto dittatoriale di Kabila per mantenere il potere e il controllo sui miliardi di dollari provenienti dai minerali preziosi e sui futuri guadagni stratosferici derivanti da petrolio e gas metano. Lo scorso 27 giugno il principale partito di opposizione e capofila del Rassemblement Unione pour la Demoractie e le Progres Social – UDPS del defunto leader storico dell’opposizione congolese Etienne Tshisekedi (detto La Sfinge) è stato vittima di inaudite purghe staliniste che hanno visto la fuoriuscita di 19 Parlamentari e dirigenti di partito che hanno messo in discussione la dirigenza del figlio della Sfinge: Felix Tshisekedi e del Segretario Generale Jean-Marc Kabund. Queste purghe staliniste diminuiscono maggiormente la credibilità del principale partito di opposizione. Credibilità già compromessa dal assurdo braccio di ferro con il Governo per la sepoltura della Sfinge. Un braccio di ferro  durato  tre mesi dalla sua morte.

Il Rais Kabila non ha degnato di alcuna risposta diretta ai Vescovi cattolici continuando imperterrito nell’attuazione della dittatura. Al posto delle elezioni, Kabila impone un dialogo congolese strettamente controllato dal suo partito che dovrebbe sostituire la proposta della CENCO di un governo di unità nazionale. La promessa di lavorare su una data delle elezioni è un chiaro specchietto per allodole. Durante la sua visita a Pretoria (domenica 25 giugno) il dittatore congolese ha ricevuto il pieno ed incondizionato appoggio del Sudafrica, principale partner economico africano e alleato militare con unità di combattimento presenti dal 2013 in Congo. Un appoggio offerto dal Presidente Jacob Zuma e dal African National Congress in onore di una superata e reazionaria alleanza Bantu contro un immaginario pericolo Tutsi nella Regione dei Grandi Laghi. Le antiche affinità etniche sono una scusa di facciata per nascondere gli interessi economici plurimiliardarii del padronato Boero sudafricano ben saldo al potere grazie al ANC che dal 1994 permette la continuazione della Apartheid Economica e della Supremazia Economica Bianca, nel Paese di Nelson Mandela, innalzato ad eroe a livello internazionale ma considerato un traditore della masse nere nel suo Paese natio.

La classe imprenditoriale boera è intenzionata a contrastare con tutti i mezzi i concorrenti regionali tra cui Angola, Rwanda e Uganda. È inoltre intenzionato a impedire una democratizzazione in Congo che potrebbe portare al rafforzamento della sovranità nazionale applicata alla immense risorse naturali di questo Gigante africano. Un Congo democratico e stabile diventerebbe in breve tempo una temibile potenza continentale. Il Sudafrica dipende per il 18% del suo fabbisogno elettrico dalla diga congolese di Inga che verrà potenziata attraverso il megaprogetto Inga III dai costi sociali ed ambientali spaventosi e insostenibili per le future generazioni congolesi. Un progetto che prevede il 86% della esportazione della futura produzione di energia elettrica continuando a lasciare senza luce milioni di congolesi costretti a vivere in condizioni medioevali, degradanti e disumane. Inutile dire che i profitti della vendita di energia saranno di esclusivo appannaggio della Famiglia Kabila e della sua Corte di malviventi e criminali.

Inga III non è il solo motivo della difesa ad oltranza sudafricana al regime congolese. I Boeri controllano il 28% della produzione mineraria nella ricca provincia del Katanga tramite un consorzio di multinazionali sudafricane: il South African Capital Equipment Export Council – SACEEC che ha come obiettivo quello di aumentare il controllo dei minerali congolesi anche in altre province in stretta concorrenza con Angola, Rwanda e Uganda. Altre multinazionali boere si contendono le ricchezze e i mercati del Congo: MTN Telecomunication, Barloworld, Nandos, Shoprite, AECI, African Rainbow Minerals, Famous Brands, Aveng, Standard Bank, Group Five, Metorex, PPC Cement, Raubex, Grindrod, Super Group.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->