lunedì, Settembre 27

Congo: guerra aperta tra Kabila e Papa Francesco

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L’accordo di San Silvestro è stato utilizzato dal dittatore per guadagnare tempo e rafforzare il suo potere in previsione della Presidenza a vita. I vescovi congolesi e il Santo Padre sono stati ingannati. La loro buona fede e il lodevole intento di evitare caos e guerra civile in Congo sono serviti a Kabila per rimanere al potere. Gli attacchi alle chiese cattoliche in varie località del Paese sono un potente mezzo di terrorismo contro la Chiesa Cattolica, ormai l’unica forza credibile rimasta in Congo e intenzionata a contrapporsi pacificamente ai deliri disumani di potere che il Rais nutre da sempre. Se la CENCO continuerà la sua opposizione al Governo prevedo che le violenze possano oltrepassare la linea rossa, arrivando a violenze corporali se non ad omicidi del clero cattolico congolese”, ci informa un prelato di origini tutsi Banyarwanda del Sud Kivu, protetto da anonimato.
«La Chiesa Cattolica è sotto il mirino intenzionale di politici senza scrupolo che hanno come obiettivo distruggere il suo impegno per la pace in Congo e per la riconciliazione nazionale. Assieme a tutti i Vescovi, denuncio questi barbarici atti di violenza che rischiano di far sprofondare il nostro amato Paese in un caos indescrivibile», ha affermato ai media africani l’Arcivescovo di Kinshasa, il Cardinale Laurent Monsengwo.

La visita del Pontefice in Congo, prevista tra luglio e agosto 2017, nasconde un intrigo nazionale. Secondo fughe di notizie dall’interno del Governo, agli inizi di marzo il Vaticano voleva inviare a Kinshasa un suo alto rappresentante per incontrare il Presidente Kabila e  preparare la visita del Santo Padre. L’incontro è stato boicottato dal Governo e dopo ponderata riflessione Papa Francesco ha preso la dolorosa decisione di annullare la visita. Queste indiscrezioni sono state confermate dal Santo Padre durante l’intervista al ‘Die Ziet‘, seppur utilizzando un linguaggio diplomatico.  «Anche se il viaggio in Congo era già stato programmato purtroppo devo constatare serie problematiche da parte del Presidente Joseph Kabila. La visita preparatoria non ha avuto luogo. Questa visita doveva preparare il mio arrivo in Congo. È una pratica corrente prima di ogni visita Papale. Consiste nell’organizzare assieme alle autorità nazionali il programma della visita. Non escludo che vi sia nel futuro una mia visita in Congo se l’attuale situazione dovesse migliorare», ha dichiarato Papa Francesco al settimanale tedesco.

La Santa Sede è visibilmente sconvolta dalla trappola tesa dal regime di Kabila. Inutili sono state le richieste d’informazioni presso la Segreteria di Stato del Vaticano avanzate da vari media africani e occidentali. Nessuno osa commentare le decisioni di Papa Francesco o approfondire l’argomento. Nonostante questo prudente e comprensibile silenzio è palese l’esistenza di una crociata contro la Chiesa Cattolica indetta dal regime di Kinshasa che potrebbe portare a ulteriori violenze contro i fedeli. Secondo di Direttore per l’Africa Centrale del International Crisis Group, Thierry Vircoulon, la rinuncia di Papa Francesco alla visita programmata in Congo è un forte messaggio politico di condanna del regime di Kabila accusato di aver sfruttato la buona fede del Pontefice per trasformare gli accordi politici di San Silvestro in una arma politica a suo favore. Joseph Kabila, è uno spietato leader africano che da 16 anni sta saccheggiando le immense ricchezze del Congo, costringendo 58 milioni di persone alla povertà più estrema e a continue violenze etniche e politiche perpetuate dalla Polizia e dall’Esercito congolese e da 40 gruppi armati incontrollabili.

Le relazioni tra Vaticano e Repubblica Democratica del Congo si stanno avviando sulla stessa strada di quelle tra Vaticano e Repubblica del Burundi dopo il triplice assassinio di tre suore italiane ordinato dal ex Presidente burundese Pierre Nkurunziza nel settembre 2014.  Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernadetta Boggian erano a conoscenza di traffici illeciti e dei preparativi di genocidio del Governo burundese. A distanza di tre anni e mezzo il Vaticano reclama giustizia, mentre il Governo burundese ha chiuso il caso e una inchiesta ufficiale languisce presso la Prefettura di Parma. Entrambi questi due Paesi  sono governati da arcaiche e oscure forze dittatoriali assetate di potere, ricchezza e sangue umano. Dinnanzi al fallimento di ogni soluzione pacifica si fa sempre più strada l’idea di assicurare il ripristino della democrazia e del rispetto dei diritti umani tramite interventi armati interni o regionali. Le potenze africane avverse a queste due  dittature stanno studiando tutte le possibilità per ottenere un radicale cambiamento di regime senza troppo spargimento di sangue, evitando una lunga guerra etnica regionale. Una coalizione internazionale in supporto a questo progetto si sta formando grazie agli impegni di Stati Uniti, Canada, Belgio e Unione Europea.

Alcuni osservatori ruandesi tendono a ricordare l’appoggio iniziale offerto dalla Chiesa Cattolica a queste due dittature. Secondo il loro punto di vista la Santa Sede, fin dal 2001, era consapevole con quali mostri avesse a che fare (Kabila e Nkurunziza) ma, come l’Unione Europea, Francia e Stati Uniti, il Vaticano ha avuto la speranza di poterli controllare per impedire un fantomatico Impero Hima Tutsi nella regione dei Grandi Laghi. Il risultato di questa politica,  a distanza di 16 anni, è drammatico. Nel 2017 la regione ospita due dittatori sanguinari pronti a tutto. Vi è il concreto rischio dell’implosione del Congo e di un genocidio in Burundi. E l’Impero Hima paventato da varie congregazioni cattoliche anche italiane? Alla luce dei fatti si è rivelata una pura fantasia. Al suo posto vi sono moderni Stati in pieno sviluppo sociale ed economico: Kenya, Rwanda, Tanzania, Uganda.

Che vi siano state delle colpe e delle scelte inappropriate prese nei passati decenni dalla Santa Sede è un dato di fatto, innegabile a partire dalla partecipazione attiva della Chiesa Cattolica nel genocidio del 1994, in Rwanda, e dai successivi sostegni politici alla ideologia razial nazista del HutuPower ideata dai Padri Bianchi, nel 1957, grazie alla redazione del ‘Manifesto Bahutu‘ che rappresentò la giustificazione politica e religiosa del dominio razziale hutu in Rwanda e del suo epilogo genocidario.
È doveroso però evidenziare, sostengono gli osservatori locali, gli sforzi compiuti da Papa Francesco e varie Congregazioni Cattoliche italiane per cambiare orientamento politico del Vaticano nella Regione dei Grandi Laghi. Un cambiamento che ora privilegia l’integrazione economica e sociale regionale, condanna ogni proposito di supremazia etnica e feroci dittature che stanno distruggendo le proprie popolazioni e compromettendo la pace regionale. Un cambiamento di tattica politica giudicatoanche  da molti nemici della Chiesa Cattolica in Uganda e Rwanda come un atto coraggioso e degno di rispetto.

Un  fedele cattolico di Kinshasa ci dice di voler fare un appello alla comunità internazionale attraverso di noi: “Papa Francesco ha preso la decisione più giusta. Non si può stringere la mano a Satana quando esso si è chiaramente rivelato. Kabila è un mostro intenzionato a distruggere il Paese e ad uccidere centinaia di migliaia di persone pur di rimanere al potere. Mi appello a tutti voi Mindele“, bianchi in lingua locale,  “per supportare l’impegno del Santo Padre verso il popolo congolese. Di qualunque partito voi siate e qualunque fede professate vi supplico di sostenere Francesco nella ricerca di pace e democrazia che noi congolesi stiamo aspettando da 70 anni. Non lasciatelo solo. Non fate in modo che il Progetto di Pace di Francesco fallisca. È l’unica garanzia per evitare pulizie etniche, guerre civili e genocidi nel nostro amato Congo. Supportatelo anche se non siete d’accordo con lui o non vi piace la Chiesa Cattolica. Fatelo per i nostri figli che hanno il diritto di vivere in una Paese normale. Noi padri abbiamo già sofferto abbastanza e ora ci rimettiamo alla provvidenza divina e  alla bontà dei cuori di tutte le persone di fede e anche agli atei. A tutti coloro che sanno ancora distinguere il Bene dal Male”.

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