venerdì, Settembre 17

Congo: guerra aperta tra Kabila e Papa Francesco

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Lo scorso febbraio Kabila ha diramato l’ordine di iniziare, su tutto il territorio nazionale, una campagna di sensibilizzazione tra la popolazione per la riforma costituzionale del numero di mandati presidenziali e per la candidatura del Rais. Altre mosse strategiche sono state attuate senza esitazioni: il rinvio delle elezioni da marzo 2017  (come previsto dall’accordo) ad una data non specificata tra il 2017 e il 2018; l’escalation delle violenze sulle popolazioni all’est del Paese, la pulizia etnicha contro la tribù Nande nei distretti di Beni, Bunia, Butembo e Lubero; il processo di colonizzazione del Nord Kivu da parte di hutu ruandesi controllati dal gruppo terroristico Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), principale alleato militare e socio economico all’est della Famiglia Kabila.

La Chiesa Cattolica ha tentato di minimizzare le manovre governative nella speranza di convincere il Presidente congolese a firmare l’accordo salvando gli sforzi diplomatici del Vaticano in atto nel Congo dal luglio 2016. Una tattica abbandonata a seguito dei brutali e sistematici attacchi alle Chiese Cattoliche attuate da bande di miliziani su tutto il territorio nazionale.
L’ondata di violenze che si è abbattuta sui luoghi di culto è iniziata lo scorso 18 febbraio con il saccheggio del Seminario di Malole Kananaga, nella provincia del Kasai centrale, famoso per aver formato un gran numero di Cardinali e Vescovi congolesi. Gli aggressori hanno distrutto tutte le stanze del dormitorio e appiccato il fuoco in vari locali, dando alle fiamme statue ed immagini sacre, secondo la testimonianza riportata dal Rettore del Seminario, padre Richard Kitenge. Il giorno successivo una banda di miliziani ubriachi ha profanato la cattedrale Saint-Dominique a Kinshasa. Secondo le testimonianze ricevute da fonti protette i miliziani avrebbero urinato all’interno del luogo sacro, defecato sul tabernacolo e distrutto mobili e immagini sacre. Vari oggetti di valore in oro e argento sono stati rubati.

A nulla è servita la reazione di condanna congiunta della CENCO e della missione ONU di pace in Congo:, MONUSCO, attuata tramite comunicato congiunto consegnato alla Presidenza ove si richiede la cessazione immediata degli attacchi contro la Chiesa Cattolica. Come risposta le violenze si sono estese in tutta la provincia di Kinshasa, Alto Katanga, Kasai Orientale. Come per gli episodi di Malole e Saint-Dominique la Polizia è giunta ore dopo le aggressioni ai luoghi di culto presi di mira nonostante che fosse stata allertata in tempo dalle autorità ecclesiastiche e dai fedeli in fuga terrorizzati per le loro vite.

Ufficialmente questi attacchi sono compiuti da milizie e bande armate incontrollabili. Il Governo ha promesso serie inchieste e di punire i responsabili delle violenze. L’estensione dei saccheggi e profanazioni su metà del territorio nazionale, il mancato e tempestivo intervento delle forze dell’ordine, e gli incitamenti a profanare e  bruciare altre chiese cattoliche diffusi in lingua locale da radio private, senza che le Autorità intervengano, portano a pensare che il mandante di questi crimini sia il Presidente Kabila e le ragioni puramente politiche.

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