venerdì, ottobre 19

Congo: Felix Tshisekedi alla guida del fronte anti-Kabila? Spera di diventare il candidato unico dell' opposizione con l' appoggio dei potenti regionali e internazionali mentre Emanuel Ramazani Shadary lavora per la cancellazione delle sanzioni UE

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La maestraele mossa del Presidente Joseph Kabila di rinunciare al terzo mandato nominando come suo Delfino il Ministro degli Interni Emanuel Ramazani Shadary, non solo ha evitato una invasione militare organizzata da Angola, Congo Brazzaville, Ruanda, Uganda e sostenuta da Stati Uniti, Francia e Belgio. Ha letteralmente tolto alla opposizione ogni possibilità di vittoria. Eliminati dalla gara elettorale i leader più pericolosi e credibili: Moise Katumbi e Jean-Pierre Bemba, l’opposizione rimane in mano a leader regionali come Vital Kamerhe, Martin Fayulu, Freddy Matungulu incapaci di andare oltre ad un consenso etnico o regionale. L’unico leader nazionale Felix Tshisekedi non ha lo spessore e la credibilità politica di suo padre, l’oppositore storico fin dai tempi dello Zaire Etienne Tshisekedi. Felix spera di diventare il candidato unico dell’opposizione e sta disperatamente lavorando per creare un fronte unito da opporre al Delfino di Kabila. «Se sarò scelto come candidato unico dell’opposizione vinceremo» ha dichiarato Felix in una intervista rilasciata alla BBC.

Tentativi di creare un fonte unito sono stati già fatti nei mesi precedenti senza grandi risultati. L’individualismo e la sete di potere dei vari candidati non rende facile l’unica opzione politica per sconfiggere il regime del Rais. Lo scenario più probabile è un’opposizione che si presenterà frammentata alle elezioni (si sono registrati 21 candidati dell’opposizione) donando una facile vittoria a Ramazani. Anche nell’eventualità che si creasse un fronte unito, il suo impatto a soli due mesi dalle elezioni sarebbe molto limitato.

Felix Tshisekedi sta cercando di ottenere consensi a livello regionale e internazionale nella speranza di essere riconosciuto come valida alternativa a Kabila e ricevere il sostegno dei Potenti che contano: Yoweri Kaguta Museveni, Emmanuel Macron, Donald Trump. Martedì 9 ottobre Felix ha incontrato a Kampala il Presidente Ugandese il giorno dopo che Museveni ha preso la direzione della CIRGL (Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi) di cui il Congo fa parte. L’obiettivo di Felix è di ottenere il supporto della potenza regionale che ha sempre influenzato le sorti del Congo. Secondo fughe di notizie Felix avrebbe assicurato al Presidente ugandese la continuità della rapina delle risorse naturali nelle province est dei due Kivu. Subito dopo, l’aspirante alla Presidenza è partito per Bruxelles. È previsto anche un incontro a Washington con il Segretario di Stato Mike Pompeo. Non si conoscono gli esiti dell’incontro con Museveni, eppure molti osservatori regionali sono scettici che Tshisekedi otterrà i sostegni sperati a causa della sua scarsa statura politica.

Per domani, 13 ottobre, l’opposizione ha annunciato un meeting a Lubumbashi per preparate una marcia nazionale di protesta contro il voto elettronico fissata per il 26 ottobre. L’opposizione si è sempre opposta all’introduzione del voto elettronico che aumenterebbe i rischi di frodi elettorali. Dello stesso avviso sono le Nazioni Unite e il governo della Corea del Sud che ha espresso seri dubbi sulla trasparenza elettorale se i dispositivi elettronici venduti al regime da una ditta sud coreana saranno utilizzati per gestire gli spogli dei seggi.

Nonostante le mosse dell’opposizione il regime non sembra preoccupato. La frammentazione dell’opposizione e il prudente silenzio della Chiesa Cattolica, dopo due anni di leadership delle proteste popolari contro il regime, sono segnali incoraggianti per una facile vittoria elettorale e un’altrettanta facile contenimento delle proteste popolari post elezioni. Corneille Nangaa, Presidente della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), ha rifiutato ogni discussione con i leader dell’opposizione sul voto elettronico dichiarando che la CENI è un’istituzione indipendente predisposta a garantire l’imparzialità e la trasparenza delle elezioni. Peccato che sia un dato di fatto che il regime abbia il pieno controllo della CENI, impedendo all’opposizione di avere all’interno di questa istituzione suoi rappresentanti.

Per scongiurare il rischio che potenze straniere e le Nazioni Unite possano fare pressione per permettere a Moise Katumbi di partecipare alle elezioni, dopo che Kinshasa gli ha impedito di entrare nel Paese per registrare la sua candidatura, la magistratura congolese, a seguito del mandato di arresto internazionale  (anch’essa sotto il ferreo controllo di Kabila) il 10 ottobre ha aperto il processo contro l’ex governatore del Katanga presso la Corte di Cassazione per aver tentato nel 2016 di organizzare una guerriglia contro il governo con l’aiuto di mercenari americani. L’accusa ha basi solide in quanto gli Stati Uniti all’epoca avevano supportato un colpo di mano militare per destituire il regime di Kabila rientrante nella strategia americana per ottenere il controllo delle risorse naturali del Congo e impedire l’espansione della Cina nello strategico Paese cerniera tra l’Africa Centrale e l’Africa Orientale. L’udienza del 10 ottobre è stata sospesa a causa dell’assenza dell’imputato, Moise Katumbi, dopo il fallimentare tentativo di rientrare in Congo sarebbe in Sud Africa o in Belgio. Il Giudice ha rifiutato che gli avvocati difensori potessero rappresentare l’accusato. L’iter giuridico si sta avviando verso il processo in contumacia. Se condannato, Katumbi rischia dai 5 ai 20 anni di reclusione.

Se la vittoria di Ramazani sembra già garantita prima ancora di conoscere l’esito delle urne, rimane un problema da risolvere. Sul Ministro degli Interni gravano le sanzioni decise nel 2017 dall’Unione Europea per gravi violazioni dei diritti umani commesse durante le proteste popolari scaturite dalla decisione di Kabila di rinviare le elezioni previste nel dicembre 2016. Assieme a Ramazani sono stati colpiti dalle sanzioni europea il Ministro delle Comunicazioni Lambert Mende, il Capo dei servizi segreti Kalev Mutondo e altre personalità politiche e militari. Le sanzioni prevedono il divieto di entrare in Europa e il congelamento dei beni immobili e conti bancari presenti sul territorio dell’Unione Europea.

Le sanzioni europee pregiudicano l’autorevolezza internazionale di Ramazani una volta giunto alla Presidenza, quindi è necessario che queste sanzioni siano tolte. Intense attività diplomatiche sono state attivate per raggiungere questo obiettivo. Il governo di Kinshasa ha contattato martedì 9 ottobre il Consiglio dell’Unione Europea chiedendo di annullare delle sanzioni ad personam, considerate da Kinshasa umilianti, degradanti e spropositate.

Ramazani ha contemporaneamente ingaggiato due famosi avvocati belgi (Thierry Bontinck e Patrick De Wolf) affidandogli il compito di portare il caso presso il Tribunale dell’Unione Europea. I due avvocati sono sicuri di vincere la causa in quanto, a loro parere, le sanzioni rappresenterebbero un grave pregiudizio di immagine per il candidato e probabile Presidente. Questo sembra l’unico problema rimasto da risolvere per dare un volto pulito alla futura Presidenza dove l’astuto Rais e il Clan dei Mobutisti che lo sostengono possano comandare il Paese dietro le quinte e continuare ad esercitare un ferreo controllo sulla rapina delle risorse naturali nazionali a scapito della popolazione e dello sviluppo del Congo.

Alcuni osservatori regionali ipotizzano l’eventualità che le potenze occidentali e qualche potenza regionale possano pensare di supportare una ribellione post elettorale guidata da Moise Katumbi e Jean Pierre Bemba. L’ipotesi non è da escludere ma sembra al momento improbabile in quanto per le potenze straniere interessate alle risorse naturali del Congo potrebbe non convenire coinvolgersi in una guerra civile che potrebbe essere lunga e con esisti incerti. Più semplice far buon viso a cattivo gioco e cercare di intendersi con il futuro Presidente della Repubblica Democratica del CongoEmanuel Ramazani Shadary.

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