sabato, Maggio 15

Congo, elezioni rinviate al 2023? A riportare la notizia, che arriva direttamente dal CENI, il settimanale ‘The East African’. Ora si attendono conferme in tal senso

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Il sospetto nutrito per mesi da vari giornalisti ed esperti di politica della Regione dei Grandi Laghi sembra ora diventato un dato di fatto. Il settimanale ‘The East African riporta la notizia che la Direttrice della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) Corneille Nangaa, sabato 27 gennaio ha annunciato che non sarà possibile indire le elezioni presidenziali e amministrative prima del 2023. Le elezioni si dovevano tenere nel dicembre 2016 ma sono state soggette a continui e tattici rinvii. L’ultima data era stata fissata dalla stessa CENI per il 23 dicembre 2018.

Il Presidente Joseph Kabila Kabange in un discorso alla Nazione pronunciato lo stesso giorno aveva riaffermato l’irreversibilità del processo elettorale in corso nella Repubblica Democratica del Congo, rassicurando l’opinione pubblica nazionale e internazionale che l’organizzazione delle elezioni era vincolata al calendario dettato dalla CENI. La rassicuranti parole sono state però seguite da una frase sibillina: «Il calendario delle elezioni è attualmente in fase di dibattito presso la CENI». Al momento la notizia del rinvio del calendario elettorale è stata riportata solo dal settimanale africano, noto per la verifica delle fonti. Si attendono ora altre conferme.

Durante il discorso alla Nazione, il Capo di Stato congolese ha giustificato i continui ritardi subìti dal calendario elettorale con la mancanza di mezzi finanziari in quanto il governo ha dovuto dirottare ingenti fondi per finanziare le operazioni in corso al est del Paese contro una non precisata ribellione, forse riferendosi alle operazioni militari congiunte con l’esercito ugandese contro il gruppo terroristico ruandese FDLR che ruotano attorno al controllo dei minerari rari. Offensive militari che ufficialmente i rispettivi governi africani si ostinano a dichiarare contro un gruppo armato islamico ugandese (le ADF) praticamente inesistente sul terreno.

Joseph Kabila Kabange ha anche duramente attaccato la missione di pace MONUSCO, sospettata di collaborare con gli Stati Uniti per favorire un cambiamento di regime nel Paese. Il Rais ha accusato la MONUSCO di non essere stata in grado in 16 anni di debellare i vari gruppi armati che infestano le provincie est del Paese. Una accusa del tutto ipocrita considerando che il Governo di Kinshasa e alcune potenze straniere (tra cui la Francia) hanno sempre impedito ai Caschi Blu di attuare azioni militari risolutrici contro questi gruppi armati, per la maggioranza soci in affari della Famiglia Kabila nel miliardario traffico di oro, diamanti, coltan e altri minerali rari.

Il Presidente congolese ha affermato che la Repubblica Democratica del Congo non accetterà mai alcuni diktat della MONUSCO che ledono la sovranità e la dignità del Paese, riferendosi alle esplicite richieste delle Nazioni Unite di rispettare il calendario elettorale e di non accedere a un terzo mandato. A tale proposito il Presidente Kabila domanda un chiarimento delle relazioni tra Congo e le Nazioni Unite, facendo intendere che il mandato della MONUSCO potrebbe terminare a breve.

In attesa di conferme sulla dichiarazione della Direttrice della CENI relative al rinvio delle elezioni al 2023, i rapporti tra Kinshasa e Vaticano stanno diventando sempre più tesi e direzionati verso uno scontro totale. Lo scorso 22 gennaio (un giorno dopo le violenti repressioni della manifestazioni nazionali organizzate dalla Chiesa Cattolica), l’Arcivescovo di Kishangani, Marcel Utemb Tapa, Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo,  ha indirizzato una lettera ufficiale a Papa Francesco per ringraziarlo delle dure prese di posizione contro il regime di Kinshasa. Anche l’Arcivescovo della capitale congolese, il Cardinale Laurent Mosengwo Pasinya, ha indirizzato una richiesta di aiuto al Pontefice pregando di aiutare la Chiesa Cattolica in Congo contro la repressione e a far regnare la forza della legge e non la legge della forza.

Nello stesso giorno del discorso alla Nazione del Presidente Kabila, l’Agenzia ‘Fides’, ha pubblicato un duro articolo: ‘Africa/Congo RD – le confessioni religiose indirizzano la protesta popolare’. Per la prima volta l’autorevole organo di stampa cattolico ammette che la Chiesa Cattolica sta assumendo la leadership della protesta popolare in Congo contro il Rais e il suo regime. L’Agenzia ‘Fides’ va oltre a questa ammissione di interferenze nella vita politica interna del Congo riportando una dichiarazione del Comitato Laici Cattolici. «Se la prima fase, quella dell’opposizione e dei movimenti civici, non ha portato ai risultati sperati, la seconda, quella della Chiesa Cattolica e delle confessioni religiose iniziata sotto l’impulso del CLC non può affatto deludere le aspettative del popolo e deve assolutamente raggiungere gli obiettivi scelti».

Fides’ precisa che le manifestazioni indette dal CLC non sono dei tentativi di insurrezione popolare, né degli atti anarchici di destabilizzazione delle Istituzioni di Stato. «Sono semplicemente delle manifestazioni pacifiche e legittime per rivendicare il rigoroso rispetto dalle Costituzione e degli impegni presi dalle varie parti firmatarie dell’accordo politico del 31 dicembre 2016», recita l’articolo. Per la prima volta vengono chiaramente esposti i sogni di potere della Chiesa Cattolica in Congo invitando l’opposizione politica a lasciare totale autonomia alle confessioni religiose che stanno tentando una nuova strada per imporre la democrazia, senza essere strumentalizzate a scopi politici di parte.

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