mercoledì, Aprile 21

Congo, elezioni e la strategia del Glissement

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Kampala – Il Congo, Paese inventato da Re Leopoldo I, ha sempre vissuto in una dimensione parallela e surreale. Da mesi l’opposizione si sta preparando alle elezioni previste per il novembre 2016 dichiarando la sua netta opposizione ad un eventuale terzo mandato del Presidente Joseph Kabila, al potere dal gennaio 2001 dopo la morte di suo padre, Laurent Desirè Kabila.  Il Presidente ha più volte dichiarato che non ha alcuna intenzione di presentarsi come candidato alle prossime elezioni riconfermando il pieno rispetto della Costituzione sui limiti del mandato presidenziale.

Il dibattito politico in corso nel Paese ruota su un argomento che non esiste di fatto: la data delle elezioni. Infatti non ci saranno elezioni, almeno non per i prossimi anni. L’annullamento delle elezioni è stata annunciata, senza possibilità di equivoci, il 31 ottobre 2015 dal portavoce della maggioranza presidenziale, Andrè Alain Atundu. Durante una conferenza stampa tenutasi nella capitale del Katanga, Lubumbashi, Atundu annunciò che il Paese non era pronto per affrontare le elezioni del 2016. Esse dovevano essere rinviate di due anni, meglio quattro. Atundu giustificò tale decisione con  la necessità di attuare un meticoloso censimento della popolazione per assicurare la credibilità delle elezioni. Secondo il portavoce, era necessario un nuovo censimento in quanto nel Paese vi sarebbero presenti troppi stranieri che avrebbero acquisito illegalmente la cittadinanza congolese.

Con la ‘furbizia’ tipicamente congolese, il Governo, dal 31 ottobre 2015, ha trovato una soluzione alle pressioni internazionali contro il terzo mandato di Kabila. Il rais non chiederà il terzo mandato, lo otterrà di fatto, ricoprendo il ruolo di Capo di Stato durante il periodo del censimento: due o quattro anni. Un tempo giudicato sufficiente per trovare altre astuzie tese a rendere eterno il suo potere nel devastato Paese africano. Discutere sul rispetto della data elettorale di Novembre, cancellata lo scorso anno è di fatto grottesco. Ben altre discussioni dovrebbero essere intraprese dalla opposizione, incentrate sulla legalità costituzionale del Presidente Kabila. Mentre l’opposizione cerca di costruire un fronte unico elettorale, il Governo rafforza la sua ‘tattica di Glissement’ (caduta) per rinviare le elezioni ad una data da definire tra quattro anni. Il glissement è un dato di fatto. A dimostrazione di ciò la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) non sta facendo alcun preparativo per l’organizzazione delle elezioni presidenziali. Fughe di notizie informano che sono state cancellate anche le elezioni comunali e provinciali.

Il Governo definisce la cancellazione delle elezioni con l’eufemistico ‘ritardo tecnico’, provvedendo anche al quadro giuridico, funzionale a Joseph Kabila a rimanere Presidente per altri quattro anni senza essere sottoposto a giudizio popolare. L’articolo 70 della Costituzione prevede che il Presidente uscente rimanga in carica fino alla nomina ufficiale del nuovo Presidente eletto. Visto che le elezioni subiranno un ‘ritardo tecnico’ di quattro anni, le conclusioni sono facili da trarre.

La cancellazione delle elezioni non impedisce, però, di fare i soliti affari. La CENI, pur consapevole che le elezioni non si terranno come previsto, ha affidato l’opera della registrazione degli aventi diritto al voto ad una compagnia belga che sta facendo di tutto per evitare di essere individuata a livello internazionale. L’incarico, circa 1,2 milioni di euro, sarà praticamente inutile, visto che le attuali liste elettorali saranno riviste tra quattro anni, dopo il nuovo censimento della popolazione. I soldi pubblici non verranno buttati, finiranno in tasca della compagnia belga, del Presidente e di vari Ministri. Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, Unione Africana e Nazioni Unite si sono dichiarate contrarie al terzo mandato di Kabila, allo stesso tempo, non hanno commentato la tattica di Glissement, che di fatto permette a Kabila il terzo mandato senza elezioni. L’argomento non è stato toccato nemmeno durante la visita del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon, avvenuta lo scorso febbraio.

Quali saranno le conseguenze di questo terzo mandato senza elezioni? Alcuni esperti occidentali prevedono rivolte popolari e una situazione di scontro sociale simile al Burundi. Una previsione non condivisa da vari osservatori africani e dal Istituto di Studi sulla Sicurezza. Secondo questi esperti l’opposizione congolese è troppo frammentata su base etnico tribali per poter organizzare una seria resistenza ad una decisione presa non oggi ma cinque mesi fa. L’unica incognita è l’esercito che potrebbe presentare un rischio. L’ipotesi di un colpo di Stato ha scarse probabilità, in quanto l’Esercito di fatto non esiste come ai tempi del dittatore Mobutu Sese SekoJoseph Kabila ha alte probabilità di riuscire nei suoi intenti. Il terzo mandato senza elezioni potrebbe essere l’epilogo per una Nazione inventata e la prefazione della balcanizzazione del Congo, un progetto ideato negli anni Novanta da alcune potenze regionali e occidentali e mai abbandonato.

 

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