mercoledì, Maggio 12

Congo e Rwanda: scontri di frontiera L’inizio di una nuova crisi regionale?

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Kagame e Kabila


Kigali
– Ieri, 11 giugno 2014, due plotoni dell’Esercito congolese (FARDC) hanno oltrepassato il confine ruandese ingaggiando violenti combattimenti per ben due volte, la prima avvenuta nelle prime ore del mattino e la seconda nel tardo pomeriggio. L’Esercito ruandese (RDF) ha respinto i due attacchi costringendo le forze di invasione a ritirarsi oltre confine. Secondo fonti Stato Maggiore ruandese nei combattimenti sarebbe stati uccisi 9 soldati congolesi. Nessuna informazione relativa alle perdite subite da parte ruandese.

Mercoledì mattina un plotone del esercito congolese ha oltrepassato i confini del Rwanda ingaggiando violenti combattimenti all’ultimo sangue con la difesa nazionale. Un secondo tentativo è stato fatto nel dardo pomeriggio utilizzando due plotoni, anch’essi respinti.”, recita il comunicato stampa rilasciato da Kigali. Il portavoce del Governo congolese Lambert Mende offre alla ‘BBC‘ un’altra versione dei fatti. Secondo Mende il Rwanda avrebbe invaso il Congo attaccando nella località di Buhumba, Nord Kivu e rapendo un sergente. Versione considerata poco credibile dalla maggioranza delle diplomazie africane.

Il Ministro ruandese degli esteri, Louise Mushikiwabo, ha avvertito il Governo congolese di astenersi nel compiere altri atti provocatori. “Le azioni attuate dal governo della Repubblica Democratica del Congo stanno compromettendo gli sforzi per assicurare la pace, stabilità e sviluppo economico nella regione. Invitiamo la dirigenza del Congo a seguire la logica di pace ed interrompere tutti gli attacchi in territorio ruandese, informando che il Rwanda è pronto a proteggere i propri cittadini”, recita il comunicato stampa della Mushikiwabo.

Secondo indiscrezioni ugandesi il Governo ruandese avrebbe intenzione di accusare il Congo diAct of war‘ (inizio di ostilità). Questa accusa se mossa ufficialmente sarebbe sufficiente a livello giuridico internazionale per dichiarare la guerra. Il Governo di Kampala ha urgentemente inviato una delegazione a Kigali nel tentativo di fermare questa pericolosissima escalation militare.

Dal 2012 al 2013 il Rwanda è stato accusato di fornire supporto al movimento ribelle congolese M23 nel est del Congo. Dal settembre 2013 il Governo di Kinshasa è accusato di armare e finanziare il gruppo terroristico ruandese Forze Armate per la Liberazione del Rwanda (FDLR), create dalle milizie HutuPower responsabili dell’Olocausto ruandese del 1994 che ha causato un milione di morti. Il supporto di Kinshasa sarebbe ampiamente tollerata dalla missione di pace ONU in Congo MONUSCO. Le FDLR hanno tentato di invadere il Rwanda nel  settembre 2013 (Operazione Abacunguzi).

Dallo scorso marzo le FDLR hanno iniziato ad infiltrare unità terroristiche in territorio ruandese in preparazione dell’invasione (Operazione Umudendezo), causando una serie di arresti di sospettati terroristi in Rwanda e la decisione presa la scorsa settimana dal Presidente Paul Kagame di autorizzare le forze armate ad abbattere sul posto ogni terrorista che attenti alle sicurezza nazionale o resista all’arresto. Decisione duramente criticata dagli Stati Uniti.

Sul fronte avverso, il M23 è stato militarmente riorganizzato in territorio ugandese dopo la sua ritirata strategica dal Congo avvenuta nel Novembre 2013 che aveva creato illusioni di pace nella regione. Il movimento guerrigliero congolese sarebbe pronto ad iniziare una nuova ribellione al est della Repubblica Democratica del Congo. Almeno 4.000 miliziani si sarebbero già infiltrati nel territorio congolese della Provincia del Nord Kivu e altri 1.200 rimarrebbero in stand by in Uganda protetti dal Governo di Kampala. Tra essi vi è anche il loro leader militare, il Generale Sultani Makenga sospettato di crimini di guerra. Altri 600 miliziani del M23 sono stazionati in territorio ruandese. Forti i sospetti che soldati ugandesi di origine tutsi siano stati richiamati dal fronte somalo per rinforzare la ribellione congolese.

Al momento il M23 starebbe rafforzando la sua ala politica e cercando di costruire alleanze con altri gruppi armati e partiti congolesi per creare una ribellione nazionale tesa a rovesciare il Presidente Joseph Kabila. Contrariamente ai luoghi comuni dei media internazionali lo sponsor politico e finanziario del M23 è l’Uganda anche se non si può negare il coinvolgimento del Rwanda.

L’incidente militare tra i due eserciti è in contemporanea con l’informazione diffusa dalla MONUSCO di una de-mobilizzazione di massa dei guerriglieri FDLR che avrebbero rinunciato a rovesciare il Governo di Kinshasa e ad invadere il Rwanda. Oltre 100 miliziani hanno consegnato le loro armi ai caschi blu la scorsa settimana. Sotto protezione di anonimato operatori umanitari occidentali riferiscono che questa resa sarebbe in realtà un piano di propaganda ben architettato.

Secondo le loro informazioni il movimento FDLR starebbe creando un gruppo terroristico parallelo al est del Congo per invadere il Rwanda sotto una diversa bandiera. La notizia è stata parzialmente confermata da ‘Al Jazeera‘ che ha evidenziato un fatto interessante: la maggioranza dei miliziani FDLR non ha consegnato le armi e non ha rinunciato ad invadere il Rwanda. Le FDLR sono teoricamente forti di 12.000 uomini. In realtà sono formate da un nucleo duro di 4.000 combattenti professionisti. Il resto è composto da giovani congolesi disoccupati di origine hutu, recentemente arruolati ma senza esperienza di combattimento.

Da un punto di vista strettamente militare l’atto provocatorio del Congo è suicida e senza senso.  L’Esercito FARDC non può permettersi un conflitto contro il secondo Esercito piú potente a livello regionale, causa la sua scarsa preparazione militare, armamenti inadeguati e profondi problemi finanziari che costringono i soldati congolesi a non essere pagati da vari mesi. La FARDC in realtà è un esercito fantasma.

Dal un punto di vista diplomatico un conflitto aperto tra i due Paesi rappresenterebbe una catastrofe per la regione già sotto stress  causa le guerre civili nella Repubblica Centrafricana e in Sud Sudan e per i preparativi di genocidio contro la minoranza tutsi attuati dal Governo Burundese e recentemente denunciati dall’Ufficio delle Nazioni Unite in Burundi. La denuncia ha portato alla espulsione di due agenti di sicurezza ONU in meno di due mesi.  L’aggressione congolese al Rwanda rischia di compromettere i recenti tentativi di distensione tra Francia e Rwanda iniziati in Gabon e gli sforzi della East African Community di rafforzare l’integrazione socio economica nella Regione dei Grandi Laghi.

Le frizioni tra Congo e Rwanda sono iniziate nella prima metà degli anni Novanta con il supporto del dittatore congolese Mobutu Sese Seko al Governo del Presidente Juvenal Habyrimana durante il genocidio del 1994. Queste frizioni hanno portato a un genocidio,  due guerre Pan Africane che hanno coinvolto 8 Paesi (1996 e 1998), due ribellioni tutsi al est del Congo (2009 e 2012) e a diversi attacchi terroristici in Rwanda. Una situazione disastrosa che a provocato 1 milione di morti ruandesi e oltre 3 milioni di morti congolesi.
Entrambi i Paesi, ora, sono prossimi alle elezioni. Il Congo nel 2016,  il Rwanda nel 2017. Il Presidente Joseph Kabila sta tentando di modificare la Costituzione per ottenere il terzo mandato presidenziale nonostante la forte opposizione nazionale ed internazionale. Kabila non si fida piú del suoi cittadini e delle sue forze armate e sta creando un esercito privato, rafforzando la Guardia Presidenziale, forte di 10.000 soldati di élite addestrati da Belgio, Russia e Nord Corea. Il Presidente Paul Kagame potrebbe non mantenere la promessa fatta fin dal 2012 di non ripresentarsi alle elezioni attuando un necessario riciclo generazionale nel Paese. Il Rwanda sta seguendo la strategia di Kenya e Uganda tentando di ridurre l’influenza di Stati Uniti e Gran Bretagna e rafforzando i legami economici e politici con Russia e Cina. I rapporti con Israele rimangono inalterati.

In queste ultime ore, si registrano scontri nella località Kabagana. Kabagana é nel territorio di Nyragongo a trenta km dalla capitale del Nord Kivu, Goma. Gli scontri si sono però limitati ad un nutrito scambi di tiri di fanteria senza l’uso di artiglieria e senza sconfinamenti territoriali. Il  Governo congolese accusa Kigali di aver inviato un plotone per occupare un collina congolese frontaliera nella località di Kanyesheja. Osservatori militari ugandesi, estremamente preoccupati, affermano che la diplomazia regionale deve bloccare immediatamente la situazione in quanto si teme che i rispettivi governi coinvolti possono correre il rischio di perdere il controllo dei loro eserciti che se lasciati liberi di agire aprirebbero un conflitto su vasta scala.

 

 

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