lunedì, Settembre 20

Congo, disarmo delle FDLR. Dubbi e difficoltà field_506ffb1d3dbe2

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Il 22 settembre scorso i capi di governo di 12 Paesi della regione dei Grandi Laghi, Africa Orientale e Africa del Sud si sono incontrati a New York per ribadire la resa incondizionata della milizia genocidaria ruandese Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR) responsabili del genocidio del 1994 e di vent’anni di destabilizzazione del Rwanda con continui attacchi terroristici e tentativi di invasione lanciati dalle loro basi sicure all’est del Congo. La riunione era presieduta dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon e dal Presidente della Commissione dell’Unione Africana, Nkosazana Dlamini Zuma. La presenza delle autorità delle due istituzioni internazionali sottolinea l’importanza della riunione. L’obiettivo della riunione è stato quello di rivedere l’ultimatum di sei mesi concesso al gruppo terroristico ruandese nel luglio 2014 per la resa spontanea e in caso contrario l’inizio delle operazioni militari per distruggere il gruppo che conta circa 12.000 uomini (2.500 secondo le fonti della missione di pace ONU in Congo MONUSCO).

Secondo indiscrezioni trapelate, i capi di stato africani avrebbero deciso di optare per la soluzione militare prima della scadenza dell’ultimatum in considerazione che in questi due mesi le FDLR hanno ampiamente dimostrato la loro tattica temporeggiatrice e di preparare un terzo tentativo di invasione del Rwanda dopo quelli sventati nel settembre 2013 e nel aprile-maggio 2014.  A spingere verso la soluzione militare hanno contribuito le allarmanti notizie provenienti dai servizi segreti ugandesi e ruandesi di infiltrazioni di reparti delle FDLR nel vicino Burundi nel tentativo di cercare una porta d’entrata alternativa per invadere il Rwanda diversa da quelle fino ad ora utilizzate dal Nord e Sud Kivu, essendo le frontiere con il Congo fortemente pattugliate da reparti dell’esercito ruandese. Queste informazioni sarebbero state confermate dai servizi segreti americani e da fonti diplomatiche europee a Kinshasa, spingendo lo Stato Maggiore dell’esercito ruandese a militarizzare anche la frontiera con il paese gemello: il Burundi.

Queste notizie hanno trovato un inaspettato silenzio sia da parte del governo burundese che da quello ruandese ma si collegano al strano ritrovamento di corpi fluttuanti lungo il fiume Nyabarongo-Kagera che confluisce nel lago Rweru alla frontiera tra Burundi e Rwanda. Ufficialmente sono stati ritrovati sei cadaveri nelle acque divise tra i due Paesi ma vari pescatori burundesi  parlano di almeno 30 corpi appartenenti a persone di sesso maschile. Lo strano ritrovamento di questi cadaveri nasconde qualcosa di veramente preoccupante in quanto alla commissione di inchiesta mista Burundese Ruandese creata per investigare sull’accaduto si è aggiunta la richiesta ufficiale degli Stati Uniti inviata ai governi di Bujumbura e Kigali venerdì 26 settembre 2014. «Lanciamo una richiesta urgente ai governi di Burundi e Rwanda al fine di effettuare in tempi brevissimi una inchiesta accuratissima ed imparziale sui cadaveri fluttuanti nelle acque di confine» ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato Americano Jennifer Psaki dichiarando la disponibilità di Washington di inviare con urgenza esperti del FBI sul luogo qualora le rispettive autorità africane lo ritenessero necessario per accelerare l’inchiesta.

Fonti diplomatiche americane affermano a titolo privato che Jennifer Psaki avrebbe fissato un tempo massimo per l’inchiesta di 15 giorni e richiesto che gli esiti non vengano divulgati ai media prima che la Casa Bianca ne abbia preso visione ed espresso un suo parere. “Secondo le prime informazioni ricevute almeno 25 cadaveri di adulti di sesso maschile sono stati ritrovati tra il lago Rweru e il fiume Nyabarongo-Kagera tra la notte di domenica 21 e il lunedì 22 settembre. La prima ipotesi formulata converge sulla presenza di terroristi FDLR nella zona ed indicherebbe un tentativo dei terroristi di oltrepassare il confine ruandese con la complicità delle forze armate burundesi. Questi miliziani sarebbero stati intercettati da una pattuglia dell’esercito ruandese ed annientati”, ci rivela un colonello dell’esercito ugandese richiedendo l’anonimato.

Qualcosa di terribile è successo nella zona come afferma il governatore della provincia burundese di Muyinga Aline Manirabarusha, che ha vietato la pesca notturna. Ora le acque sono pattugliate dalla marina militare burundese. Secondo un generale burundese reparti dell’esercito ruandese sarebbero ora visibili alla frontiera in pieno assetto di guerra.  Gli sconcertanti avvenimenti di questi ultime settimane (dalla presenza di miliziani FDLR in Burundi al misterioso ritrovamento di cadaveri nelle acque di confine) hanno spinto il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e il Consiglio di Sicurezza dell’Unione Africana a richiedere l’anticipo dell’intervento militare programmato verso il prossimo febbraio in caso di comprovata non volontà delle FDLR di disarmarsi.

Richiesta rafforzata dalle dichiarazioni dell’inviato speciale americano per la regione dei Grandi Laghi Russ Feingold che ha ribadito quanto da lui affermato l’11 settembre durante la visita ufficiale a Goma, capitale della provincia del Nord Kivu ai confini con il Rwanda. Secondo Feingold occorre rompere con gli indugi dinnanzi alla mancata collaborazione delle FDLR e eliminare al piú presto questo gruppo terroristico. Le pressioni internazionali hanno costretto il contingente ONU della MONUSCO a dichiararsi disponibile a lanciare una offensiva militare contro le FDLR prima del previsto. Dichiarazione in netto contrasto dalla protezione fino ad ora offerta al gruppo terroristico dal capo della MONUSCO Martin Kobler accusato assieme al governo di Kinshasa di aver orchestrato in questi mesi una operazione farsa relativa al disarmo della milizia ruandese.

Secondo le dichiarazioni di un diplomatico britannico fatte al sito di informazioneAll Africa i reparti africani della Brigata d’Intervento della MONUSCO sarebbero in stato di massima allerta e pronti a sferrare l’offensiva su tutto il territorio del est del Congo per annientare i pericolosi miliziani responsabili del genocidio del 1994. La Brigata d’Intervento è composta da reparti inviati da Malawi, Sud Africa e Tanzania che hanno combattuto la ribellione tutsi congolese M23 tra il novembre e il dicembre 2013 prima che il presidente ugandese Yoweri Museveni (che controlla questo gruppo armato) desse l’ordine di ritirarsi oltre i confini ugandesi al fine di evitare una disfatta e riorganizzare i ribelli per una eventuale ripresa del conflitto all’est del Congo. Assoluto silenzio proviene dal governo di Kinshasa che dovrebbe ordinare al suo esercito di partecipare attivamente alla distruzione dei terroristi ruandesi.

Un silenzio spiegato grazie alla pesante accusa di un rapporto delle Nazioni Unite redatto lo scorso agosto in cui si espongono le prove di un traffico mafioso tra l’esercito congolese e le FDLR pari a 71 milioni di dollari annui. Le prove raccolte indicano che alti ufficiali dell’esercito congolese (FARDC) provvedono copertura e sicurezza militare ai terroristi ruandesi e alle merci contrabbandate spartendosi la torta dell’immenso bottino di guerra che va dall’oro all’avorio, dal coltan ai diamanti, dal carbone alla raccolta illegale delle tasse nei territori controllati dalle FDLR. Addirittura questo gruppo terroristico avrebbe istituito una specie di banca centrale per la raccolta delle tasse presso la località di Kasugho, circa 70 km dal distretto di Lubero dove sorge la capitale dell’etnia Nande: Butembo. Le FDLR avrebbero affidato la coordinazione dei vari traffici illeciti e il coordinamento con l’esercito congolese a tre alti ufficiali: il Colonello Bonheur (Colonello Felicità) per l’area di Mwenga; il Tenente Colonello Maurice per l’area di Mulenge ed Uvira e il Capitano Kidumu per la zona di Butembo Bunia e Beni. 

«I profitti dei traffici illeciti sono equamente spartiti tra FDLR, FARDC e alcune milizie congolesi alleate di Kinshasa denominate Mai Mai» recita il rapporto ONU. Complicità e traffici illegali erano già stati denunciati lo scorso aprile dal direttore dell’Istituto Congolese Protezione Ambientale Emmanuel de Merode. Dopo la denuncia Merode ha subito un tentativo di assassinio attuato dai terroristi ruandesi, rimanendo gravemente ferito, Le autorità congolesi hanno immediatamente archiviato il caso per non svelare il legame con i terroristi ruandesi. Le FDLR e i generali congolesi controllerebbero vasti campi di marijuana nelle località di Ikobo, Lusamambo, Bukumbirwa, Buleusa, Miriki e Mirangi nel Nord Kivu producendo mensilmente oltre 60 tonnellate di erba destinata al mercato regionale. Per quanto riguarda l’oro le FDLR collaborano attivamente con la potente camera di commercio di Butembo della etnia Nande. Il rapporto ONU, per evidenti convenienze politiche, evita peró di menzionare la complicità dei caschi blu dell’ONU nel traffico del carbone che sta distruggendo il parco nazionale di Virunga e dell’Uganda nel traffico dell’oro che arriva a Kampala tramite i mediatori Nande di Butembo e rivenduto a vari compratori occidentali tra cui alcuni personaggi di spicco dell’alta finanza romana di origine ebrea. Visto il recente imbarco dell’oro proveniente dall’Uganda decretato dall’Unione Europea, il prezioso metallo passa per le raffinerie di Dubai per essere successivamente venduto in Europa. 

L’intreccio mafioso affaristico che lega il governo di Kinshasa e le FDLR è il principale ostacolo per una credibile ed efficace campagna militare contro questo gruppo terroristico voluta dall’ONU e Stati Uniti e promessa dai caschi blu della MONUSCO. Questo rappresenta un serio pericolo per la pace regionale in quanto il governo rwandese sta apertamente affermando che la pazienza è giunta ad un limite di rottura. Il ministro degli affari esteri Louise Mushikiwabo in un recente Twitter ha dichiarato che il Rwanda non desisterà dall’obiettivo di annientamento totale delle FDLR e sta diventando sempre più impaziente. «Il Rwanda non ha intenzione di attendere altri vent’anni per risolvere il problema delle FDLR» recita il Twitter. Probabilmente il Rwanda prima di invadere il Congo, come fece nel 1996 e nel 1998, cercherà di creare una guerra per procura riattivando la ribellione M23 in collaborazione con il governo ugandese.

I preparativi in questa direzione sono terminati lo scorso giugno e il movimento M23 è tecnicamente pronto a lanciare una nuova ribellione. Informazioni giunte da Goma accennano a febbrili contatti tra esponenti del M23 e leader politici congolesi facilitati da mediatori ruandesi e ugandesi. L’obiettivo sarebbe quello di scatenare una ribellione nazionale e non etnica nel caso che Kigali e Kampala non ottenessero la distruzione totale delle FDLR. Nel frattempo si è scoperta l’identità della nuova milizia nata due mesi fa nel territorio di Masisi e denominata M27. Trattasi di vecchi reparti della guerriglia RDC-Goma attivi durante la seconda guerra pan africana in Congo (1998 – 2004) riorganizzati dall’esercito ugandese al fine di creare un’alleanza con la ribellione M23. La maggioranza di questi miliziani sarebbe composta dall’etnia Bashi che predomina il Sud Kivu e la sua capitale: Bukavu. Esperti militari dubitano comunque sulla reale efficacia militare di questa milizia ma affermano che è pesantemente finanziata da Kampala con l’oro proveniente dal traffico illecito organizzato dalle FDLR e dall’esercito congolese. Un’amara ironia della sorte. 

La popolazione all’est del paese si sta schierando contro il governo Kabila in modo ormai inequivocabile. Lo scorso 27 settembre a Goma, Nord Kivu i principali partiti di opposizione e la società civile hanno convocato una marcia di protesta contro la revisione della Costituzione tentata dal Presidente Kabila per ricandidarsi alle elezioni del 2016 e mantenere a tutti i costi il potere. Gli organizzatori della protesta reclamavano anche la riforma del sistema giudiziario e la liberazione dei prigionieri politici. La riforma giudiziaria è un argomento molto sensibile in quanto l’attuale sistema è concepito per favorire ed incoraggiare l’impunità e gli intrecci mafiosi a vantaggio della Famiglia Kabila, nonostante i 3 milioni di euro che l’Unione Europea sta spendendo per un farraginoso progetto triennale di sostegno alla giustizia congolese gestito da due Ong belghe: Avvocati Senza FrontiereRCN Justice et Democratie.

Il plurimilionario progetto è in grande ritardo sulla tabella di marcia e si riscontrano scarsi risultati sul terreno a causa di non chiare problematiche che avrebbero spinto il Capo Progetto di RCN Boubacar Diabira (di nazionalità Mauritaniana) a non rinnovare il suo contratto. La marcia di Goma ha trovato una grossa adesione della popolazione e la polizia è duramente intervenuta per disperdere i manifestanti in quanto il governo di Kinshasa da un mese ritiene qualsiasi manifestazione di protesta illegale e criminale. Nello stesso giorno un’identica manifestazione si è svolta a Kinshasa ma con una partecipazione popolare nettamente inferiore in quanto la capitale è stata militarizzata.

Fonti diplomatiche africane avvertono che una probabile soluzione alla crisi potrebbe essere di sostituire l’attuale regime di Kinshasa in modo democratico o attraverso un colpo di stato e ridimensionare il ruolo egemonico che il Rwanda attualmente detiene nella regione dei Grandi Laghi. Sud Africa e Angola sembrano indirizzarsi ad un contenimento del “potere tutsi” discostandosi però in modo inequivocabile dalla complice politica della Tanzania che apertamente sostiene il regime di Kabila, quello razziale hutu del Burundi e i terroristi ruandesi FDLR. Per una pace duratura nella regione Kabila e Kagame dovrebbero abdicare secondo questa corrente politica. Innegabile che i due capi di stato stanno subendo forti pressioni anche da parte della Comunità Internazionale, primi tra tutti gli Stati Uniti.

Differenze abissali dividono l’attuale posizione dei due capi di stato. Mentre Kabila, ormai incatenato in un mondo irreale (anche a causa della sua dipendenza alla cocaina), si illude di poter mantenere il potere a dispetto del mondo intero, Paul Kagame, il presidente del Rwanda, sta abilmente preparando una radicale rivoluzione all’interno del suo partito al potere: il Fronte Patriottico Ruandese attraverso un ricambio generazionale che manterrebbe intatto l’attuale assetto politico nel piccolo ma strategico paese dei Grandi Laghi e accontenterebbe i desideri delle potenze continentali (Angola, Sud Africa) ed internazionali (Stati Uniti e Unione Europea). Paul Kagame dimostra di godere di un genuino supporto della maggioranza della popolazione compresi gli hutu che non hanno risposto agli inviti delle FDLR di sostenerli scatenando un secondo genocidio dei tutsi. Totalmente diversa la situazione per il presidente Kabila che non esce ormai più da palazzo presidenziale causa l’odio generalizzata che la popolazione di Kinshasa nutre nei suoi confronti. Oltre alla Guardia Presidenziale, trasformata in un esercito privato a scapito dell’esercito repubblicano FARDC, Kabila ha creato dei squadroni della morte composti da criminali comuni che seminano il terrore nei quartieri popolari dove è più evidente l’opposizione al regime.

È opportuno sottolineare che il ridimensionamento del Rwanda nella regione è possibile solo se il gruppo terroristico FDLR venisse distrutto dai caschi blu della MONUSCO. In caso contrario una guerra per procura o una invasione diretta del Congo da parte di Kigali troverebbe l’appoggio non solo di Kenya e Uganda ma anche delle potenze che in questo momento stanno desiderando un Rwanda meno aggressivo e più  diplomatico. La crisi del Congo e i tentativi di scatenare un secondo genocidio in Rwanda sono strettamente legati alla situazione in Burundi. Arrivano notizie sempre più inquietanti dalla società civile burundese che avverte di una probabile ed inevitabile guerra civile tra le due fazioni estremiste Hutu: il CNDD-FDD (partito al potere) e la guerriglia FNL (Fronte Nazionale di Liberazione) che ha le sue basi nel Sud Kivu, est del Congo. La situazione in Burundi è stato il principale argomento di una riunione a porte chiuse tra Kenya, Uganda e Rwanda di cui dettagli verranno prossimamente divulgati. 

 

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