lunedì, Settembre 20

Congo: criminali strategie di potere

0
1 2 3 4 5 6


Il generale Delphin Kayimbi, rappresentante degli interessi dei Joseph Kabila e di Zoe Kabila (il fratello) nella società mafiosa creata nel 2009 con i terroristi ruandesi, è stato inviato in Burundi per coordinare le attività genocidarie delle FLDR contro la popolazione tutsi e l’opposizione hutu, praticamente contro tutta la popolazione del Burundi. Di fronte al crollo psicologico del criminale di guerra Pierre Nkurunziza (ufficiosamente messo da parte) le FDLR ora controllano il Burundi attraverso un triunvirato di potere composto dal leader delle FDLR, Felicien Kabuga, dal Generale dell’Esercito congolese Delphin Kayimbi, e dal il Comandante della Polizia Godefroid Bisimana.

I compiti del Generale congolese, Delphin Kayimbi, non si limiterebbero a coordinare i massacri delle FDLR in Burundi. Kayimbi, già sospettato di vari crimini di guerra contro le minoranze tutsi in Congo, avrebbe ricevuto l’incarico di far scatenare una guerra regionale. Ambienti dell’intelligence a Kampala informano dell’esistenza di un piano elaborato tra Kinshasa e Parigi per coinvolgere il Rwanda e l’Uganda in una guerra regionale, inizialmente combattuta in Burundi. Nonostante i massacri di massa attuati contro la popolazione burundese (si parla di decine di migliaia di persone uccise e non di qualche centinaia come ipocritamente affermano i media internazionali), l’esercito ruandese ha scelto di non intervenire militarmente nè di inviare la forza di liberazione burundese addestrata in Rwanda.

Assieme all’Uganda, Kigali averebbe scelto di rafforzare l’opposizione armata burundese affinché essa possa sconfiggere le FDLR ed instaurare un regime democratico per la prima volta nella storia del paese. La forza di liberazione composta da giovani hutu e tutsi addestrati in Rwanda starebbe infiltrandosi in Burundi a livello discreto ma efficace assieme a truppe di élite dell’esercito ruandese. Questo spiegherebbe l’escalation degli attacchi contro il regime, la loro efficacia e potere devastatore.  Kampala sta esaminando l’eventualità di rinviare le truppe d’élite presenti in Burundi prima del ritiro dell’appoggio alla opposizione contro Nkurunziza avvenuto lo scorso aprile. Con l’ex presidente burundese fuori gioco e l’avvento del potere dei genocidari FLDR la situazioni in Burundi per L’Uganda diventa intollerabile.

Kinshasa sta agendo anche sull’Uganda aprendo un contenzioso legale che a breve finirà sui tavoli della Corte Internazionale di Giustizia. Trattasi della richiesta già avanzata nel 2010 di indennizzo di 10 miliardi di dollari per i danni di guerra e il saccheggio delle risorse naturali attuati dall’esercito di occupazione ugandese tra il 1998 e il 2004. Il contenzioso era stato ufficiosamente risolto tra il presidente Kabila e il presidente ugandese Museveni nel febbraio marzo 2011 quando i due capi di stato firmarono degli accordi segreti che impegnavano Kampala  a non destabilizzare il Congo e Kinshasa a permettere il saccheggio ugandese delle risorse naturali al est del Congo. Per l’occasione Kabila si intascò un assegno di svariati milioni di dollari per lo sfruttamento  dei giacimenti petroliferi congolesi sul Lago Alberto passati di fatto a proprietà ugandese.

Gli accordi avevano conosciuto una crisi durante l’appoggio dell’Uganda alla ribellione Banyarwanda del M23 (2012 – 2013). Una crisi risolta con il ritiro dell’appoggio ugandese al gruppo ribelle e la sua teorica sconfitta in Congo. In realtà il M23 si rifugiò con le forze intatte in Uganda portandosi con se quasi 200 chili d’oro estratto illegalmente dai territori da lui occupati per quasi un anno. 100 di questi chili furono immediatamente venduti a Dubai. Gli altri  ancora custoditi in Uganda. La mossa di richiedere il risarcimento di guerra è stata studiata per provocare l’Uganda e creare le condizioni necessarie per un conflitto regionale.

Se da parte francese il governo di Kinshasa riceve un entusiastico supporto nascosto dietro alle richieste di facciata del rispetto della democrazia, il cartello mafioso Kabila trova una accanita opposizione degli Stati Uniti e del Belgio, intenzionati, come nel caso del Burundi, a favorire un radicale cambio di regime. La crisi burundese e i piani eversivi di Kinshasa hanno creato una inedita alleanza Washington-Bruxelles, dove il Belgio per la prima volta prende le distanze dalle manovre sovversive francesi nella regione. Il piano di cambiamento del regime a Kinshasa ha già individuato il futuro presidente in una figura congolese di alto spessore internazionale al momento completamente estranea dal fango politico del paese quindi lontano da sospetti di corruzione e traffici mafiosi.

Il problema è come smantellare il cartello mafioso di Kabila per permettere a questo nuovo ed insospettato leader di governare e ricostruire il paese per il benessere della popolazione che passa attraverso la riconciliazione etnica e l’onesta collaborazione economica politica regionale. Le manovre eversive di Kinshasa, la follia del morente regime razzial-nazista burundese, le azioni genocidarie delle FDLR e i piani imperiali della France Afrique a Parigi, rischiano di creare un terzo conflitto Pan Africano dove gli attori più potenti saranno determinati a risolvere definitivamente il rischio eversivo sia degli HutuPower che quello rappresentato dal cartello mafioso che regna a Kinshasa per il bene delle popolazioni dell’intera regione. Una volontà largamente supportata ed incoraggiata da Washington e Bruxelles. Nel Regione dei Grandi Laghi del 2015 sembra non esserci più posto per le ideologie razziali di morte e soluzioni finali etniche. Le popolazioni burundese e congolese reclamano lo sviluppo e la stabilità già presenti negli altri paesi regionali: Kenya, Rwanda, Tanzania e Uganda.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->