lunedì, Settembre 20

Congo: criminali strategie di potere

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La Chiesa Cattolica, al momento, non si è schierata apertamente contro questo golpe istituzionale in atto, se non con generiche condanne e accenni al rispetto della Costituzione e della democrazia. Nonostante il timido approccio adottato, il Vaticano ha ritenuto opportuno evitare qualsiasi coinvolgimento diretto al piano eversivo consigliando a  Padre Apollinaire Malu Malu di dimettersi dalla guida della Commissione Elettorale Nazionale (CENI), l’ente che dovrà gestire non le elezioni ma il loro rinvio a data indefinita. Malu Malu, dal 2010, è l’eminenza grigia piazzata dal Vaticano all’interno del Governo di Kinshasa, assieme a Padre Rigobert Milani, un hutu ruandese sostenitore dei genocidari con falsa nazionalità congolese. Malu Malu si è ora improvvisamente allontanato dal potere con la scusa di problemi di salute. Il Vaticano ha così le mani libere per decidere se sostenere, nel futuro, Kabila o l’opposizione, scelta sulla quale peseranno gli interessi politici e finanziari che la Chiesa Cattolica detiene in Congo.

Il piano eversivo ideato da Kabila è rafforzato dalla estrema debolezza dei partiti di opposizione. Pur denunciando i piani di Kabila e tentando di portare nelle piazze la popolazione, i leaders dell’opposizione congolese sono divisi e posizionati su basi strettamente regionali ed etniche. Nessun leader al momento è in grado di ottenere un consenso nazionale. La scissione avvenuta all’interno del PPRD ha dato il via alla creazione del Gruppo dei Sette (G7), una realtà che potrebbe rappresentare un serio polo di opposizione e che lunedì 14 ottobre ha nviato al Presidente una lettera aperta nella quale chiede il rispetto assoluto della Costituzione volta a favorire l’alternanza politica pacifica. Secondo alcuni osservatori, la scissione del G7 sarebbe, invece, una mossa concordata dal cartello mafioso Kabila per creare una finta opposizione che in realtà non metterebbe in discussione la realizzazione del piano eversivo e avrebbe il compito di raccogliere e incanalare la rabbia popolare su binari morti. L’unico vero pericolo che sta sorgendo all’orizzonte è rappresentato dal ex Governatore del Katanga, Moise Katumbi, ricco imprenditore con stretti legami economici e politici con il Presidente dell’Angola Dos Santos. Dopo aver presentato le sue dimissioni dal partito al potere Katumbi ha espresso la sua intenzione di presentarsi come candidato alle elezioni del 2016, nel caso queste si dovessero tenere.

Per impedire la partecipazione alle elezioni del potente imprenditore del Katanga, il Governo ha montato un caso giudiziario che coinvolge anche il governatore del Sud Kivu: Marcellin Cishambo, l’ex consigliere della Presidenza: Gustave Beya Siku e il governatore del Kasai Occidentale Alex Kande. Tutti sono accusati di frode e corruzione e malversazione di denaro pubblico, crimini perpetuati utilizzando il nome del Presidente. Una accusa surreale visto che Kabila ha trasformato la corruzione e la frode nel unico motore economico del paese costringendo anche il più insignificante vigile urbano ad infrangere la legge per poter sopravvivere. «Joseph Kabila a scelto il momento giusto per passare all’attacco contro Mose Katumbi e gli altri governatori che stanno finendo il loro mandato» affermava un diplomatico al mensile Jeune Afrique lo scorso 22 settembre.

Il cartello mafioso di Kabila prevede un aumento della opposizione popolare. I giovani sono frustrati dalla disoccupazione cronica e dalla povertà ed esigono un cambiamento di regime. Sono inoltre galvanizzati dagli esempi della gioventù burundese e burkinabè. Anche se l’opposizione è debolissima il rischio di una sollevazione popolare è altissimo. Al momento il regime sta affrontando questo pericolo con un aumento della repressione di ogni manifestazione contro il governo utilizzando la Guardia Pretoriana. Una repressione brutale ma che a medio termine non può reggere. Non ci sono le forze sufficienti per debellare una rivolta generalizzata ed estesa su tutto il paese.

Le 20.000 unità speciali e i circa 14.000 miliziani Mai Mai e terroristi ruandesi FDLR presenti al est del paese non sono sufficienti a contenere la rabbia di una rivolta popolare promossa dalla gioventù congolese che potrebbe scoppiare in diverse città di un paese grande come l’Europa Occidentale. Un movimento che potrebbe nascere su basi spontanee coinvolgendo dai 2 ai 4 milioni di giovani. L’unica possibilità che rimane al regime per instaurare la dittatura è far scatenare un conflitto regionale che distoglierebbe l’attenzione alle problematiche nazionali permettendo a Kabila di rimanere al potere come successe tra il 2001 e il 2006. Il progetto si affianca alle mosse della Francia per riconquistare il Rwanda e ruota attorno alla crisi burundese.

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