lunedì, Settembre 20

Congo: criminali strategie di potere

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I Caschi Blu della MONUSCO non partecipano direttamente a questa farsa, ma prestano il fianco confermando scontri mai avvenuti o amplificando i rari combattimenti causati da disaccordi commerciali sulle percentuali di profitto dei minerali che ogni tanto scoppiano tra i ‘manager’ FDLR e gli ufficiali FARDC, presenti nelle zone minerarie. Scontri e tensioni che vengono subito bloccati prima che si estendano in guerra aperta. Gli scontri vengono successivamente risolti dal Governo di Kinshasa e dai dirigenti FDLR, ricercati per genocidio a livello internazionale, ma protetti in Francia come rifugiati politici.

Le FDLR hanno trasformato le città di Goma e Uvira in loro quartieri generali. A Goma (Nord Kivu) si registra la presenza di consiglieri militari francesi che collaborano con le FDLR. I comandanti FDLR cenano tranquillamente nei migliori ristoranti della città riveriti e serviti. L’Esercito e i Caschi Blu non hanno mai provato ad arrestarli.  Uvira (Sud Kivu) è la base logistica delle operazioni militari delle FDLR in Burundi. Dietro le quinte e contrariamente alle immaginarie battaglie campali e vittorie riportate dal Esercito congolese, le FDLR stanno ricevendo grosse quantità di armi e munizioni. Kinshasa sta tollerando le operazioni di reclutamento iniziate due mesi fa.

Le FDLR stanno reclutando tra i giovani disoccupati congolesi e li stanno addestrando in basi militari note al Governo e ai Caschi Blu della MONUSCO.  Le FLDR si stanno, inoltre, infiltrando tra i reparti dell’Esercito regolare e la Polizia congolesi ricevendo uniformi e carte d’identità. I vari gruppi armati locali denominati Mai Mai e le FLDR, oltre essere soci d’affari della famiglia Kabila, rappresentano l’unica struttura militare organizzata addetta alla difesa dell’Est del Paese contro eventuali ribellioni fomentate da Rwanda e Uganda, per questa ragione sono protetti.

Sul piano costituzionale, Kabila non tocca il limite dei mandati presidenziali ma sta tentando di rinviare all’infinito la data delle elezioni. Il Governo ha più volte informato che non ha la capacità finanziaria per indire le elezioni presidenziali previste per il 2016. Una affermazione surreale, visto che il Paese naviga letteralmente su oro e petrolio. Per un breve periodo è stata presa in esame l’eventualità di nominare un successore di Kabila da presentare come candidato, mantenendo il calendario elettorale. Due figure erano state individuate: Abu Minaku, portavoce del Parlamento, e Evariste Boshab, Segretario Generale del Partito Popolare per la Ricostruzione e la Democrazia (PPRD) al potere. Eventualità immediatamente scartata in quanto le analisi e le proiezioni elettorali escludono qualsiasi possibilità di vittoria del PPRD alle elezioni amministrative e presidenziali.
Il cartello mafioso di Kabila è conscio che una riedizione massiccia delle frodi elettorali del 2011 farebbe scoppiare rivolte popolari. I giovani sono già pericolosamente galvanizzati dalla guerra di liberazione in Burundi e dalla rivoluzione vittoriosa in Burkina Faso. Da qui la necessità di rinviare le elezioni. Un rinvio che di fatto assicurerebbe un terzo mandato al Presidente Kabila senza la necessità di sottoporsi al voto. La propaganda del partito è già stata attivata per convincere la popolazione. «Abbiamo ancora bisogno di Kabila per qualche anno», afferma in un video il famoso quanto discusso deputato Yves Kisombe che in diverse occasioni si è dimostrato intollerante verso i giornalisti non allineati alla propaganda del regime.

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