venerdì, Settembre 17

Congo: criminali strategie di potere

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Il processo sembra interminabile, poiché la corte del Tribunale del Aia deve trovare uno stratagemma per incolpare il politico congolese senza coinvolgere la Francia, che assoldò le milizie di Bemba per combattere il regime del Generale François Bozizé durante la prima guerra civile centrafricana (2004 – 2007).

Le elezioni del 28 novembre 2011 sono passate alla storia come la frode elettorale più scandalosa mai realizzata nel mondo dagli anni Quaranta. La Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) non riuscì mai a completare lo scrutinio. Joseph Kabila fu eletto Presidente sulla base di risultati parziali. Quelli definitivi non furono mai pubblicati. Dal 2014 Joseph Kabila sta operando per mantenere il potere a tutti i costi. La necessità di conservare la carica di Capo di Stato è dettata non esclusivamente da motivazioni personali del dittatore, ma dalla necessità di difendere gli interessi economici della sua famiglia e del consistente entourage politico militare congolese, che dal 2007 ha creato una potentissimamafia’ che controlla tutti i settori legali e illegali dell’economia nazionale.

Questo cartello mafioso ha creato una situazione paradossale nel Paese, il quale registra una crescita economica annua del 9,2%, generatrice di immense ricchezze capaci di far raggiungere al Congo lo status di Paese sviluppato nel giro di un decennio. I risultati economici decantanti lo scorso settembre dal Fondo Monetario Internazionale contrastano con la realtà del Paese. La maggioranza della popolazione vive in povertà: il 42% non dispone di due dollari al giorno; il 68% dei giovani è analfabeta o ha ricevuto un’educazione sommaria che spesso non va al la delle scuole elementari; l’84% della popolazione attiva è disoccupato o impiegato nel settore informale dell’economia. Insegnanti, dottori, infermieri, personale della pubblica amministrazione, soldati e Polizia non vengono pagati regolarmente obbligandoli a ricorrere alla corruzione per vivere. Le infrastrutture sanitarie, educative, stradali sono quasi inesistenti. Elettricità e acqua potabile sono un lusso per pochi. Nel Congo del 2015 il cartello mafioso creato da Kabila naviga nell’oro, mentre la popolazione è costretta a un tenore di vita peggiore di quello sperimentato durante il colonialismo belga. A Kinshasa (trasformata in un riciclaggio internazionale di denaro anche della mafia italiana) i figli di politici e militari spendono 2.000 dollari per una notte di sesso con prostitute russe, mentre la popolazione non riesce assicurarsi tre pasti giornalieri, accesso alle cure sanitarie e ad una vita dignitosa. L’aspettativa di vita è scesa a 45 anni.

A seguito della opposizione popolare scoppiata in Burundi contro il terzo mandato del ex Presidente Pierre Nkurunziza, Kabila non ha osato emendare la Costituzione per eliminare il limite di due mandati alla presidenza. Lo ha chiarito ufficialmente domenica 4 ottobre 2015 in una conferenza stampa presso la sua fattoria di Kingakati (est di Kinshasa). La tattica adottata, seppur rischiosa, punta, invece, alla creazione di una dittatura. Gli indicatori di questo progetto sono sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi mesi Kabila ha cambiato drasticamente atteggiamento politico. Tende a concentrare il potere nelle mani di un ristrettissimo gruppo di persone composto da suoi familiari, politici fedeli e generali legati a lui all’interno del cartello mafioso. L’Assemblea Nazionale non viene più consultata.

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