sabato, Ottobre 23

Congo: Chiesa Cattolica nuovamente sotto attacco. E il Kasai brucia

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I Paesi francofoni dell’Africa centrale ritornano alla ribalta delle cronache internazionali. Le crisi burundese e congolese (vecchie di 20 anni e mai risolte) sono all’origine delle tese relazioni regionali e rischiano di far esplodere un conflitto etnico nei Grandi Laghi con chiare caratteristiche genocidarie. La Repubblica Democratica del Congo è già stata coinvolta in questo conflitto latente. All’est le forze di liberazione burundesi stanno combattendo contro l’Esercito congolese, i terroristi FDLR e gruppi Mai Mai. Dopo le pulizie etniche del Nord Kivu, contro la tribù Nande, ora è il turno dell’etnia tutsi Banyamulenge nel Sud Kivu.

Alla situazione di guerra totale nell’est, si aggiunge la ripresa delle violenze ordinate dal Presidente Joseph Kabila contro la Chiesa Cattolica e la guerra civile nella provincia del Kasai.

La Chiesa Cattolica è nel mirino del regime di Kinshasa fin dal 2016, quando la Conferenza Episcopale Nazionale ha accettato il ruolo di mediatore per risolvere la crisi causata dalla volontà di Kabila di accedere al terzo mandato presidenziale. Il Vaticano (tramite i vescovi congolesi) aveva disegnato una intelligente e fattibile road map di pace che permetteva a Kabila di mantenere temporaneamente le funzioni presidenziali oltre alla fine del suo mandato  -il 19 dicembre 2016-, ma lo obbligava a indire, entro i primi mesi del 2017, libere e trasparenti elezioni, rinunciando alla sua candidatura. Questa proposta si è concretizzata con gli accordi di pace del 31 dicembre 2016 (accordi di San Silvestro). Il Presidente Kabila, una volta assicurata la sua permanenza alla Presidenza dopo la scadenza del suo mandato, non ha firmato gli accordi ed ha scatenato una guerra contro la Chiesa Cattolica divenuta ora il nemico numero uno in Congo.

Nel marzo 2017 sono iniziati su tutto il territorio nazionale una serie di attacchi contro chiese, conventi e istituti scolastici cattolici. Varie infrastrutture sono state bruciate e le chiese profanate. Le violenze contro la Chiesa Cattolica sono riprese in aprile, come riporta Radio Vaticana. «Da Kinshasa al Nord Kivu, passando per il Kasai, chiese, conventi e scuole cattoliche sono vandalizzati, saccheggiati e attaccati da banditi armati, da ribelli o altre persone incivili», denuncia a ‘Radio Vaticano‘ il CEPADHO, Ong basata nel Nord Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo. La ripresa delle violenze ha fatto un triste salto di qualità. Ora oltre alla distruzione delle infrastrutture della Chiesa Cattolica anche il clero è direttamente minacciato. Nella città di Beni, Nord Kivu, tre sacerdoti, tra cui l’economo, sono stati torturati prima di saccheggiare i beni della parrocchia di Paida. Giustamente l’associazione CEPADHO punta il dito contro il regime di Kinshasa, che vuole punire l’impegno dei Vescovi nella mediazione politica che ha portato alla stipulazione degli accordi di San Silvestro.

Nonostante questi attacchi, il Vaticano sembra non desistere nel suo impegno di pace in Congo, promuovendo gli accordi di San Silvestro e continuando puntualmente a denunciare la caotica situazione nel Paese, creata dal dittatore Kabila per mantenersi alla Presidenza a vita. L’ultima dura condanna giunge dai Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Bukavu, Sud Kivu, pubblicata dalla agenzia stampa ‘Fides‘, lo scorso 6 giugno. «Le bande armate non sono una soluzione politica stabile. Create per resistere ad un ordine politico inaccettabile, finiscono per generare un calvario imposto ai loro fratelli e sorelle. Di fronte al fallimento della classe politica ci rivolgiamo al popolo congolese in quanto Sovrano primario, di prendere in mano il suo destino in modo pacifico e democratico, con la non violenza attiva ed evangelica. La proliferazione di milizie armate che pullulano dappertutto e le loro rivendicazioni identitarie, suscitano il risorgere di conflitti tribali. In particolare si notano le conseguenze nefaste del fenomeno Kamwina Nsapu che cominciano a contaminare le province vicine, fino a Maniema», denunciano i vescovi di Bukavu ricordando la suora francescana Clara Agano uccisa il 29 novembre 2016 presso la parrocchia Mater Dei di Bukavu. I vescovi denunciano, inoltre, una escalation di sacerdoti e missionari rapiti ai fini di riscatto.

Il riferimento al conflitto scoppiato nella provincia del Kasai non è fortuito. Assieme al conflitto scatenato nel Sud Kivu, contro l’etnia tutsi Banyamulenge, e l’opposizione armata burundese, quello del Kasai rischia di disintegrare la Repubblica Democratica del Congo, Paese nato artificialmente grazie a Re Leopoldo I del Belgio. L’insurrezione della guerriglia Kamwina Nsapu e l’attuale guerra civile in Kasai sono state create artificialmente dal regime di Kinshasa per rendere la situazione del Paese ingovernabile e rinviare in eterno le elezioni a cui si aggiungono interessi economici privati.

Il 12 agosto 2016, il capo tribù Jean Pierre Mpadi viene ucciso dalla polizia presso la località di Kimbulu, assieme a 12 sue guardie del corpo. È accusato (senza prove) di organizzare un ribellione contro il governo centrale. L’esecuzione extra giudiziaria non permette l’apertura di un processo e la verifica delle accuse rivolte. Oltre che impedire un equo processo, l’esecuzione extra giudiziaria fa scoppiare la rivolta contro Kinshasa. La guerriglia Kamwina Nsapu (formiche nere) è una milizia di protezione civile creata dall’etnia Luba per difendersi dai continui attacchi perpetuati da Esercito e Polizia congolese contro la popolazione inerme. I motivi di questi attacchi ruotano su dei giacimenti di diamanti e sul traffico illegale di questa pietra preziosa.

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