lunedì, Giugno 21

Congo Brazzaville: tutto sotto controllo? field_506ffbaa4a8d4

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L’attacco dello scorso lunedì, seppur minimizzato dal regime, ha rappresentato il pericolo maggiore dopo la guerra civile. Secondo il Governo i combattimenti sono terminati verso le due del pomeriggio. Secondo fonti indipendenti le ultime sacche di resistenza sono state sconfitte nella tarda serata. Il Governo ha ordinato la riapertura delle scuole per dimostrare di avere la situazione sotto controllo. Le proporzioni dell’attacco e il pericolo di riuscita ha spinto Parigi, attraverso la sua Ambasciata a Brazzaville, a invitare i francesi presenti nel Paese a restare nelle loro abitazioni . Romain Nadal, portavoce del Quai d’Orsay, ha confermato anche che il liceo francese rimarrà chiuso nonostante la riapertura delle scuole nazionali.
Parigi denuncia il preoccupante clima sociale nel Congo causato dalle anomalie registrate durante le elezioni dello scorso marzo. Una denuncia paradossale, in quanto la legittimità presidenziale di Nguesso non è stata messa in dubbio dal Governo francese evidentemente preoccupato di difendere gli interessi petroliferi della TOTAL.

Il Governo italiano, al momento, non ha fatto dichiarazioni in merito, nonostante la Repubblica del Congo sia considerata un Paese strategico per la politica energetica nazionale, vista la presenza  dell’ENI. L’unico riferimento alla situazione del Paese lo si trova sulle pagine di Viaggiare Sicuri (servizio del Ministero degli Affari Esteri dedicato alla informazione sulla situazione dei singoli Paesi rivolta ai cittadini italiani desiderosi di vacanze o in necessità di viaggi d’affari o che intendano andare a lavorare e vivere all’estero). «Dopo gli scontri dello scorso lunedì quattro aprile nel sud della periferia di Brazzaville la situazione è gradualmente tornata alla normalità. Si segnala tuttavia una forte presenza di militari armati nelle strade con numerosi posti di blocco. Si consiglia pertanto di limitare gli spostamenti nelle aree interessate in particolare nelle ore notturne» si riporta sulla pagina dedicata al Congo.
Nessun commento alla delicata situazione che rischia di compromettere gli interessi petroliferi nel Paese viene registrato sul sito ENI. L’ultimo riferimento al Congo sulla pagina dedicata ai comunicati e media risale al 26 febbraio scorso. Trattasi di notizie sui risultati finanziari e commerciali ottenuti nel Paese africano nel 2015, a cura del CEO Claudio Descalzi. L’assenza di notizie sull’attuale crisi sembra essere motivata dalla prudenza della multinazionale contestata dalla società civile e dall’opposizione del Congo per il suo presunto appoggio al regime Nguesso.
Le accuse vanno oltre i confini nazionali. Il network di Fede e Giustizia Africa Europa (AEFJN) ha recentemente dichiarato che «le attività del gigante petrolifero italiano ENI in Congo-Brazzaville sono un interessante esempio di comportamento dubbioso delle multinazionali europee che operano all’estero, in particolare nei Paesi in Via di Sviluppo».  La AEFJN è un’associazione cristiana di attivisti dei diritti umani e avvocati fondata nel 1988 con l’obiettivo di promuovere la giustizia nei rapporti commerciali e politi tra Unione Europea e Africa. Oltre a numerose antenne in Africa, AEFJN ha 13 uffici in Europa: Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Malta, Olanda, Spagna, Polonia, Portogallo, Svizzera e Gran Bretagna.
Nel marzo 2010 l’antenna AEFJN in Italia aveva proposto all’attenzione dell’ENI una lettera in cui sottolineava la preoccupazione per l’impatto politico, sociale e ambientale delle sue attività in Congo. Una simile lettera era stata inviata al Ministero italiano dell’Ambiente e al maggior azionista ENI, il Governo Italiano, con la richiesta di verificare la situazione. L’ENI si limitò ad una concisa risposta che sottolineava la volontà della multinazionale di «contribuire allo sviluppo e al benessere del popolo congolese», negando  le accuse rivolte. AEFJN informa che non ha mai ricevuto risposte dalle autorità italiane contattate.  Il Segretariato Internazionale della AEFJN a Bruxelles ha incontrato in varie occasioni Parlamentari Europei italiani per sensibilizzarli alle attività sospette di ENI in Congo, secondo quanto afferma nel suo sito l’associazione cristiana per i diritti umani.

Fonti di informazione locali confermano quanto riporta il Ministero Affari Esteri italiano sulla pagina Viaggiare Sicuri: sono in atto operazioni militari dell’Esercito contro i guerriglieri Ninjas nella loro roccaforte ubicata nelle zone meridionali della regione del Pool. La sconfitta subìta nella capitale e gli atti di capitolazione dell’opposizione politica sembrano mettere la milizia Ninjas in difficoltà favorendo la tenuta del regime di Nguesso.
Aldilà della propaganda di regime, il Presidente Nguesso è ora molto attento a neutralizzare questa pericolosa guerriglia capace di attuare a sorpresa un attacco organizzato nella capitale. Il rischio è che l’offensiva militare dell’Esercito regolare non riesca a distruggere i Ninjas e che varie etnie avverse al regime si uniscano alla lotta armata riprendendo la guerra etnica nel Paese sono ancora alti.

Denis Sassou Nguesso è ricordato dal 60% della popolazione come il criminale che diede l’ordine al Massacro del Beach, area portuale del fiume Congo presso la capitale, avvenuto tra il 5 e il 14 maggio 1999, nel corso del quale trovarono la morte migliaia di civili. Denunce di questo massacro furono depositate nel 2001 in Francia da varie associazioni internazionali quali FIDH, LDH e il OECHD (Osservatorio Congolese dei Diritti Umani) sulla base della competenza universale sui crimini contro l’umanità compiuti nel mondo.  La denuncia era rivolta contro il Presidente Nguesso (mandante del massacro), il Generale Pierre Oba e il Comandante della Guardia Repubblicana, il Generale Norbert Dabira (esecutori materiali). Da allora la giustizia francese ha risposto ambiguamente affermando la validità della denuncia o l’impossibilità a procedere secondo le convenienze politiche del momento. Un comportamento comprensibile visto la complicità francese dell’epoca nel supportate Nguesso.
La lunga e orribile guerra etnica del Congo-Brazzaville (che ora rischia di riesplodere) è stata combattuta per il controllo delle risorse petrolifere, e ha visto protagonisti gli interessi delle multinazionali europee.

 

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