venerdì, Settembre 24

Congo Brazzaville: tutto sotto controllo? field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Kampala – Il Governo del Presidente Denis Sassou Nguesso è sopravvissuto al tentativo di abbatterlo perpetuato dai guerriglieri Ninjas guidati dal Pastore Frederic Bitsangou e fedeli all’ex Primo Ministro Bernard Kolelas, padre del candidato dell’opposizione Guy-Brice Parfait Kolelas, con l’attacco alla capitale Brazzaville avvenuto lunedì 4 aprile. L’annuncio ufficiale è stato diffuso dalle reti televisive e radiofoniche del Paese nella serata di lunedì. «La situazione è sotto controllo. Si invita la popolazione a riprendere le attività quotidiane restando sereni».

Maggiori informazioni ci giungono riguardanti l’attacco dei Ninjas. L’attacco è iniziato tra le due e le tre del mattino nei quartieri sud della capitale. Le colonne dei ribelli sono giunte a Mayanga, nel dipartimento di Maribou 8, dove hanno attaccato una caserma dell’Esercito. I ribelli hanno, successivamente, attaccato i commissariati di Polizia dei quartieri di Djoué, Makélékélé, Lemina e Knisoundi, oltre agli uffici del Comune di  Makélékélé. Fonti governative e società civile informano che la notizia di un appoggio di artiglieria pesante situata nelle zone vicine alla capitale non è vera. I ribelli erano comunque pesantemente armati, anche con lancia razzi portatili (RPG) e ben organizzati. Un attacco simultaneo è stato lanciato a Point Noire, città portuale dove si concentrano le attività di esportazioni petrolifere. L’attacco è stato attuato non dai guerriglieri Ninjas, ma da una milizia di civili associata, i Bebes Noirs (i bambini neri), meno organizzata e con una dotazione di armi inferiore. I combattimenti si sono sviluppati presso il commissariato di Polizia del quartiere Tié-Tié 2. Esercito e Polizia hanno facilmente neutralizzato questi miliziani.

Nella capitale è iniziata l’ondata di arresti. Martedì la Polizia ha comunicato l’arresto di 50 Ninjas: si sospetta che siano attivisti dell’opposizione. La stessa Polizia ammette che queste persone non sono state arrestate a seguito di una resa durante i combattimenti ma in quantosospettate’ di aver preso parte agli scontri. La totale assenza di un sistema di sorveglianza pubblica tramite telecamere e video della battaglia rendono difficile un eventuale identificazione dei sospetti.  La vittoria riportata dal Governo, grazie all’intervento della Guardia Repubblicana addestrata in Francia, permette ora la regime Nguesso, supportato da gruppi economici occidentali, di iniziare la repressione contro l’opposizione che non riconosce il terzo mandato presidenziale scaturito dal falso referendum dell’ottobre 2015 e dalle elezioni truccate dello scorso marzo.

Frederic Bitsangou (conosciuto anche come il Pastore Ntumi e leader dei Ninjas) è stato destituito, per decreto presidenziale del 6 aprile, dalle funzioni ministeriali di Delegato Generale presso la Presidenza della Repubblica per la promozione dei valori della pace e la riparazione dei danni alle vittime della guerra civile. Bitsangou, sospettato di aver dato l’ordine di attacco alle sue milizie, al momento non è oggetto di procedure giudiziarie. L’ondata di repressione iniziata, e il fallito assalto, hanno spinto l’opposizione ad ammettere la sconfitta militare e a riconoscere il regime di Nguesso.
Guy-Brice Parfait Kolelas, figlio del vero padrone delle milizie Ninjas Bernard Kolelas, il 6 aprile, davanti ai giornalisti, ha riconosciuto la vittoria elettorale del suo rivale, invitandolo alla moderazione in quanto «la vittoria è stata ottenuta grazie a gravi violazioni del processo elettorale e numerose frodi. Il Presidente Denis Sassou N’Guesso dovrà agire con cautela nell’interesse di tutti i congolesi».

Le affermazioni ufficiali di Kolelas sono state interpretate come una resa politica incondizionata e un tentativo di evitare l’arresto. Il candidato dell’opposizione era stato già bloccato dalla Corte Costituzionale. Il suo ricorso contro la regolarità delle elezioni è stato considerato non valido per aver superato i termini stabiliti per la sua presentazione. Una scusa che ora Kolelas accetta per buona al fine di evitare le ire di Nguesso.
Anche il FDPGPCS (Fronte Democratico dei Partiti e Gruppi Politici del Centro Solidarietà) ha riconosciuto la vittoria di Nguesso, invitando la popolazione alla calma e alla rassegnazione in quanto «verrà il momento della vittoria democratica che salverà il nostro Paese», afferma il leader Luc Daniel Adamo Mateta. La repressione dell’opposizione è stata rafforzata dalla dichiarazione ufficiale redatta dal Governo Nguesso: «Certi candidati politici e sostenitori hanno lanciato appelli alla disobbedienza civile e all’insurrezione armata nei giorni precedenti l’attacco. Il Governo precisa all’opinione pubblica nazionale ed internazionale che sono state aperte varie indagini sui candidati politici sospettati di aver provocato questo tentativo eversivo anche se al momento non ci sono ancora prove inconfutabili dei loro crimini» si afferma nella dichiarazione pubblicata sui media nazionali.

La Senatrice della maggioranza Emilienne Charlotte Lekoundzou ha reso noto la formazione di un Governo Ad Interim clandestino, creato qualche giorno prima dell’attacco con il compito di sostituire il regime Nguesso. La rivelazione della Senatrice è stata fatta in quanto il suo nome compariva nella lista del Governo clandestino come Ministro della Condizione Femminile. La composizione di un Governo clandestino, che includeva personalità politiche provenienti anche dal regime, è stata confermata dal network sociale Brazza News, stimata pagina su Facebook e raro spazio di informazione indipendente congolese.

Il regime ha lanciato una campagna mediatica tesa a promuovere una riconciliazione nazionale legata però al riconoscimento incondizionato del terzo mandato presidenziale di Nguesso. La campagna è stata affidata a finte ONG create dal regime e controllate dalla famiglia Nguesso, loro principali donatori, quali il Comitato del Dialogo di Sibiti, l’associazione dei quartieri sud di Brazzaville Denisiens de Brazzaville Sud e l’associazione Elikia 2016. Le dichiarazioni di queste ONG fantasma hanno trovato eco sui media controllati dal governo e non si sono limitate a lanciare appelli di pace. Hanno invitato i cittadini a denunciare i sospetti ribelli. Si teme una caccia alle streghe che può aprire le porte a regolamenti di diverbi personali su titoli immobiliari, terreni e transazioni commerciali. L’appello è stato supportato dalla Polizia Nazionale, offrendo la possibilità ai simpatizzanti del regime di risolvere le loro dispute private evitando i costi del Tribunale, semplicemente denunciando l’avversario come un guerrigliero Ninjas o un simpatizzante.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->