domenica, Dicembre 5

Congo-Brazzaville: desideri di potere eterno

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Che il supporto di Parigi, e della eversiva Cellula Africana dell’Eliseo conosciuta con il nome di France-Afrique, a Nguesso sia incondizionato e saldo, doverosi dubbi si pongono. La Francia, potenza in declino attanagliata da una spaventosa crisi economica, da un confronto-scontro con il nemico storico, la Germania, ossessionata dalla integrità razziale e terrorizzata dalla Russia, rifiuta l’eventualità di perdere l’Africa. Il divorzio, mortale per l’economia francese, è controbilanciato da una serie di contromisure contraddittorie attuate nel tentativo di salvare un matrimonio già consumato da epoca immemorabile. Un matrimonio sterile costellato da numerosi tradimenti e crisi coniugali abilmente o meno camuffate. Martedì 7 luglio Francois Holland ha incontrato Denis Nguesso a Parigi. Un incontro teso per entrambi, come due amanti che hanno condiviso decenni di gioe in comune, ora sul punto del disprezzo e odio reciproco.

Dopo l’incontro Ngesso si è dimostrato preoccupato, turbato. Stesso dicasi di Hollande. Chissà cosa si sono detti. Nel comunicato ufficiale dell’Eliseo, Francois Hollande evoca il rispetto delle regole democratiche posizionando il suo Paese come paladino nella difesa del valore universale e incontrastato della democrazia popolare, base della rivoluzione francese e dell’epopea napoleonica che entrò in contrasto con gli ideali eversivi della Comune di Parigi, soffocata nel sangue con aiuto straniero (Austria e Germania).

La raccomandazione ufficiale espressa dalla Francia, con il chiaro obiettivo di far comprendere al Continente e alla Comunità Internazionale che Parigi si posiziona sempre e comunque dalla parte della ragione, contiene una sottile ma fondamentale contraddizione. Francois Hollande afferma categoricamente la sua opposizione a ogni riforma costituzionale che non sia frutto del consenso popolare. Un messaggio in codice a Nguesso. Se riesce a far credere al mondo intero che il suo terzo mandato sia scaturito dalla volontà popolare, lo statuto di beniamino della Francia resterà inalterato. Non importa i mezzi adottati. Quello che importa è la forma e la capacità di Nguesso di far credere alla opinione pubblica internazionale e in particolare a quella francese, che è l’uomo più amato del Congo-Brazzaville.

La Francia sta attraversando una difficile congiuntura storica dove i suoi interessi nelle colonie africane sono messi in pericolo dal desiderio di democrazia e di indipendenza delle popolazioni. Un desiderio rafforzato dalle difficoltà di emigrare in Europa e galvanizzato dai successi riportati in Burkina Faso. Costretta a sostenere i soliti noti, dittatori ma garanti degli interessi francesi, Parigi è conscia della necessità di mantenere intatta l’immagine di una Nazione che difende la democrazia, sopratutto in Africa. Di conseguenza negli ultimi anni si assiste al fenomeno di ipocrisia diplomatica. Ufficialmente si condannano i regimi non democratici e le intenzioni dei Presidenti africani di area francofona di rendere eterno il potere, e dall’altra si studiano e si attuano tattiche per supportarli e soffocare le rivoluzioni democratiche. Le condanne ufficiali servono a mascherare le reali intenzioni di mantenere lo status quo che fino ad ora ha garantito alla economia francese di sopravvivere, essendo essa ancora fondata sullo sfruttamento delle colonie africane.

Coerente a questa duplice politica diplomatica, il presidente Francois Hollande non ha esitato a condannare le violenze successe nel Congo-Brazaville e a difendere il rispetto della Costituzione e la libertà di espressione. Le consultazioni elettorali si devono tenere in condizioni di incontestabile trasparenza. Queste dichiarazioni ufficiali dell’Eliseo hanno creato false speranze tra l’opposizione congolese, che entusiasticamente le riporta nei vari network sociali dando l’impressione di non comprendere la complessità degli interessi in gioco. Il collaudato regime di Denis Nguesso è funzionale agli interessi delle multinazionali francesi. Finora il dittatore non ha mostrato intenzioni di favorire interessi di potenze concorrenti, che siano esse anglofone o asiatiche. Il cambiamento di regime, sopratutto sotto la spinta rivoluzionaria del popolo, rappresenta di conseguenza una pericolosa incognita. Il compito assegnato dalla Francia al regime Nguesso è semplice da intuire: arginare le proteste evitando che si estendano a livelli incontrollabili e garantire un minimo di trasparenza e di credibilità del referendum e delle elezioni presidenziali. Se riuscirà ad assolvere il compito, il regime di Nguesso riuscirà a mantenere il potere, la Francia non sarà particolarmente imbarazzata e le proteste popolari saranno presentate come marginali, minoritarie e frutto di una opposizione violenta, ancora immatura per le regole del gioco democratico.

 

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