mercoledì, Ottobre 20

Congo: Bemba è tornato candidato, per Kabila il gioco si fa duro Oggi è sbarcato a Kinshasa il grande oppositore di Kabila annunciando la sua candidatura alle presidenziali

0

Domenica 8  agosto 2018 scade il termine per la presentazione dei candidati alle elezioni presidenziali del Congo, previste per il 23 dicembre 2018. Elezioni che si dovevano tenere nel dicembre 2016, ma costantemente rinviate dal Presidente Joseph Kabila al potere dal gennaio 2001. I rinvii e la delicata quanto pericolosa situazione politica creatasi ruotano attorno all’obiettivo della famiglia Kabila di mantenere il potere e continuare a gestire il traffico multimilionario dei minerali preziosi (tra cui il coltan) e ora dei giacimento di petrolio e gas naturale.

Questa mattina alle 09,30 ora locale  l’ex vice Presidente e ‘signore della guerra’ Jean Pierre Bemba, grande oppositore di Kabila, è sbarcato a Kinshasa, ad attenderlo vi era una folla di migliaia di sostenitori. Il ritorno in patria dell’unico congolese che potenzialmente potrebbe spodestare il rais Kabila rappresenta una svolta nelle vicenda elettorale del Paese. La Polizia ha usato gas lacrimogeni  contro le  persone riversatesi in strada per salutare il ritorno di Bemba.

Secondo alcune fonti, Bemba, domani 2 agosto, ufficializzerà la sua candidatura alle elezioni presidenziali, e sabato si recherà, sempre che le Autorità non glielo impediscano, nella roccaforte famiglia a Gemena sulla tomba del padre, influente uomo d’affari in epoca Mobutu (1965-1997).

Se la candidatura sarà davvero ufficializzata vorrà dire che, come sostengono fonti congolesi che non ci è stato possibile verificare, il piano di Kabila di ‘comprarsi’ il suo maggior oppositore è saltato. Il piano di Kabila era quello di approntare un Governo a larga maggioranza che si basava  sulla partecipazione di Bemba. Bemba fa parte del clan dei Mobutisti che sostiene Kabila. Una alleanza politica tra i due leader avrebbe sbaragliato l’opposizione e permesso al rais di rimanere al potere o di istituire un Governo che tutelasse i propri interessi senza ricorrere alle elezioni.

Qualcosa deve essere andato storto. Probabilmente Bemba, molto popolare nel Paese, ha rifiutato, in quanto maggiori sono per lui le possibilità di accedere al potere se si presenta come candidato dell’opposizione. Bemba attualmente gode di una posizione di forza, quindi non vi è alcuna necessità di allearsi con Kabila per salvarlo. Il giornalista congolese Gamkana N’Siah in un suo articolo pubblicato sul sito di informazione online ‘Adiac’ nei giorni scorsi sosteneva che Bemba sarebbe stato salutato da una moltitudine inimmaginabile di personale al suo arrivo presso l’aeroporto internazionale di Ndjili, Kinshasa, allora previsto previsto per il 31 luglio. La maggioranza della popolazione, secondo N’Siah, vede in Bemba un liberatore del Paese. L’ex Signore della Guerra sarebbe in grado di unire il fronte dell’opposizione. In questi giorni intense consultazioni stanno avvenendo in Belgio con gli altri leader dell’opposizione, Vital Keamerhe, Felix Tshisekedi e Moise Katumbi.

Il regime ha reagito al mancato accordo affermando che Bemba può incorrere al divieto di candidarsi alle presidenziali in base all’articolo 10 della legge elettorale che vieta alle persone condannate per reati di corruzione di presentare le loro candidature. Questo è quanto è stato dichiarato ai media nazionali venerdì 27 luglio da Alain Atundu, il portavoce  della maggioranza presidenziale.

Il reato di corruzione a cui si fa riferimento riguarda il processo in corso presso la CPI, dove l’accusa sospetta che il leader politico congolese abbia corrotto e intimidito testimoni della difesa e dell’accusa durante il processo per i crimini di guerra commessi nella Repubblica Centrafricana. Processo conclusosi con una condanna a 18 anni di reclusione e successiva assuzione al processo in secondo grado. La minaccia del regime contraddice la decisione presa una settimana fa circa, quella di rilasciare un passaporto diplomatico a Bemba per facilitare il suo ritorno in Congo. Evidentemente gli accordi sottobanco sono saltati all’ultimo minuto.

Per quasi due anni il rais Kabila è riuscito a prendersi gioco della comunità nazionale e della diplomazia del Vaticano restando al potere. Varie mosse sono state attuate: dalla strategia della tensione nell’est del Paese e nel Kasai, creando guerre a bassa intensità, alla strategia del ‘glissement’ (eterni rinvii). Sono stati comprati vari leader dell’opposizione per distruggere un eventuale fronte elettorale unito e perseguitati altri, tra cui l’ex governatore del Katanga Moise Katumbi. Sono stati siglati accordi segreti con Rwanda e Uganda, offrendo loro la possibilità di continuare a rapinare le risorse naturali nell’est in cambio di supporto politico e per scongiurare un loro intervento armato in grado di deporre il rais, come successe nel 1996, con il dittatore dello Zaire Mobutu Sese Seko.

Come fa notare Herman Jay Cohen, a lungo consulente della Segreteria di Stato americana,  in una intervista rilasciata lo scorso maggio alla TV congolese online ‘VacRadioTV «Non si può sapere con esattezza cosa passa nella testa di Kabila, ma non credo che lascerà il potere. È circondato da familiari, da gente che dipende da lui. È difficile per Kabila lasciare il potere. Ha paura di lasciare il potere ed ha paura di restare. Nonostante queste contraddizioni, credo che farà di tutto per rimanere».  Per questi motivi il rais sta studiando ogni possibilità, compresa quella di creare i presupposti costituzionali per una sua candidatura, rinviare le elezioni o creare un Governo di larga maggioranza che ruoti attorno alla famiglia Kabila.

Per due anni le potenze occidentali hanno cercato soluzioni diplomatiche alla crisi, andando cauti in quanto il loro obiettivo rimane quello di garantire gli interessi delle multinazionali minerarie operanti in Congo e non la democrazia, come ufficialmente sostengono. Questo atteggiamento cauto ha permesso al rais di mantenersi al potere. Solo la Chiesa cattolica si è apertamente schierata contro il regime cercando di creare un contro potere. Progetto infranto che ha fatto pagare alla Chiesa un alto tributo di sangue.

Nel maggio il Presidente francese Emmanuel Macron ha imposto una svolta nell’atteggiamento delle potenze occidentali nei confronti del Congo, siglando una alleanza con Angola e Rwanda tesa a destituire il rais e a favorire una transazione democratica. Questa alleanza ha aperto gli spazi diplomatici agli Stati Uniti che, tramite il Segretario di Stato Mike Pompeo, hanno ideato l’OperazioneIsolation and Destroy’. Un intervento militare di Angola, Congo Brazzaville, Rwanda e Uganda per destituire il rais. Questa operazione prevede anche un intervento militare secondario per destituire il dittatore burundese Pierre Nkurunziza e distruggere il gruppo terroristico ruandese FDLR.

Lo scorso 19 luglio, durante discorso alla Nazione, Kabila non ha chiarito le sue reali intenzioni. L’unico dato evidente è il tentativo di riorganizzare l’Esercito tramite la nomina di generali fedeli. Questa riorganizzazione è affiancata all’acquisto di nuove armi e munizioni, al reclutamento di mercenari dall’Est Europa e America Latina e al rafforzamento della cooperazione militare con Russia e Cina.

A distanza di 11 giorni dalla scadenza delle candidature presidenziali, giovedì 26 luglio la comunità internazionale ha lanciato un ultimatum al regime congolese a cui ovviamente Mosca e Pechino si sono astenute dall’aderire. L’ultimatum esige il pieno rispetto del calendario elettorale e l’abdicazione del Presidente Kabila. «Il tempo dei rinvii è terminato. Ci aspettiamo che il Presidente Joseph Kabila aderisca alla Costituzione della Repubblica Democratica del Congo e agli accordi del dicembre 2016 siglati con la Chiesa Cattolica e che chiarisca le sue intenzioni riguardanti il voto del 23 dicembre 2018. Affermiamo inoltre che Kabila non si può presentare come candidato in quanto un suo eventuale terzo mandato presidenziale è contrario alla legge costituzionale in vigore».  Queste le dure parole di Jonathan Cohen, vice Ambasciatore americano presso le Nazioni Unite, pronunciate durante una riunione del Consiglio di Sicurezza, che suonano come un ultimatum. La Casa Bianca esige che entro pochi giorni Kabila dichiari il suo ritiro dalla scena politica del Paese senza cercare di essere rieletto.

L’ultimatum americano giunge due giorni dopo quello lanciato da Francia, Belgio e Gran Bretagna che hanno espressivamente chiesto a Kabila di non presentare la sua candidatura. Nello stesso giorno dell’ultimatum americano il Consiglio di Sicurezza ONU e il Consiglio per la Pace e la Sicurezza della Unione Africana hanno rilasciato un comunicato congiunto chiedendo un pacifico e democratico passaggio di potere in Congo.

Le reazioni di Kinshasa sono state convulse e rabbiose, come al solito. «Le potenze mondiali hanno il dovere di supportare il processo elettorale nel nostro Paese tramite azioni positive e non con interferenze politiche esterne», ha dichiarato l’Ambasciatore congolese presso le Nazioni Unite Ignace Gata Mavita.  Il Governo di Kinshasa non si limita a pronunciare condanne diplomatiche. Il 24 luglio il Presidente Kabila esige la redazione di un ordine diretto a tutti gli ambasciatori congolesi all’estero. L’ordine è firmato dal Ministro Delegato per le comunità congolesi all’estero, Emmanuel Ilunga. «In considerazione che le ambasciate di Belgio e Francia non rilasciano più visti ai congolesi da quanto è stata fermata la Maison Shengen a fine gennaio, si domanda a tutte le rappresentanze diplomatiche congolesi di applicare le stesse disposizioni a cittadini francesi e belgi conformemente al principio di reciprocità. Gli unici visti che possono essere rilasciati saranno legati a casi umanitari o a cittadini francesi e belgi bisognosi di cure specialistiche nella Repubblica Democratica del Congo», recita l’ordine trasmesso n. 130CDE/205/IHN/092/2018. Affiancato a questo ordine si parlava di espulsione di tutti i cittadini francesi e belgi, compreso gli operatori umanitari. In pratica una vera e propria dichiarazione di guerra, se non altro diplomatica.

Dinnanzi allo stupore di Parigi e Bruxelles, il Governo congolese si  è inizialmente giustificato affermando che queste restrizioni dei visti sono giustificate dalla Convenzione di Vienna che regola i rapporti tra gli Stati. Una vera assurdità diplomatica in quanto la Francia e il Belgio non hanno mai ristretto il visto Shengen ai cittadini congolesi. La Maison Shengen, gestita dal Consolato belga a Kinshasa, aveva il mandato di rilasciare i visti per conto di tutti i Paesi membri della Unione Europea. È stata chiusa dalle autorità congolesi a causa della escalation della guerra diplomatica contro il Belgio. Chiudendo la Maison Shengen Kinshasa ha privato l’Unione Europea della possibilità fisica di rilasciare visti a cittadini congolesi nel Paese. Infatti i cittadini congolesi risiedenti nei Paesi vicini -Rwanda, Burundi, Kenya, Tanzania e Uganda- possono richiedere presso le ambasciate francesi e belghe il visto se possiedono i requisiti necessari regolati dalla Convenzione Shengen adottata dall’Unione Europea per i flussi migratori.

L’ordine diramato alle varie ambasciate congolesi suona, piuttosto, come un ritorsione politica alleinterferenzeoccidentali sul processo elettorale e un tentativo di mostrare i muscoli dinnanzi la pericolo di invasione militare. Questa mossa, poco intelligente e provocatoria, ha avuto fiato corto. Sotto pressione internazionale il Governo ha dovuto annullare l’ordine dopo 48 ore. Nel tentativo di giustificarsi il regime incolpa il Ministro Ilunga di una iniziativa personale, affermando che ha preso la decisione senza consultarsi con il suo diretto superiore, il Vice Primo Ministro degli Affari Esteri.

Nonostante queste tragicomiche ritorsioni, che hanno avuto solo un effetto negativo alla credibilità del Governo congolese, le intenzioni di Kabila rimangono ignote. Il giornalista congolese John Ndinga Ngoma, il 27 luglio informava su ‘Africa News’ delle trame portate avanti da Papy Pungu, presidente della Lega Giovanile del partito di Kabila (PPRD – Partito del Popolo per la Ricostruzione Democratica) di presentare il rais come candidato del Governo. Secondo Pungu, la Costituzione del 2011 autorizza Joseph Kabila a presentare la sua candidatura. Il cambiamento dei giudici costituzionali fatto poche settimane fa ha l’obiettivo di far avvallare questa tesi. Eppure il rais è titubante. Sa che se si candida dovrà affrontare una guerra di invasione delle potenze africane regionali sostenuta da Stati Uniti, Francia, Belgio e Gran Bretagna. Una guerra che le potenze occidentali sono costrette a fare, a meno che non decidano di perdere il Congo e le sue immense risorse naturali a tutto vantaggio di Russia e Cina.

Dinnanzi a tutti questi colpi di scena e strategie la domanda che rimane al momento senza risposta è: chi sarà il candidato del Fronte Comune per il Congo (FCC) la coalizione creata dal Presidente Kabila? Il Governo non si sbottona. «Il candidato della maggioranza presidenziale sarà conosciuto prima del 8 agosto, data ultima di presentazione delle candidature»,  ha dichiarato il Vice Primo Ministro Leonard She Okitundu sul quotidiano ‘Le Courrier de Kinshasa’ e su quello della Repubblica del Congo ‘Les Dèpèches de Brazzaville’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->