mercoledì, Aprile 21

Congo: Attanasio e Iacovacci nell’humus di violenze e interessi Il contesto congolese appare sempre più qualcosa di molto più di uno sfondo, più probabilmente l'humus che ha condotto alle tre uccisioni. I rapimenti e però potrebbe essere un gioco politico

0

Le indagini sull’uccisione dell’Ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e del loro autista Mustapha Milambo, sono appena all’inizio e ci vorrà tempo prima di venire a capo di quanto effettivamente accaduto e, dunque, delle responsabilità.
Certamente il contesto congolese appare sempre più, intanto, qualcosa di molto più di uno sfondo, più probabilmente l’humus che ha condotto a queste tre uccisioni.

E il contesto congolese è un misto di violenze estreme, gruppi armati, bande criminali, forze di sicurezza corrotte, immense ricchezze -coltan, oro, diamanti, petrolio, anche nell’area che hanno trovato la morte i tre, il parco del Virunga- attori internazionali che si muovono dietro ai gruppi armati piuttosto che alle multinazionali che sfruttano le ricchezze di questo che da paradiso terrestre è diventato l’inferno in Terra.

Tra le ipotesi più accreditate per spiegare le tre morti vi è quella del rapimento finito male, ma c’è chi non esclude un attacco a fini politici, interni piuttosto che esterni.

Peer Schouten, del Danish Institute for International Studies, ricercatore esperto dei gruppi armati che operano nella parte orientale del Congo, su ‘The Conversationaffronta il tema.

Dagli anni ’90, i gruppi armati hanno costituito una parte essenziale dell’economia politica del Congo orientale. «Le comunità hanno creato milizie di autodifesa in risposta ai gruppi armati sostenuti dall’estero che sono accusati di usare la guerra per saccheggiare le ricchezze del Paese. Con il tempo, la mobilitazione armata si è trasformata in un obiettivo in sé; per fare soldi, per esprimere il potere politico, o semplicemente per i giovani per far fronte al caos. Molti dei gruppi iniziali si mischiarono, si divisero e alla fine si sono mimetizzati nel complesso quadro di ribelli. Secondo l’ultimo conteggio, nella RDC orientale sono presenti oltre 120 gruppi armati», affermaSchouten.
Dal come i gruppi armati nella regione lavorano e si finanziano si ricava il motivo per cui la regione è in preda alla violenza.

L’attacco all’Ambasciatore italiano è stato sostenuto sia stato motivato da un tentativo di rapimento finito male. «Secondo il Kivu Security Tracker, negli ultimi anni più di 5.000 civili nella regione sono stati vittime di rapimenti. Gli obiettivi dei rapimenti vanno dai bambini in età scolare alle donne, agli uomini d’affari. Lo stupro e la tortura sono tecniche comuni degli estorsori e spesso finiscono per essere mortali. Gli agguati sonoparticolarmente concentrati nella zona in cui hanno perso la vita Milambo, Iacovacci e Attanasio».
Sull’area,
insieme alle bande armate, sono presenti diversi soggetti chiamati a contrastarle e garantire la sicurezza dell’area. Infatti, il luogo dell’incidente «ospita i posti di blocco dell’Esercito congolese e una stazione dei ranger del Parco Virunga, che ha subito recenti incursionida parte delle forze armate ruandesi. Si trova anche a cavallo delle zone di influenza di tre gruppi armati: una fazione delle Democratic Forces for the Liberation of Rwanda (FDLR) -un gruppo armato ruandese che resiste nel Parco Virunga-, una fazione del gruppo di autodifesa hutu congolese, Nyatura, e i resti del March 23 Movement (M23), noto anche come Esercito rivoluzionario congolese».

Le reti criminali -che coinvolgono comandanti dell’esercito canaglia- utilizzano il rapimento come un modo per fare soldi. Locali di Kiwanja e Goma hanno riferito a Schouten che «gli intermediari delle autorità locali o dell’esercito sono spesso coinvolti nell’organizzazione dello scambio».

Ma attenzione, per il «rapimento è solo una delle cose che rendono le strade in questa parte del Congo così insicure. Quasi la metà di tutte le violenze ha luogo lungo le poche strade che attraversano il Congo orientale. Come ho spiegato nella mia ricerca, le strade qui sono pericolose perché tutto ciò che ha valore deve passarci sopra. Gli attori armati possono guadagnare rapidamente prendendo di mira il traffico lungo le strade attraverso blocchi stradali e rallentamenti» .

«Ma c’è un altro aspetto di questa tragedia che è altrettanto importante», afferma Schouten. «Potrebbe essere un gioco politico», ovvero, «le crescenti tensioni tra il Parco Nazionale Virunga, i politici e le comunità locali».

«Il Governo congolese ha subito accusato le FDLR per le morti. Ma il gruppo è spesso usato come capro espiatorio perché è in parte composto da persone coinvolte nel genocidio del 1994 in Rwanda. Incolpare un gruppo odiato da molte persone può depistare dalla vista di altri problemi». Le FDLR hanno emesso un comunicato nel quale respingono le accuse.

«Il Parco Virunga è molto impopolare tra le grandi fazioni della popolazione locale, alcune delle quali traggono profitto dai legami con i gruppi armati e che ritengono che il parco utilizzi metodi aggressivi per impedire loro di sopravvivere sfruttando le risorse naturali del parco. Gli interessi politici si allineano con le lamentele locali, perché i politici bramano voti e controllo dei depositi di petrolio del parco. Il direttore belga del parco, Emmanuel de Merode, ha già ricevuto un avvertimento quando il veicolo su cui viaggiava è stato incendiato nel 2014. Da allora, gli attacchi ai ranger del parco sono stati frequenti. Nel 2018, molto vicino al luogo dell’attacco di questa settimana, due turisti britannici sono stati rapiti per due giorni». «Visti in questa luce, gli eventi recenti potrebbero essere parte di una lotta politica più oscura per il controllo delle risorse del parco».

Ipotesi, quest’ultima, che nelle prime ore era stata avanzata anche da un buon conoscitore del Paese quale Massimo A. Alberizzi, che in un articolo del 22 febbraio per ‘Africa ExPress‘ e per ‘il Fatto Quotidiano‘, a caldo affermava «L’attacco è stato improvviso in pieno parco nazionale del Virunga edè sembrato un’esecuzione in piena regola», e «La dinamica dell’aggressione non è ancora chiara ma dai primi riscontri -come ha raccontato lo stringer del ‘Fatto Quotidiano‘ a Goma- non sembra ci siano dubbi che l’obbiettivo fosse l’ambasciatore italiano. E aggiungeva, riportando la dichiarazione riferitagli dallo stringer: «“Ma tra la popolazione qualcuno ce l’aveva con gli italiani. Molta gente qui è convinta che siano stati firmati dei contratti di estrazione petrolifera tra ENI e governo centrale di Kinshasa. E i notabili del posto, rimasti a bocca asciutta, hanno minacciato ritorsioni e vendette”. Una motivazione agghiacciante». Tesi non più esplicitamente evidenziata nell’articolo del 23 febbraio, nel quale si passano in rassegna le varie ipotesi che motiverebbero l’uccisione dei due italiani. Qualche informazione in più, forse, si potrebbe ricavare dal contenuto, non reso noto, della lettera inviata dal Presidente congolese Félix-Antoine Tshisekedi Tshilombo, presentata dal suo Ambasciatore itinerante, Patrick Luabeya, ieri 25 febbraio, al Primo Ministro Mario Draghi.

Infine, non è stata esclusa l’ipotesi del ‘fuoco amico‘, ovvero che i ranger, nel tentativo di liberare i due italiani li abbiano colpiti. Ipotesi la cui dinamica non è chiara, per altro.
Circa i
ranger, bisogna precisare bene chi sono queste ‘guardie del parco’. Judith Verweijen e Esther Marijnen, esperte di mobilitazione armata in Congo, spiegano come si tratti di soggetti che«ricevono un sofisticato addestramento in stile militare, comprese le tecniche di combattimento, per difendersi. Dispongono, inoltre, di attrezzature logistiche e di comunicazione avanzate per consentire spostamenti rapidi e informazioni aggiornate. Inoltre, il parco ha sviluppato un ampio sistema di sorveglianza aerea per monitorare le basi e gli spostamenti dei gruppi armati. Per operare nelle zone più pericolose, ha creato una forza di reazione rapida, che è un’unità più pesantemente armataschierata per operazioni ‘robuste’. Infine, in alcune zone, le guardie del parco operano congiuntamente all’esercito congolese, che ha una presenza molto ampia in tutto il parco».

Resta da aggiungere, per spiegare il clima, «che negli ultimi anni, sono diventati sempre più «un obiettivo specifico di alcuni dei numerosi gruppi armati che si nascondono e operano nel parco. Ciò può, in parte, essere spiegato dai crescenti sforzi dei ranger per fermare lo sfruttamento illegale delle risorse naturali nel parco, come la produzione di carbone e la pesca illegale , che sono importanti fonti di reddito per molti gruppi armati. Alcuni di questi sforzi comportano una stretta collaborazione con l’esercito congolese, come pattuglie congiunte, condivisione di informazioni e talvolta operazioni congiunte. Per i gruppi ribelli,questo è un motivo per considerare le guardie del parco una minaccia per le loro sfere di influenza, fonti di reddito e persino per l’esistenza», affermano Verweijen e Marijnen.
«Ci sono numerosi conflitti tra la gestione del parco e le persone che vivono intorno al parco», conflitti «che riguardano, tra il resto, le contestazioni intorno ai confini del parco, le lamentele sull’appropriazione della terra e la regolamentazione dell’uso delle risorse naturali. I gruppi armati, spesso strettamente legati alla popolazione a causa della famiglia e di altri legami sociali, alimentano questi conflitti per ottenere sostegno nelle aree in cui operano».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->