domenica, Maggio 9

Congo, a rischio missione pace MONUSCO

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IL Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, sta tentando di proporre un compromesso: rinnovare il mandato della MONUSCO fino al 31 marzo 2018 introducendo una lieve riduzione dei caschi blu (si parla di 2.000 effettivi), in attesa di studiare con le parti una strategia a medio termine di ritiro completo. Secondo la visione di Guterres il ritiro della MONUSCO dal Congo deve essere graduale, progressivo e associato ad una reale capacità del Governo congolese di difendere il suo territorio e popolazioni. La difesa di Guterres a favore della MONUSCO potrebbe essere motivata da interessi economici, essendo la più importante missione di pace in Africa, fonte di entrate e di posti di lavoro spesso pagati con stipendi stratosferici.

La riunione per decidere le sorti della MONUSCO si terrà a porte chiuse domani, venerdì 31 marzo, presso il Consiglio di Sicurezza. Nel frattempo si registrano gli ultimi tentativi di Francia e Stati Uniti per influenzare a loro favore la decisione che sarà presa domani. Il capo delle missioni di pace ONU, Herve Ladsous, ha chiesto ai membri del Consiglio di Sicurezza di prendere in seria considerazione la scadenza elettorale prevista per dicembre 2017, a seguito della decisione presa dal Presidente Kabila di annullare la precedente data elettorale, quella del novembre 2016. Secondo Ladsous, una riduzione degli effettivi MONUSCO potrebbe compromettere seriamente la sicurezza e la protezione dei civili nell’est del Paese, durante questo volatile ed incerto periodo elettorale.
L’intervento di Ladsous non è stato particolarmente apprezzato dal Governo e dalla popolazione congolese essendo considerato di parte. Ladsous è accusato di essere la lunga mano della FranceAfrique per promuovere la politica estera francese in Africa tesa a proteggere la sua economia coloniale sulle materie prime. Ladsous è accusato di simpatizzare per la politica HutuPower e di essere uno dei protettori occidentali del gruppo terroristico ruandese FDLR. In questi ultimi anni l’operato di Ladsous è stato criticato anche in altri Paesi tra i quali il Mali. Nel 2012 società civile e media maliani accusarono il capo delle missioni di pace ONU di favorire i ribelli islamici rivoltatesi al nord del Mali.

L’Ambasciatore americano presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, ha gettato benzina sul fuoco dichiarando, mercoledì 29 marzo, che le Nazioni Unite hanno a che fare con una controparte governativa (Kinshasa) completamente corrotta. Haley, riportando la visione dell’Amministrazione Trump sull’argomento, afferma che la MUNUSCO da tempo rischia di diventare un mero strumento per la continuazione della politica predatoria di Kinshasa contro la sua popolazione. «È necessario un drastico taglio sugli effettivi MONUSCO, individuando altre soluzioni più appropriate per risolvere la crisi politico sociale che si sta delineando nella Repubblica Democratica del Congo», ha affermato Haley.

Un diplomatico presso il Consiglio di Sicurezza ONU, sotto protezione di anonimato, afferma ai media americani che la posizione dell’Amministrazione Trump ha alte probabilità di essere adottata durante la riunione di domani. Secondo questo diplomatico, la maggioranza dei membri del Consiglio di Sicurezza concordano con un drastico taglio degli effettivi: da 23.000 a 16.000 tra soldati e poliziotti.

Quale sarà il reale futuro della MONUSCO? Dipende dai giochi di forza internazionali. Non è verosimile che  scompaia improvvisamente. La MONUSCO rimarrà in Congo, rafforzata o ridimensionata per almeno altri due anni, il tempo necessario affinché le strategie geo-politiche di Washington e Parigi si chiariscano. Un terzo fattore non è al momento considerato: la Cina. Il Dragone Rosso sta giocando un sottile gioco di equilibri tra le forze HutuPower e le forze progressiste, appoggiando contemporaneamente Uganda, Rwanda, Congo e Burundi.

Inutile sottolineare che in mezzo a questi intrighi internazionali le popolazioni congolesi dell’est sono ancora condannate a giocare il ruolo di vittime, sottolineano i commentatori locali. A loro è impedito lo sviluppo e la pace da Kinshasa e subiscono massacri a catena causati alternativamente dalle FDLR o dai movimenti armati Banyarwanda. Il clima politico e sociale si fa sempre più infuocato. Ieri, a Lumumbashi, si è tenuta una manifestazione di giovani in protesta al fallimento del Accordo di San Silvestro promosso dalla Chiesa Cattolica. Manifestazione che ha incontrato una determinata reazione di contenimento da parte della Polizia appoggiata da reparti dell’Esercito.
Secondo vari analisti politici congolesi l’unica forza politica rimasta credibile nel Paese è la Chiesa Cattolica che, sembra, determinata a giocare un ruolo cruciale sul futuro del Congo. Il problema che la Santa Sede deve risolvere è l’assenza di un leader alternativo al Presidente Kabila, riconosciuto e accettato a livello nazionale. Attualmente tutti i leader dell’opposizione godono solo di appoggi delle loro regioni d’origine.

Si registra una escalation delle violenze perpetuate dal gruppo terroristico raundese FDLR che ora starebbe portando avanti operazioni di pulizia etnica nella città di Mbuji-Mayi, capoluogo della provincia del Kasasi Orientale. La notizia, non ancora confermata dalle fonti ufficiali, se veritiera evidenzierebbe un pericoloso rafforzamento della forza militare delle FDLR, strettamente collegato sulle prese di posizione pro e contro MONUSCO di Parigi e Washington. Secondo molti osservatori politici congolesi l’Amministrazione Trump è determinata a imporre un radicale cambiamento di regime a Kinshasa, e debellare il gruppo terroristico per proteggere il suo principale alleato regionale, il Rwanda.

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