domenica, Maggio 9

Congo, a rischio missione pace MONUSCO

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Monsignor Marcel Utembi, presidente della CENCO ha domandato al Palazzo di Vetro a New York di rinforzare la presenza militare della MONUSCO in Congo. Richiesta appoggiata da Parigi, che dirige i negoziati per il rinnovo del mandato dei caschi blu MONUSCO. Dopo il fallimento degli accordi di pace di San Silvestro, la Chiesa Cattolica in Congo ha assunto un ruolo antagonista al Governo di Kinshasa. Le relazioni tra i due Stati sono ai minimi storici. Lo scorso febbraio l’intero Paese è stato teatro di attacchi e profanazioni di chiese cattoliche. Il Presidente Kabila è sospettato di essere il mandante.
Relazioni peggiorate dall’incontro riconciliatore tra Papa Francesco e il nemico numero uno di Kinshasa: il Presidente ruandese Paul Kagame. Incontro che è stato mal visto dal Governo Kabila e considerato un tradimento inatteso della causa HutuPower che, fino al 2015-2016, ha goduto del supporto politico e finanziario di fazioni deviate all’interno della Chiesa Cattolica e della Santa Sede. I due alleati regionali che gestiscono il traffico di oro e coltan all’est del Congo (Famiglia Kabila e FDLR) ora considerano la Chiesa Cattolica un ex alleato che ha scelto il campo avversario.

Perché i Vescovi cattolici congolesi spingono per un rafforzamento della MONUSCO? Nonostante tutte le mancanze e i crimini imputati alla MONUSCO, la CENCO considera  i caschi blu come una forza cuscinetto allo strapotere di Kabila e alle terribili azioni militari delle FDLR, ora concentrate in pulizie etniche contro la tribù Nande del Nord Kivu (originaria dell’Uganda: BaKonzo). Secondo l’analisi della CENCO l’uscita di scena della MONUSCO darebbe il via libera alla realizzazione della HutuLand nel Nord Kivu e al controllo della popolazione da parte di Kinshasa in chiave anti-ruandese e anti-democratica con gravi rischi di eccidi di massa e violazioni dei diritti umani.

Parigi sostiene la richiesta della CENCO, ma per altre ragioni. Pur essendosi distanziata dal regime HutuPower in Burundi, e formulando grosse critiche al Governo di Kinshasa, Parigi  -contraria al terzo mandato presidenziale di Kabila- fatica a rompere il cordone ombelicale che la lega ai terroristi ruandesi delle FDLR. Esperti militari francesi sono presenti dal 2012 a Goma per l’addestramento dei terroristi ruandesi e per facilitare l’approvvigionamento in armi, secondo le denunce fatte da vari esponenti della società civile e indagini compiute da giornalisti congolesi. Nonostante l’atto riconciliatorio della Santa Sede, il Rwanda, per la Francia, rimane un Paese governato da una dittatura tutsi, che sta portando avanti il progetto dell’Impero Hima nella regione dei Grandi Laghi. Il Governo di Kigali rappresenta per Parigi una intollerabile dittatura da sostituire con un Governodemocratico‘, composto dalle stesse forze politiche e militari che imposero nel Rwanda 30 anni di dominio razziale hutu di cui epilogo fu l’Olocausto del 94.
Il rafforzamento della MONUSCO, secondo Parigi, serve per impedire che le formazioni guerrigliere Banyarwanda (di cui il gruppo M23 rimane la punta di diamante) possano riprendere offensive militari in Congo. Seppur rimanendo ferma sulla impossibilità del Presidente Kabila di accedere ad un terzo mandato, la Francia prevede un controllo del potere dell’attuale compagine governativa in chiave anti-tutsi e anti-ruandese capace di moderare gli aspetti più eclatanti quali: violazione sistematica dei diritti umani, negato sviluppo delle condizioni di vita della popolazione congolese, rapina forsennata delle risorse naturali.

In un apparentemente contraddittoria e illogica politica il Presidente Kabila spinge affinché la MONUSCO esca di scena dal Congo. Kabila è consapevole che i caschi blu della MONUSCO sono soggetti a giochi di potere e mire espansionistiche (legate alle risorse naturali) delle potenze occidentali francofone e anglofone. Teme che progressivamente l’influenza anglo-britannica sulla missione di pace prenda il sopravento, creando una situazione a lui sfavorevole. Quando sostiene che i caschi blu possono essere sostituiti dall’Esercito nazionale FARDC sa di mentire. Le FARDC sono un esercito fantasma, mal armato e comandato da generali corrotti in combutta non solo con i terroristi FLDR, ma con altri 38 gruppi armati minori per gestire il grande business dei minerali. Quando afferma che i caschi blu ONU possono essere sostituiti dalle forze di difesa congolesi si riferisce in realtà proprio ai terroristi FDLR e a gruppi minori congolesi denominati Mai Mai, a cui di fatto dal 1998 è stata affidata la difesa dei territori est del Congo.

L’Amministrazione Trump considera la MONUSCO come una forza militare controllata dalla Francia che impedisce il pieno controllo dei minerali congolesi da parte della multinazionali americane. La decisione da lui presa di annullare la legge Dood-Frank Act, che vieta il commercio di minerali dal Congo, non è stata considerata dal capitalismo americano un passo sufficiente per ottenere il monopolio sull’importante settore. Occorre che la forza cuscinetto della MONUSCO scompaia, per dar vita ad altre soluzioni politiche e militari che prevedono un cambiamento di regime a Kinshasa. Soluzioni in cui le ribellioni Banyarwanda (normalmente sostenute da Uganda e Rwanda) potrebbero giocare un ruolo chiave.
Donald Trump fa leva sulla forza economica degli Stati Uniti, che sono il primo finanziatore della MONUSCO seguito  dall’Unione Europea.
Un importante alleato americano all’interno della UE potrebbe essere il Belgio, ex potenza coloniale che, come Papa Francesco, ha deciso di tagliare il supporto alle forze reazionarie della regione dei Grandi Laghi sia in Congo che in Burundi.
Le ragioni degli Stati Uniti di terminare la missione della MONUSCO vanno oltre ai giochi geo-strategici sulle risorse naturali del Congo, rientrando in un progetto generale di ritiro del supporto militare e finanziario americano alle missioni di pace ONU attive nel pianeta.

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